Che il percorso del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili fosse complesso e accidentato lo si era capito da tempo, considerate le distanze interne alla maggioranza e l’atteggiamento prudente del Governo (e dello stesso Presidente del Consiglio Matteo Renzi). Che si arrivasse a un lento stillicidio di rinvii, polemiche, botta e risposta e piccoli tentativi di sabotaggio era un po’ meno prevedibile. Fatto sta che oggi arriva l’ennesima doccia fredda per la senatrice Cirinnà e per il gruppo di parlamentari che sostiene il disegno di legge che dovrebbe (o meglio, potrebbe) riportare l’Italia almeno in scia della altre democrazie europee, colmando un vuoto normativo francamente assurdo.

L’esame del testo in Aula è infatti slittato ancora, dal 26 gennaio al 28 gennaio, come comunicato dalla Presidenza. La scelta sarebbe probabilmente dovuta alla volontà di chiudere prima il discorso sul disegno di legge costituzionale Renzi – Boschi, che necessita di un ulteriore passaggio sia al Senato che alla Camera dei deputati. Una decisione contestata dalle opposizione, in particolare da Sinistra Ecologia e Libertà che, per bocca della senatrice Petraglia, attacca: “È assurdo che il PD con una incredibile faccia tosta attribuisca alle opposizioni la responsabilità per quest’ulteriore slittamento della discussione sulle unioni civili. L’impedimento è dovuto alle trattative in corso nella stessa maggioranza per modificare in peggio il testo del disegno di legge Cirinnà”.

Il riferimento della senatrice di Sel è alla possibilità che si decida di stralciare dal testo della Cirinnà la norma sulla stepchild adoption, una mediazione che non convince né l’ala progressista né quella cattolica dello stesso Partito Democratico. Una scelta che permetterebbe di votare il testo sulle unioni civili (quello delle "formazioni sociali specifiche", per capirci) senza toccare la questione, molto divisiva, sulla possibilità di adozioni interne alla coppia.