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Il caso Sgarbi

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria su Sgarbi per via delle consulenze d’oro del sottosegretario

L’Antitrust ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi per possibili condotte incompatibili con la carica di governo. Il caso è quello delle consulenze d’oro che hanno messo in imbarazzo l’esecutivo e soprattutto il ministro Sangiuliano.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Una prima risposta su Vittorio Sgarbi, firmata dall'Antitrust, è già arrivata: l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di aprire un procedimento istruttorio nei confronti del sottosegretario alla Cultura, dopo la segnalazione arrivata direttamente dal ministro, Gennaro Sangiuliano. Il caso, di cui si è parlato a lungo la scorsa settimana, è quello delle consulenze d'oro di Sgarbi, finite nel mirino dell'Antitrust perché potrebbero violare la legge e generare una incompatibilità con la titolarità della carica di governo al Mic. Si tratterebbe, in sostanza, di un conflitto di interessi per Sgarbi tra il lavoro svolto al ministero e quello da privato conferenziere, profumatamente remunerato.

Con una nota, l'Autorità ha sostanzialmente detto che avvierà un'istruttoria per verificare i documenti trasmessi dallo stesso Sangiuliano, come annunciato dal ministro stesso. "Dalle prime evidenze emergono elementi dai quali si evince che le attività siano state effettivamente prestate", dice l'Antitrust, e potrebbero "porsi in contrasto" con quanto previsto dalla legge Frattini che dispone norme in tema di conflitto di interessi. Il procedimento aperto dovrà concludersi entro il 15 febbraio 2024. "Sono felicissimo dell'avvio dell'istruttoria dell'Antitrust", commenta Sgarbi, con cui si chiarirà che "le mie attività sono un esercizio legittimo del diritto d'autore". Poi annuncia: "Partirà il mio contrattacco non appena la polizia postale avrà individuato la persona che ha mandato la lettera anonima" alla stampa.

Il caso è scoppiato dopo un'inchiesta del Fatto Quotidiano, che rivelava come Sgarbi avesse percepito circa 300mila euro per la sua attività da conferenziere – tra mostre, premi e interventi pubblici – da febbraio a oggi. Il ministro Sangiuliano ha detto quasi immediatamente che l'attività del suo sottosegretario, a suo modo di vedere, è illegale, poi ha trasmesso le informazioni in suo possesso. Da allora, la linea del governo è stata più o meno sempre la stessa: aspettiamo il parere dell'Antitrust.

A tenere la stessa linea è stata anche Giorgia Meloni, mentre molti deputati e senatori di centrodestra hanno fatto filtrare per giorni che la situazione di Sgarbi fosse molto meno solida di quanto comunicato ufficialmente. L'imbarazzo del governo, e del ministro Sangiuliano, sulla questione è stato abbastanza palese. Perciò, dopo il parere dell'Antitrust, il sottosegretario potrebbe essere rimosso dall'incarico. Anche perché non è la prima volta che Sgarbi procura qualche grana al governo. Le opposizioni non perdono tempo e chiedono le dimissioni dal giorno in cui è scoppiato il caso.

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