“Ma non dovevate cancellare la Fornero?”: come rispondono i leghisti dopo che il governo ha alzato l’età pensionabile

Nella manovra del governo Meloni non solo non c’è la Quota 41 promessa dalla Lega, ma si alza l’età pensionabile e resta in vigore la legge Fornero del 2012. Un risultato ben lontano dagli impegni elettorali del Carroccio.
A cura di Redazione
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di Marco Billeci e Luca Pons

Nella legge di bilancio del governo Meloni, è arrivata in modo inaspettato anche una stretta sulle pensioni. Nonostante le promesse del centrodestra in campagna elettorale, e soprattutto della Lega, con la manovra ci sarà la cancellazione di Opzione donna e un innalzamento dell'età pensionabile: invece di Quota 103, che quest'anno ha permesso il pensionamento anticipato a chi aveva almeno 41 anni di contributi e 62 anni di età, si passerà a Quota 104, che richiederà sempre 41 anni di contributi e un'età più alta.

I dettagli specifici sono ancora da chiarire, ma quello che è certo è che "sarà molto più restrittivo l'accesso al pensionamento anticipato", come ha detto chiaramente il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Da anni la Lega promette un doppio impegno: cancellare definitivamente la riforma Fornero delle pensioni, e introdurre la cosiddetta Quota 41 (in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall'età). Il risultato in manovra, però, è stato proprio l'opposto. Fornero confermata ed età per andare in pensione alzata.

Ai microfoni di Fanpage.it, diversi esponenti del Carroccio hanno provato a difendere la manovra, e a sostenere che Quota 41 non è una promessa irrealizzabile. Per Alberto Bagnai, deputato e responsabile Economia della Lega, ha detto che il pensionamento con 41 anni di contributi versati è "un obiettivo di legislatura", quindi da completare entro il 2027 (anche se nei prossimi anni le stime dicono che la situazione economica dell'Italia non migliorerà in modo significativo, e la spesa per le pensioni sarà sempre più alta anche senza nuove riforme).

Non solo, ma Bagnai ha detto che il capitolo pensioni è "ancora aperto alla riflessione delle forze di maggioranza". Difficilmente però rientrerà nella manovra, dato che sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini hanno chiesto che in Parlamento non ci siano emendamenti della maggioranza al testo della legge.

Stefano Candiani, deputato leghista, ha negato che Quota 41 sia una promessa tradita: "Non ci si rimangia niente, le cose si fanno per bene e soprattutto con la misura della realtà. Non è che non ci si può confrontare con la realtà dei fatti. Dimmi tu qual è la soluzione". Poi ha rivendicato che, su altri argomenti, la Lega invece ha "ottenuto un risultato" in legge di bilancio: "La manovra va vista nel suo complesso, non in una parte. Se no è come prendere le rose e guardi solo il profumo e non guardi le spine".

Claudio Borghi, senatore leghista della commissione Bilancio, ha detto di non essere mai stato "un appassionato delle ‘quote', il mio partito sì ma non io". Il punto, secondo Borghi, è che andando verso un sistema contributivo (in cui la pensione si calcola non sulle ultime retribuzioni ma sui contributi versati) "serve sempre più flessibilità. Quando uno a un certo punto ha versato tot contributi, se vuole aspettare significa che quando andrà in pensione avrò una pensione molto più ricca; se vuole andare in pensione prima, basta che si sappia che avrò una pensione più bassa, pagata per più anni". Insomma, un discorso lontano dalle promesse di pensione per tutti con 41 anni di contributi. Ma non c'è bisogno di spiegare il meccanismo a Matteo Salvini: "Lui lo sa perfettamente", ha detto Borghi.

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