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Conflitto Israelo-Palestinese

Mari (Avs) a Fanpage.it: “Basta ipocrisie sulla barbarie a Gaza, servono sanzioni a Israele”

Franco Mari, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, dal 3 al 6 marzo sarà al valico di Rafah, al confine tra Egitto e Striscia di Gaza, insieme ad altri parlamentari. A Fanpage.it ha spiegato lo scopo del viaggio e ha denunciato la mancanza di azioni concrete da parte dell’Italia e della comunità internazionale.
A cura di Luca Pons
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La situazione nella Striscia di Gaza peggiora costantemente: dopo la denuncia sull'Onu sul rischio di morire di fame che corre un quarto della popolazione civile, ieri è avvenuto il massacro di civili che erano in attesa di ricevere aiuti alimentari. Il numero di morti ha superato i 30mila, secondo le stime di Hamas. Franco Mari, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, fa parte di un gruppo di parlamentari che dal 3 al 6 marzo andrà al valico di Rafah, al confine tra Egitto e Gaza, e Fanpage.it ha spiegato il senso dell'iniziativa.

La strage di civili che aspettavano aiuti alimentari potrebbe portare a una reazione della politica internazionale? L'esercito israeliano ha fornito una versione diversa dei fatti, la dinamica dell'accaduto ufficialmente non è ancora del tutto chiara.

Quello che è accaduto ieri si iscrive in quello che sta accadendo complessivamente a Gaza, a prescindere. Siamo stati già troppo tempo a disquisire su dettagli e parole, genocidio o non genocidio… C'è tanta ipocrisia in questa vicenda, e dobbiamo cercare di squarciare questo velo.

Dibattere sull'uso o meno del termine "genocidio" fa perdere di vista il punto?

Sì, non perderei un altro attimo a cercare la parola adatta. I massacri sono quotidiani, non si parla né di decine né di centinaia, ma di decine di migliaia di persone uccise in pochi mesi. Donne, bambini. Persone che muoiono letteralmente di fame, che non hanno da bere, e che contemporaneamente sono vittime di attacchi militari. Una cosa che pensavamo espunta dall'umanità. Forse una parola come "barbarie" può essere adeguata, ma non è una questione di parole: ciò che sta succedendo è di una tale dimensione che ci chiede di fare, agire.

Nei prossimi giorni lei e altri parlamentari andrete al valico di Rafah, al confine tra Egitto e Striscia di Gaza. Qual è l'obiettivo di questa spedizione?

Andremo anche per per denunciare la situazione, per portare aiuti, per parlare con gli operatori (le Ong, le Nazioni unite) e con figure diplomatiche come la nostra ambasciata e la Lega araba. A tutti gli effetti, è anche una missione ‘diplomatica', cosa da non sottovalutare. Ma credo che la cosa forse ancora più importante sia un'altra.

Quale?

Essere sul posto per chiedere lì il cessate il fuoco, invocare da lì la condanna della comunità internazionale, chiedere da lì l'avvio di un negoziato vero e lo stop al massacro. E da lì dire che tutta l'azione della comunità internazionale, dell'Europa e dell'Italia, finora è stata inadeguata. Cose che abbiamo già detto e chiesto in Parlamento, ma dirlo da lì è necessario. Perché il nostro dovere è fare tutto quello che possiamo fare. Siccome come parlamentari possiamo fare qualcosa in più degli altri, è un dovere farlo e lo faremo.

La posizione del governo italiano e della comunità internazionale è cambiata negli ultimi mesi, e sono aumentate le critiche agli interventi militari di Israele. Secondo voi è abbastanza?

No, perché manca il fare. È vero che dopo qualche mese dall'inizio del conflitto si è dovuta criticare l'esagerazione della reazione israeliana, e ci mancherebbe altro. Il governo italiano è stato costretto a venire in parte sulle posizioni che noi abbiamo avuto dall'inizio. Ma l'iniziativa diplomatica italiana, in perfetta coerenza con quella dell'Europa, è la grande assente in questa vicenda. Ci sono prese di posizione e iniziative di singoli governi, anche perché fatti come quello di ieri scuotono di più le coscienze. Ma servono fatti concreti.

Dice che bisognerebbe passare dalle parole ai fatti: cos'è che dovrebbe fare il governo Meloni?

Esercitare una forte pressione in Europa per un cambio di passo. Riconoscere lo Stato di Palestina. Agire dal punto di vista diplomatico, anche con atti concreti verso Israele: bisogna far capire concretamente a Israele che non può fare quello che vuole. Anche dal punto di vista delle relazioni politiche, commerciali, diplomatiche…

Con delle sanzioni a Israele?

Dovrebbero essere adottate da più Stati, però sì, anche questo: un'azione coordinata a livello europeo, agendo con sanzioni rispetto ai rapporti commerciali, con una flessione significativa dal punto di vista diplomatico. Tutto questo finora non c'è stato. Il ministro degli Esteri in Parlamento ha chiarito che ovviamente ci sono dei tentativi in corso, ovviamente c'è la richiesta di cessate il fuoco. Ma dalle intenzioni a un'azione dura, forte e determinata dell'Italia e dei Paesi europei ne passa.

L'Unione europea ha annunciato che stanzierà nuovi finanziamenti per l'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che aiuta i rifugiati palestinesi. I fondi italiani, invece, sono ancora sospesi.

Questo è un fatto di particolare gravità. Quell'agenzia da anni è la vita in parti della Palestina, la possibilità di nutrirsi o di andare a scuola. L'Italia ha sbagliato a sospendere quei finanziamenti, è una buona notizia che ci siano dei fondi europei. Noi spingeremo affinché si fermi anche questa contraddizione, a Rafah incontreremo anche rappresentanti dell'Unrwa. Ha ben poco senso che un Paese europeo tagli i pagamenti mentre l'Unione europea continua a finanziarla.

La presidente Meloni incontrerà oggi il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Che effetto pensa che possa avere questo vertice sulla posizione italiana riguardo a Gaza? 

Non so cosa si diranno a riguardo, sicuramente se ci fosse un cambio di passo degli Stati Uniti è probabile che anche Meloni sarà costretta a cambiare atteggiamento. Non tanto nel linguaggio, ma nei fatti. Ci auguriamo che questo avvenga, anche perché ciò che è successo a Gaza con la folla in attesa di aiuti alimentari potrebbe portare a qualche scelta concreta. Ovviamente noi siamo disposti a sostenere in Parlamento qualsiasi iniziativa che va realmente verso il cessate il fuoco.

Restando in tema di conflitti, pochi giorni fa il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione per aumentare le forniture militari all'Ucraina. Cosa ne pensa?

Vari parlamentari europei di sinistra a cui facciamo riferimento hanno votato contro. Sicuramente ci sono delle analogie, c'è una situazione complessivamente pericolosa. Alleanza Verdi e Sinistra dall'inizio non ha mai sostenuto l'invio di armi. Prima chi chiedeva pace in Ucraina veniva chiamato filo-putiniano, così come fino a poco fa chi chiedeva la pace a Gaza veniva chiamato filo-Hamas. Più in generale, bisogna denunciare che in questo momento c'è uno scivolamento, un atteggiamento sbagliato di molti governi verso gli armamenti. L'unico modo di lavorare per la pace è il disarmo. La prossima settimana in Parlamento si discuterà anche la missione militare nel Mar Rosso, e vale lo stesso discorso. Se non si va verso il disarmo, la guerra mondiale a pezzi andrà a comporsi sempre di più.

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