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L’ex leghista Boni: “Bossi era un vero leader, a Salvini non è mai fregato nulla del Nord”

L’ex leghista Davide Boni ricorda Umberto Bossi, scomparso giovedì sera: “Era brusco ma vedeva molto più lontano degli altri. Ci ha fatto vivere un sogno”. La critica alla Lega di Salvini: “Ormai è un partito tradizionale. Salvini non ha mai pensato al Nord”.
Intervista a Davide Boni
Politico, esponente della Lega Nord dal 1989 fino al 2018, oggi con Grande Nord
A cura di Giulia Casula
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Davide Boni e Umberto Bossi
Davide Boni e Umberto Bossi

"Era brusco ma vedeva molto più lontano degli altri. Era un vero leader carismatico, ci ha fatto vivere un sogno". L'ex leghista Davide Boni ricorda a Fanpage.it il Senàtur Umberto Bossi, scomparso giovedì sera a Varese. Entrato nella Lega Nord agli inizi degli anni Novanta, Boni ha vissuto il movimento delle origini, fedele al disegno autonomista del suo fondatore. Un disegno che i leader che lo hanno succeduto, Maroni prima ma poi soprattutto Salvini, a suo dire hanno completamente abbandonato. Tanto da spingerlo nel 2018 a lasciare il partito e aderire a Grande Nord. "Non c'era più quella visione. Salvini non ha mai pensato al Nord. Se la priorità del segretario del partito che dovrebbe rappresentare il Nord è fare il Ponte sullo Stretto di Messina capisce che c'è un problema serio".

Come vi siete conosciuti lei e Bossi? 

In 28 anni di Lega, ho così tanti aneddoti che potrei scrivere un libro. Io avevo avuto delle esperienze politiche prima, a livello giovanile. Nel 1990 lo vidi in televisione e decisi di andare a cercare la sede della Lega Lombarda più vicina a me (allora abitavo a Mantova). La prima volta che l'ho incontrato è stato un po' particolare. Io sono milanese ma col fatto che abitavo a Mantova per lui ero diventato il mantovano. Tutte le volte che mi incontrava diceva: "Boni il mantovano".

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Che ricordo ha di lui?

Cosa le posso dire? L'uomo era "brusco", mettiamola in questa maniera. Più che altro era molto passionale. Se ti doveva mandare a quel paese lo faceva. Era un vero leader carismatico. Potevi accettare qualsiasi critica da lui perché poi capivi che era un uomo politico che vedeva due cicli avanti. Vedeva molto più lontano rispetto agli altri, anticipava le mosse.

Davide Boni e Umberto Bossi
Davide Boni e Umberto Bossi

Secondo lei oggi qual è l'eredità di di Bossi?

No, beh, non c'è nessuna eredità. Non c'è nessuno che che fa le cose che che faceva lui, che pensava lui, che che ha messo in piedi lui. Quel mondo è finito. Ha avuto un grande scossone nel 2004, quando ha avuto il problema di salute. Poi con la segreteria di Maroni quella strada si era già persa, sparita. Si sono susseguiti dei leader che hanno portato il partito verso il basso. Io nel 1990 sono entrato in un movimento politico rivoluzionario. Eravamo giovani, volevamo ribaltare il Paese, fare delle cose straordinarie. Oggi la Lega è un partito politico tradizionale che gioca partite di piccolo cabotaggio. Allora c'era un disegno che era un sogno. Forse utopistico, non glielo so dire, ma so che ero sul Po insieme a qualche altra milionata di persone. Allora la gente non è che si spostava così facilmente dietro un leader politico che voleva il federalismo.

Salvini ha impresso una svolta nazionalista alla Lega, distante dalla missione originaria del partito, ovvero quella di portare avanti le istanze del Nord. Lei si sente deluso?

Beh sono uscito. Sì, non rispecchiava più quella visione. Tanto valeva iscriversi a Fratelli d'Italia o un movimento sovranista. Non era la cosa con cui sono cresciuto. Bossi ci faceva fare le scuole. Per lui l'uomo politico doveva essere istruito per sapere quello che parlava. Questa cosa qui non c'è più oggi.

Crede che Salvini abbia tradito la Lega delle origini?

Salvini sta facendo il suo interesse ed è anche giusto ma non sta seguendo il sogno di un popolo.

Che giudizio ha della Lega di oggi? È cambiata in meglio o in peggio?

In peggio. Qual è l'idea? Di andare a sostituire Meloni a fare il premier senza avere un'idea dirompente per cambiare il Paese? Il federalismo era quella strada lì, eh. Noi poi l'abbiamo spinta fino alla secessione, però la strada era quella.

Beh c'è la battaglia dell'Autonomia, portata avanti da Calderoli…

Ma noi volevamo altre cose. Bossi voleva che una parte del gettito fiscale rimanesse sul territorio. Il messaggio veniva portato all'esasperazione ma era il disegno di un cambio del sistema, dal basso verso l'alto.

Un'idea come quella di Bossi per il Nord sarebbe ancora possibile? 

Noi oggi abbiamo un Nord produttivo ma il problema è che avremmo bisogno di una serie di infrastrutture per reggere l'urto della concorrenza internazionale. Se però poi la priorità del segretario del partito che dovrebbe rappresentare il Nord è fare il Ponte sullo Stretto di Messina capisce che qui c'è un problema serio. C'è bisogno di infrastrutture, ma questo non vuole che non bisogna farle da altre parti. Ma bisogna riconoscere che chi genera prodotto interno in questo Paese è questa zona qui.

Dice che Salvini si è dimenticato del Nord?

Ma non è che si è dimenticato, non ci ha mai pensato.

C'è da dire che Bossi ha contribuito alla creazione di un centrodestra. Crede che almeno in questo Salvini ne segua le orme?

Le ricordo uno slogan. Noi per le piazze cantavamo "né neri né rossi ma solo con Bossi". Perché la Lega era un movimento politico territoriale. Uno che veniva da destra era molto più in difficoltà perché Bossi non voleva i fascisti. Tant'è che quando ha fatto l'accordo nel 1994 con Berlusconi, l'ha fatto con Forza Italia, che a sua volta lo fece con An. Non c'era un rapporto diretto.

Bossi è stato tra i leader politici a sdoganare un linguaggio dissacrante e provocatorio. I suoi slogan sono noti. Pensa che quel tipo di comunicazione, visti anche i toni accesi che abbiamo sentito per il referendum, abbia contribuito allo scadimento del dibattito politico o invece abbia avvicinato gli italiani, fino a quel momento abituati al "politichese" ?

Guardi, Bossi era uno che la cabina elettorale la chiamava la "gabina". I gesti ai comizi, gli slogan, "la Lega ce l'ha duro" e tutto il resto facevano parte di un discorso diretto e chiaro. Oggi la gente non va a votare perché non capisce.

Ultima cosa, che futuro si immagina per la Lega di Salvini?

Salvini secondo me durerà ancora un po'. Fin quando si garantirà una percentuale, sul modello del partito socialista che riusciva a stare a tutti i governi anche con una percentuale minima. Vivacchierà. Tant'è che si chiama la "Lega Salvini Premier". Noi usavamo il nome di Bossi soltanto in campagna elettorale, sulle liste elettorali, per riconoscerci rispetto ad altre leghe che scimmiottavano cose come la nostra. Ma la Lega è sempre stata la Lega Nord, non la "Lega Bossi Premier".

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