L’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria, torna a parlare della sua esperienza a via XX Settembre e di quella del precedente governo, di cui faceva parte. Tria si toglie qualche sassolino dalla scarpa, tornando sugli impegni presi dallo scorso governo con l’Ue per evitare il commissariamento: “Non erano impegni di Tria, la lettera che fu mandata in Europa era stata vista dai due vicepresidenti, oltre che firmata da me e dal presidente Conte”. Una decisione collegiale, quindi, presa anche dai leader di M5s e Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. “Tutto il governo – sottolinea ancora l’ex ministro parlando ad Agorà, su Rai 3 – ha approvato collegialmente le misure con cui abbiamo salvato l’Italia dal commissariamento”.

Tria non risparmia critiche a M5s e Lega, colpevoli – secondo l’ex ministro – di aver pensato più alla campagna elettorale che a governare: “Siamo stati un anno in campagna elettorale in cui le due parti del governo ovviamente si facevano concorrenza”. Poi Tria torna sulla questione delle trattative con l’Unione europea, a partire dal deficit: “Il deficit non è un tabù, ma va fatto per investimenti, per investimenti pubblici veri e non per finanziare spesa corrente, soprattutto quando la spesa corrente è strutturale. Non si fa una riforma fiscale strutturale in deficit”.

Tria si dice a favore della flat tax, tanto da spiegare la sua posizione positiva sul tema sin dall’inizio: “Quando fu discussa la legge di Bilancio del 2019, all’inizio, io ero a favore dell’inizio della flat tax. Inizio della flat tax significava riduzione delle tasse per i ceti medi. La proposta era già stata definita, costava circa 13 miliardi, fu legittimamente dalle forze politiche deciso che no, non si faceva questo, ma si faceva quota 100. Anche adesso si dice che non volevo fare la flat tax, io la volevo fare l’anno scorso. Ma in questo senso. Era il primo passo”.