La trattativa tra il governo italiano e la Commissione europea si è conclusa con l'accordo sulla manovra italiana: non ci sarà quindi procedura d'infrazione. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riferisce in Senato sulla trattativa e si sofferma sul fatto che l'esecutivo non abbia "mai arretrato", soprattuto sui contenuti, su cui "non abbiamo ceduto". Il presidente del Consiglio, pur ammettendo che verranno introdotte le clausole di salvaguardia dell'Iva per il 2020 e il 2021, assicura che il reddito di cittadinanza e la quota 100 partiranno nei tempi previsti, senza modificare la platea dei beneficiari né gli importi. Ecco il discorso completo di Conte al Senato:

Desidero in primo luogo esprimere il mio sentito ringraziamento a tutti voi di maggioranza e di opposizione, per la comprensione mostrata in questi giorni durante i quali l’iter di esame del disegno di legge ha proceduto con lentezza, scontando un ritardo rispetto ai tempi previsti. I rinvii non sono stati causati da incertezze interne alla maggioranza, ma si è imposto un rallentamento a causa della complessa interlocuzione intercorsa con le istituzioni dell’Ue.

Questa interlocuzione ci ha richiesto molto tempo, come inevitabile in un negoziato con forti connotazioni politiche. In queste settimane durante le quali i canali del dialogo non si sono mai interrotti, abbiamo lavorato per avvicinare le posizioni, senza mai arretrare rispetto agli obiettivi che gli italiani hanno ritenuto prioritari il 4 marzo. Allo scopo di rispondere alle urgenze dei cittadini abbiamo realizzato interventi di inclusione e sostegno al reddito ed equità sociale che hanno determinato inizialmente un deficit del 2,4%. La Commissione europea ha espresso le proprie riserve, preannunciando l’avvio della procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo, una prospettiva che andava evitata. Abbiamo lavorato con determinazione per evitarlo, dialogando con la Commissione e con i capi di Stato e di governo dei singoli paesi membri, per persuaderli sulla opportunità di trovare una soluzione condivisa.

Abbiamo salvaguardato la nostra impostazione della manovra di Bilancio, non abbiamo ceduto sui contenuti, certi degli effetti virtuosi che nel medio periodo una manovra espansiva potrà determinare. E comunque fermi nelle determinazioni assunte con il contratto di governo, cioè rispondere alle esigenze fortemente avvertite di invertire le politiche di rigore che negli anni passato hanno aggravato la crisi, determinando la riduzione dei consumi e un generale impoverimento.

Quando il 21 novembre scorso la Commissione ha formalizzato le sue riserve sulla versione rivista del documento programmatico di Bilancio presentato, i margini di negoziazione sono risultati subito davvero contenuti ed esigui. Allora con il sostegno dei vicepresidenti e dei ministri mi sono assunto l’onere di riannodare i fili del dialogo, affinché non fosse compromesso il processo riformatore. Ho insistito con Juncker perché si rendesse disponibile a un ulteriore incontro che si è svolto sabato 24 ottobre. Ho presentato l’ampio progetto riformatore, chiedendo ai miei interlocutori di valutare la manovra più ampiamente, alla luce dello spettro di interventi, tutti tesi a semplificare i rapporti tra Stato, cittadini, imprese. In quella sede e in ulteriori incontri avvenuti informalmente a Buenos Aires, ho potuto registrare alcune rigidità ma anche alcune aperture al dialogo.

Si è reso necessario uno sforzo ulteriore da parte del governo per verificare interventi utili per migliorare i saldi finali. Abbiamo lavorato affinché fosse puntualmente quantificata con apposite relazioni tecniche la stima delle misure, soprattutto quelle a carattere sociale e previdenziale che avevano attirato l’attenzione dei nostri interlocutori europei. Si è rivelato che le risorse effettivamente necessarie sono inferiori a quelle inizialmente previste, il che ci ha permesso di ridurre il disavanzo al 2,04%. Senza per questo modificare né nei contenuti né la platea né i tempi di attuazione già previsti, gli interventi più importanti programmati. Reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi che avevamo previsto.

Con queste nuove quantificazioni sono andato a Bruxelles il 12 dicembre per un nuovo confronto. In quella sede ho ribadito la necessità che lo sforzo compiuto dal governo non fosse frustrato da un approccio sul rigido computo degli scostamenti. I risolutivi colloqui di ieri mattina hanno portato un avanzamento. Nella lettera che ho scritto, oltre a riferire sulle nuove quantificazioni, ho rilevato che le modifiche dovranno tenere conto dell’evoluzione del quadro macro-economico, con un conseguente peggioramento dovuto al cattivo andamento del commercio internazionale. Si impone un aggiornamento delle previsioni di crescita, con un Pil all’1% per l’anno prossimo, con una variazione che si ripercuote sui saldi di bilancio. Nell’ambito delle misure adottate dai saldi di bilancio, al fine di corrispondere alle richieste della Commissione, sono state affinate le misure contenute nel disegno di legge di Bilancio per determinare con maggiore precisione le coperture. Grazie a questa attività è stata possibile l’onere annuo di reddito di cittadinanza e degli interventi pensionistici. Sono state poi previste misure di contenimento della spesa pensionistica, con il raffreddamento delle pensioni più alte e si interviene anche sulle pensioni d’oro, una misura di equità sociale.

Sono stati quantificati gli effetti dell’utilizzo in via prioritaria delle regioni delle risorse già stanziate e dei fondi europei per gli interventi di mitigazione dei rischi ambientali. Si introducono misure per il piano straordinario di dismissione immobiliare. Si prevede la clausola di salvaguardia Iva per il 2020 e per il 2021. L’abrogazione del credito di imposta. Un pacchetto di misure che incrementa il prelievo nel settore dei giochi. La riduzione delle percentuali minime di Pay out. Si introduce dal primo gennaio 2019 l’imposta unica sulle scommesse. Si prevede un rinvio della presa in servizio delle assunzioni nelle amministrazioni centrali al 15 novembre 2019. Si è tenuto conto delle maggiori entrate contributive per il 2019, 2020 e 2021 grazie alle misure del reddito di cittadinanza. Abbiamo programmato una rimodulazione delle disponibilità di cassa del fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale per 800 milioni di euro per il 2019: vorrei chiarire che questa riprogrammazione non pregiudicherà la realizzazione dei progetti già programmati e dei nuovi che potranno essere programmati. Su questo punto c’è l’impegno pieno di tutto il governo di intervenire per recuperare eventuali risorse suppletive se dovessero essere necessarie. Abbiamo programmato una rimodulazione delle risorse finanziarie di 600 milioni per il 2019, prevedendo un incremento delle risorse destinate a Ferrovie dello Stato. Poi abbiamo previsto una rimodulazione della quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie. Anche per queste ultime voci c’è il pieno impegno del governo affinché tutti gli interventi già programmati siano realizzati.

L’ammontare dei saldi è pari a 10 miliardi e 244 milioni nel 2019, 12 miliardi nel 2020, 15 miliardi e 997 milioni nel 2021. Oltre alle modifiche degli emendamenti che verranno presentati in commissione Bilancio, ho rappresentato l’esigenza di approntare un piano nazionale per la messa in sicurezza delle infrastrutture. Per questi interventi il governo ha chiesto e ottenuto che sia concessa la flessibilità in misura corrispondente allo 0,2% di Pil. Questo piano ci consentirà di tutelare l’incolumità dei cittadini, mettendo in sicurezza il territorio della nostra penisola. Nel 2019 si utilizzeranno risorse per 2 miliardi e 600 milioni circa, per gli anni successive si prevede di spendere circa 3,7 miliardi nel 2020 e oltre 4,2 nel 2021. Per un totale di 10 miliardi e 500 milioni.

Allo scopo di assicurare il conseguimento degli obiettivi di bilancio, il governo sottoporrà una norma per accantonare una parte degli specifici stanziamenti per un importo complessivo di due miliardi. Saranno rese disponibili, durante l’anno, nel caso in cui lo chieda il monitoraggio. Il Parlamento adesso potrà giudicare i contenuti della manovra e nel medio termine valutare gli effetti delle misure adottate, il loro impatto. Possiamo dire in coscienza di aver realizzato il mandato conferito dai cittadini a pieno. E di aver perseguito con pieno senso di responsabilità una soluzione condivisa e buona per gli italiani. A fronte dello scostamento inizialmente consentito, abbiamo varato una manovra economica espansiva che prefigurava uno scostamento superiore. All’esito di una trattativa serrata abbiamo raggiunto un punto di equilibrio sostenibile, attestandoci su uno scostamento che rimarca un valore superiore rispetto a quello che la Commissione riteneva idoneo. La Commissione ha risposto questa mattina trasmettendo una comunicazione nella quale, prendendo atto delle misure di bilancio, assicura che l’adozione di queste misure permette alla Commissione stessa di non raccomandare l’avvio di una procedura per disavanzo eccessivo.

Ho ritenuto doveroso intervenire in Senato immediatamente dopo l’invio formale della comunicazione e riferire l’informazione appena ricevuta. L’azione di governo può proseguire a ritmo pieno senza gli effetti che una procedura avrebbe comportato per l’esercizio delle prerogative di politica economica che legittimamente spettano a un governo che vuole realizzare un cambiamento. Non abbiamo tradito la fiducia che i cittadini hanno riposto in noi e mai lo faremo.