La storia degli sbarchi di migranti in Sardegna non è come ve la stanno raccontando: perché non è un’invasione
Quest'estate le spiagge del sud Sardegna sono finite spesso sulle pagine dei giornali, in particolare di quelli che hanno descritto gli sbarchi di migranti lungo le coste sarde come un'invasione fuori controllo. Ieri 78 persone di nazionalità algerina sono arrivati nel Sulcis, tra Sant'Antioco e Porto Pino. Poche ore prima, un altro gruppo di 51 migranti, di cui otto minori e tre donne, era sbarcato in quello stesso tratto di mare. Gli ultimi numeri parlano di 119 persone, tutte trasferite nel centro di accoglienza di Monastir. È la rotta algerina, che nell'ultimo anno ha conosciuto un notevole incremento dei flussi migratori, in controtendenza rispetto al calo generale degli arrivi vantato dal governo. Ma possiamo sul serio parlare di un'invasione nell'isola? Proviamo a capire meglio cosa sta succedendo.
I video degli sbarchi dei migranti nelle spiagge sarde
Se avete fatto un giro sui social durante le ferie, probabilmente vi sarete imbattuti nei video di migranti che tentavano di sbarcare sulle spiagge sarde, facendosi largo tra i bagnanti a bordo di imbarcazioni di fortuna. L'ultimo risale a tre giorni fa, quando otto persone hanno cercato di raggiungere la spiaggia di Santa Margherita di Pula, località turistica del sud Sardegna. Due episodi simili si erano verificati nelle ore prima a Cagliari, sul lungomare di Su Siccu e nei giorni precedenti a Teulada e Porto Pino.
Prima ancora, il 16 agosto, la spiaggia di Tuerredda, nota meta dei cagliaritani, era stata teatro di un grave incidente. Una ragazza di 18 anni era stata trasportata d'urgenza in elisoccorso dopo esser stata travolta da un'imbarcazione di migranti mentre si trovava in acqua. Anche in quel caso si trattava di persone di nazionalità algerina.
La rotta algerina: quanto sono aumentati gli arrivi in Sardegna nel 2026
Quello dall'Algeria verso la Sardegna infatti, è un canale che ha fatto registrare una forte crescita degli arrivi. Mentre i flussi dal Mediterraneo orientale e centrale sono diminuiti, soprattutto dalla Tunisia, i numeri della rotta algerina hanno avuto un andamento inverso. Facendo un confronto con i dati del ministero dell'Interno, da gennaio 2026 a oggi, ci sono stati 2.228 arrivi. Nello stesso periodo del 2025 erano stati 920. Parliamo di un aumento che supera il 140%.
Se le condizioni meteo sono buone, il tragitto può durare una decina di ore. L'Algeria infatti, dista meno di 150 miglia nautiche dal punto più occidentale della Sardegna. Un fattore che negli anni ha contribuito a rendere la tratta una delle più battute. Chi arriva sull'isola spesso è a bordo di piccoli barchini a motore, difficili da intercettare dai radar ma molto più esposti ai rischi della traversata in mare.
Quelli che riescono a toccare terra vengono trasferiti nel principale punto di riferimento per la prima accoglienza nel sud Sardegna, il Centro di Monastir. Una struttura che in questi mesi è arrivata ad ospitare tra i 700 e gli 800 migranti, a fronte di una capienza di 380 (290 nel Cas e 90 nell'hotspot, secondo i dati forniti da Anip-Italia Sicura). In più di un'occasione autorità locali e sindacati di polizia hanno segnalato le condizioni di forte sovraffollamento del centro.
Deidda (FdI): "Interrogazione urgente, la Sardegna non può essere un hub della clandestinità"
Una situazione che ha fatto scattare l'allarme da parte della delegazione sarda di Fratelli d'Italia. Il deputato Salvatore Deidda ha presentato un'interrogazione parlamentare ai ministeri di Interno e Difesa per denunciare l'esistenza di "un flusso strutturale gestito da reti criminali che sfruttano l'utilizzo di barchini veloci per eludere i controlli".
Deidda parla di una "continua aggressione ai nostri confini marittimi", contro la quale serve "la massima fermezza", sollecitando uno schieramento degli assetti aeronavali Frontex e l'impiego mirato della Marina Militare lungo la rotta. "La Sardegna non può e non deve rassegnarsi a diventare l'hub occidentale della clandestinità nel Mediterraneo".
La retorica è quella emergenziale e anti migrante tipica della destra. "È inaccettabile il paradosso logistico per cui i clandestini algerini, che non fuggono da alcuna guerra e spesso presentano profili di pericolosità sociale, debbano essere scortati e trasferiti nei Cpr della Penisola per poi essere espulsi. I rimpatri devono avvenire in via maggioritaria direttamente dalla Sardegna, utilizzando lo scalo di Elmas", aggiunge il deputato, senza tuttavia citare statistiche a supporto della sua narrazione.
I numeri sugli stranieri nell'isola: molto meno della media nazionale
Se è vero infatti che gli arrivi dall'Algeria sono cresciuti nell'ultimo anno, è altrettanto vero che è l'incidenza della popolazione straniera sull'isola resta bassa. Dati Istat alla mano, in Sardegna gli stranieri residenti sono il 3,7% della popolazione, contro il 9,4% della media nazionale. Al Nord e al Centro i tassi sono decisamente più alti: 11,7% e 11,5%. Per di più, spesso l'isola non rappresenta una meta definitiva, ma piuttosto un luogo di transito da parte di chi è intenzionato a raggiungere l'Europa.
Centro di Monastir al collasso, Ghirra (Avs) a Fanpage: "La struttura è inadeguata, situazione pericolosa"
Al netto di ciò, restano le criticità legate alla mancanza di strutture adeguate. A differenza della Sicilia che dispone di una più ampia rete, in Sardegna il numero di centri di prima e seconda accoglienza è molto limitato.
In questo momento il centro di Monastir rischia il collasso. "La situazione è grave perché la struttura è del tutto inadeguata e ora, con le nuove norme del patto, si è creata una situazione promiscua molto pericolosa, a causa della presenza di donne e bambini che un tempo non potevano stare in luoghi come quello", dice a Fanpage.it la deputata di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesca Ghirra.
"Il problema è che questo sistema non funzione e crea problemi a tutti: ai migranti, alle comunità dove si trovano i centri e alle forze di polizia". Le norme sull'immigrazione "dovrebbero essere completamente riviste", a partire dalla Bossi Fini che "dovrebbe essere abolita", prosegue. "È inaccettabile che il nostro Paese faccia accordi con tiranni per provare a bloccare un fenomeno strutturale come quello di chi fugge da fame e miseria e che sarebbe necessario strutturare un sistema di accoglienza e integrazione anche per acquisire quella forza lavoro che stiano perdendo. Il problema non sono gli stranieri che arrivano, ma i troppi giovani che lasciano i nostri territori. Di questo dovrebbe occuparsi un governo serio".
Anche la senatrice sarda del M5S Sabrina Licheri si è mobilitata con un'interrogazione al ministro dell'Interno per chiedere chiarezza su quanto sta succedendo a Monastir. "Quanti sono realmente gli ospiti presenti, qual è la capienza autorizzata e, soprattutto, qual è il piano del governo per gestire questa situazione", chiede la senatrice. "Non possiamo continuare a gestire un'emergenza permanente senza affrontare le criticità strutturali. A Monastir, Cas e hotspot condividono gli stessi spazi, i nuovi moduli per il fotosegnalamento non risultano ancora pienamente operativi e le Forze dell'ordine vengono impiegate anche per compiti che rischiano di sottrarre personale ad altre attività operative. A questo si aggiungono le condizioni della struttura e le segnalazioni relative alla sicurezza e all'igiene. Serve un intervento immediato per riportare le presenze entro limiti sostenibili, garantire condizioni dignitose alle persone ospitate e assicurare agli operatori e alle Forze dell'ordine condizioni di lavoro adeguate". Ancora una volta, la Sardegna chiede di non essere lasciata sola a "gestire una situazione che richiede una risposta nazionale".