Le Regioni e le Province autonome hanno raccolto in un documento le per i prossimi provvedimenti del governo per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19. L'attuale dpcm è infatti in scadenza il prossimo 5 marzo, mentre dal 26 febbraio dovrebbe decadere il divieto tra spostamenti tra le Regioni. È probabile che si vada verso un prolungamento delle restrizioni, almeno fino alla scadenza del dpcm attualmente in vigore. Le Regioni avevano già dato parere favorevole a una proroga del blocco degli spostamenti, anche per via delle varianti del Covid, che si stanno diffondendo soprattutto nel centro Italia.

"Domani, al Consiglio dei ministri, porterò il documento inviatomi dalle Regioni all'attenzione del governo". È quanto avrebbe assicurato la ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, nel corso della riunione in video conferenza con i rappresentanti delle Regioni e dell'Anci, in vista del Consiglio dei ministri di domattina, convocato per le 9:30.

Durante l'incontro la ministra avrebbe affermato che "La nascita di questo nuovo esecutivo, lungi dal rappresentare una nuova formula politica, è l’espressione dell’esigenza, avvertita, ne sono convinta, dal Paese, di una vera unità nazionale nel contrasto ad un nemico che purtroppo ha già fatto contare quasi 100mila vittime nel nostro Paese".

"Sarebbe sbagliato – avrebbe aggiunto – immaginare che l’ampia maggioranza che questo esecutivo ha conseguito in Parlamento, l’imprinting che lo ha generato, la volontà di cementare l’azione delle forze politiche per contrastare un nemico tanto insidioso, non si rispecchiasse anche in tutti i livelli istituzionali dello Stato. Non servono divisioni, servono soluzioni”.

Verso la proroga del blocco degli spostamenti tra Regioni

Secondo quanto confermano diverse fonti il nuovo decreto legge Covid che verrà discusso domani al Cdm dovrebbe prorogare di trenta giorni le limitazioni agli spostamenti tra Regioni, anche se gialle. Non è ancora chiaro se il divieto, contenuto in un decreto valido fino al 25 febbraio, verrà prorogato fino al 31 marzo (ipotesi più probabile), oppure per 30 giorni. Meno probabile invece che il blocco venga prolungato solo fino al 5 marzo, data in cui scade il dpcm con le altre misure anti Covid.

Il decreto in questione stabiliva "dal 16 al 25 febbraio 2021 sull'intero territorio nazionale" il divieto di "ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute" e consentendo in ogni modo "il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione".

Un'altra limitazione dovrebbe riguardare anche la misura, attualmente in vigore, che consente di fare visita ad amici e parenti una sola volta al giorno, al massimo in due persone, con figli minori di 14 anni o con soggetti non autosufficienti al seguito. Quest'ultima misura sarebbe in teoria in vigore fino al 5 marzo. Sembra accantonata invece per il momento l'idea di istituire una zona unica arancione per tutta la Penisola. Resterà quindi la consueta divisione in fasce colorate. Quel che è certo però è che si cercherà di comunicare con anticipo le nuove restrizioni ai cittadini, come richiesto esplicitamente dai governatori, e tutte le decisioni verranno prese in accordo con Regioni e Parlamento.

Le proposte delle Regioni al governo

Le Regioni e le Province autonome hanno raccolto in un documento le per i prossimi provvedimenti del governo per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19. L'attuale dpcm è infatti in scadenza il prossimo 5 marzo, mentre dal 26 febbraio dovrebbe decadere il divieto tra spostamenti tra le Regioni.

"Le Regioni e le Province Autonome – si legge nel documento – hanno appreso con favore che il Governo abbia messo quale primo punto della sua agenda un cambio di passo nella gestione dell'emergenza e della campagna vaccinale, nella consapevolezza che essa rappresenta un obiettivo fondamentale non solo per la tutela della salute di tutti i cittadini ma anche per il rilancio economico e la coesione sociale del nostro Paese. Si ritiene, pertanto, necessario che tale nuovo slancio possa essere tradotto concretamente già nelle prime disposizioni che il Governo si appresta ad adottare al riguardo e, a tal fine, si formulano alcune prime proposte.

1. Le Regioni e le Province autonome ritengono priorità assoluta la campagna vaccinale. Il meccanismo sta andando troppo a rilento, e questo non per disguidi organizzativi, carenza di personale e strutture o, in questa fase, per indisponibilità della popolazione: il problema adesso risiede nell'approvvigionamento delle dosi, che dipende dal Governo. Spetta quindi al Governo impostare la nuova strategia per reperire un numero di dosi vaccinali adeguato e, a tal proposito, le Regioni e le Province autonome assicurano la loro più totale disponibilità, nelle forme e nei modi che si riterranno opportuni, a collaborare. In relazione all'esigenza di acquisire un maggior numero di vaccini, inoltre, sarebbe auspicabile e urgente una valutazione circa il diretto coinvolgimento delle nostre aziende nel processo produttivo, tenendo presente che vi sono aziende e filiere nazionali in grado di realizzare alcune fasi della produzione. Si ritiene, inoltre, necessario anche cogliere l'occasione per valutare il riposizionamento sul piano industriale delle aziende produttrici sia per l'Europa sia per l'Italia.

2. Al fine di garantire certezza al Paese sulle misure che investono le attività economiche e la vita dei cittadini, è necessario rivedere la tempistica per l'adozione dei provvedimenti di classificazione delle zone e delle relative ordinanze. Occorre che siano conosciute con congruo anticipo dai cittadini e dalle imprese dei diversi territori regionali. Occorre, altresì, poter procedere ad una programmazione delle attività anche attraverso una diversa organizzazione dell'esame dei dati della cabina regia, delle ordinanze e della relativa decorrenza.

3. Si ritiene indispensabile procedere ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone, nel senso della semplificazione, che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario. Occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali. Sulla revisione del Rt e dei relativi parametri, la Conferenza si era già espressa, anche in termini propositivi e, pertanto, è necessario riprendere quella discussione ed approfondirla per verificare, anche dall'esperienza maturata, quali possono essere le soluzioni migliori dal punto di vista tecnico-scientifico. È evidente che se la campagna vaccinale accelera, l'Rt perde progressivamente di rilevanza.

4. Il presupposto per assumere decisioni valide è individuare una strategia che si fondi su elaborazioni oggettive tecnico scientifiche sulla base delle quali la politica si assumerà la responsabilità della decisione. Si possono prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali laddove i parametri rilevino significativi scostamenti, sulla base dei risultati di un'analisi oggettiva condotta dal CTS e dall'ISS. Le limitazioni generali e quelle specifiche dovrebbero in ogni caso tener conto dell'analisi dell'esperienza sin qui condotta, valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte, valutando in questo caso, ove necessario, anche protocolli aggiornati. Tale soluzione risulta essenziale ed opportuna in quanto alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di tale situazione risulterebbe esiziale per le stesse. In ogni caso, è necessario che i nuovi e più snelli meccanismi vedano una definizione più chiara da parte di CTS e dell'ISS.

5. In via strutturale, lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori, deve anche attivare gli indennizzi e salvaguardare le responsabilità, garantendo la contestualità a prescindere da chi adotta il provvedimento. A tal riguardo, si rende opportuno l'ampliamento della cabina di regia ai Ministri dello Sviluppo economico, dell'Economia e degli Affari regionali al fine di dosare gli impatti delle decisioni sui cittadini e le imprese. È necessario, inoltre, condividere maggiormente i provvedimenti e garantire sempre i risarcimenti sia nel caso di provvedimenti restrittivi di livello nazionale che regionale. In questo contesto appare assolutamente necessario procedere ad un chiarimento sulle competenze statali e regionali al fine di allinearne la tempistica e la relativa efficacia.

6. Nel quadro della situazione epidemiologica generale e territoriale, sarebbe necessario qualificare l'attività scolastica ed universitaria (al pari delle altre attività) con un'apposita numerazione di rischio, anche tenendo conto dei dati oggettivi del contagio nelle istituzioni scolastiche e nel contesto territoriale di riferimento. Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale, nonché prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori, nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica. È inoltre necessario che ogni Regione sia messa nelle condizioni di poter garantire la vaccinazione ai propri insegnanti residenti ed assistiti, indipendentemente dalla Regione in cui prestano servizio".