Giulia Sarti, il primo personaggio politico italiano vittima del ‘revenge porn', ora si sfoga con gli amici, e tramite loro si rivolge ai giornalisti: "Smettete di occuparvi di me – avrebbe detto, come ha scritto il Corriere della Sera – perché sono state dette troppe menzogne e cattiverie, e ogni mia parola viene strumentalizzata per far apparire l’opposto della realtà". La vicenda di cui è stata protagonista va ben oltre la violazione della privacy. Si tratta di un attacco alla sua intimità e alla sua dignità di donna.

Per la Polizia postale, che si è occupata del caso della parlamentare M5S, "il video che sta circolando è palesemente un falso perché sul braccio sinistro della donna compare un vistoso tatuaggio che lei non ha. Si tratta quindi di un'altra persona". Intanto proseguono gli accertamenti per risalire all'origine della diffusione di questo filmato e delle foto private hackerate dalla posta elettronica della Sarti nel 2013. In ogni caso, "al momento le foto e il video fake non circolano sul web. Si tratta di materiale che viene scambiato nei programmi di messaggistica come Whatsapp", assicurano gli agenti.

Secondo la Polizia il fenomeno del ‘revenge porn' "è in forte crescita. Oltre ai dati ufficiali, che già sono significativi, bisogna considerare una quota considerevole di persone che decidono di non denunciare, per vergogna o per paura". Quello della diffusione di immagini pornografiche per vendetta è uno dei fronti più caldi per gli investigatori, che all'Adnkronos hanno sottolineato la necessità di denunciare: "Fondamentale che chi cade vittima di ricatti di questo tipo trovi la forza di segnalarlo alle forze dell'ordine". Una legge ancora in Italia non esiste: ma pochi giorni fa è stato depositato in Senato un progetto di legge a firma di Elvira Lucia Evangelista (M5S), e un altro testo sta prendendo forma in questi giorni, a firma della deputata di LeU ed ex presidente della Camera Laura Boldrini. La commissione Giustizia del Senato ha avviato ieri l'iter del ddl del Movimento 5 Stelle, che introduce l'articolo 612-ter del codice penale. Il leghista Andrea Ostellari, che oltre a essere relatore è anche presidente della commissione, ha disposto un ciclo di audizioni e ha assicurato che il ddl "incontra già una vasta condivisione trasversale". La nuova norma prevede da tre mesi a sei anni di carcere per chi pubblica on line immagini o video privati a sfondo sessuale. Se il persecutore è coniuge o legato in qualche modo alla vittima la connessione viene considerata un aggravante "che prevede la reclusione da uno a quattro anni". Multa, da 75 a 250, euro anche per chi contribuisce poi alla diffusione dei video. Ostellari ha annunciato già modifiche: "Proporrò un ulteriore inasprimento delle pene".

La condanna di quanto accaduto è stata quasi unanime. Ai messaggi di sostegno di è unita oggi quella di  Mariastella Gelmini, capogruppo azzurra alla Camera: "A Giulia Sarti va la solidarietà di tutta Forza Italia. È stata vittima di qualcosa di inaccettabile", ha detto durante una conferenza stampa per presentare un progetto di legge per favorire il lavoro femminile. Secondo Gelmini "chi fa cose del genere deve essere pesantemente sanzionato" e per limitare fenomeni come cyber bullismo, sexting o Revenge porn bisogna educare i ragazzi anche con delle ore di lezione dedicate "alla cittadinanza attiva digitale".