A poche settimane dagli Stati Generali del Movimento Cinque Stelle, che si faranno a distanza a causa della critica situazione epidemiologica nel Paese, la senatrice Barbara Floridia presenta la ricerca, da lei commissionata al sociologo Domenico De Masi, sulla cultura politica dei pentastellati dopo l'emergenza coronavirus. Uno studio elaborato negli ultimi mesi che ha coinvolto diversi membri del partito fondato da Beppe Grillo e che ora si propone come strumento per definire l'agenda politica futura del Movimento. Fanpage.it ha contattato la senatrice Floridia, responsabile della formazione del M5s, per fare il punto su alcuni temi emersi dalla ricerca.

Lei ha commissionato al sociologo De Masi una ricerca chiamata "Dopo il coronavirus, la cultura politica del Movimento Cinque Stelle". Perché si è rivelato necessario questo studio?

Questo studio, prima ancora che per gli Stati generali, è nato per far riflettere, per farci rendere conto di quello che sta accadendo e per non lavorare solamente nell'ottica dell'emergenza, ma cominciare a immaginare un modello di società diversa. L'idea di questo studio mi è venuta a fine marzo, quando nessuno parlava di Stati generali perché c'era una pandemia da gestire. Quindi nasce per permettere a una forza di governo non solo di lavorare sull'emergenza, ma di realizzare un cambiamento epocale. Contemporaneamente, visto che stavamo riflettendo su nuovi modelli di società e su come contestualizzare le nostre proposte, abbiamo anche aggiunto delle riflessioni su noi stessi. Stava cambiando tutto non solo al di fuori, ma anche dentro di noi. Per cui, dopo sei mesi di lavoro, questa ricerca racconta non solo le cose che possiamo fare e i temi che vogliamo trattare, ma è anche una riflessione matura su ciò che siamo e quello che stiamo diventando. Che può essere utile anche per gli Stati generali.

Un tema centrale di questa ricerca è quello dell'Europa. La pandemia di coronavirus ha cambiato la concezione del Movimento a riguardo? Cosa bisogna aspettarsi su questo fronte in futuro?

Sicuramente ha rinsaldato la certezza di una presenza forte dell'Italia in Europa, non soltanto per la  partecipazione, ma come anche nel ruolo di guida. Soprattuto in questa pandemia, l'Italia si è dimostrata vigorosa all'interno di un'Europa che però vogliamo diventi più solidale. Questo il Recovery Fund l'ha anche dimostrato nei fatti. Nello studio è stata intercettata questa centralità e questa partecipazione viva dell'Italia in modo protagonista all'interno dell'Europa. La quale deve essere più consapevole che solo nella condivisione degli obiettivi con tutti i Paesi può essere più forte.

Nello studio si tratta anche di quella terza via di cui parlava anche Casaleggio. Le ultime elezioni regionali hanno però sottolineato non poche difficoltà dal punto di vista dei consensi per il M5s: il Movimento può ancora presentarsi come il rappresentante nel Paese di questa terza via?

Dallo studio è emerso che non solo si riconferma il concetto di terza via, ma anche di una terza via che, proprio perché più consapevole del suo significato e di ciò a cui aspira il governo per la società, è più pronta a dialogare con gli altri. Perché più concentrata su sé stessa, con meno timore e con meno remore, è più capace di dialogare con le altre forze politiche.

Torna anche il concetto di decrescita felice. Che cosa ci può dire a riguardo?

Che la decrescita felice spesso associata al Movimento non è corrispondente al vero. Noi ci mettiamo anche in questo senso in una terza via: non parliamo di crescita o di decrescita felice. Noi parliamo di crescita sana e sostenibile, che è una precisa evoluzione. Ad esempio, si parla sempre di Pil, perché siamo abituati a vederlo come il segnale di forza di un Paese. Ecco, noi non stiamo contrapponendo al Pil il Fil, cioè la felicità interna lorda, ma stiamo dicendo che dobbiamo considerare il Genuine Progress Indicator, cioè quell'insieme di indicatori che vanno considerati con il Pil. Ad esempio, quanto stiamo spendendo risorse naturali e quanto in sanità a causa di quelle industrie che inquinano? Se noi, a fianco del Pil, considerassimo anche questi indicatori allora avremmo veramente l'indice di sviluppo di un Paese. Altrimenti parliamo solo di indicatori fasulli e la pandemia questo ce lo ha dimostrato.

Oltre ai temi tradizionalmente vicini al Movimento, nello studio si parla anche di una maggiore apertura in tema immigrazione. Cosa significa questo?

Per prima cosa bisogna precisare che stiamo parlando degli immigrati, non delle politiche per farli entrare o per non farli entrare. La discussione è su un altro tema: prescindendo da quel tipo di politica, che non è stato valutato all'interno della ricerca, si parla degli immigrati che sono sul territorio. Soltanto con una vera integrazione possiamo davvero superare problemi come il caporalato o lo sfruttamento della prostituzione. C'è anche la questione della forza lavoro, dei diritti di questi lavoratori che non tolgono lavoro ai nostri. Quindi una visione più equilibrata nell'integrazione, che può essere davvero propositiva per l'Italia stessa, sempre se guidata da una formazione soprattutto in fase di accoglienza. Nello studio non si parla di porti chiusi o porti aperti, ma di come poter valutare e migliorare l'integrazione degli immigrati che noi già abbiamo in Italia.

Lei ha dichiarato che "è tempo che il Movimento prenda coscienza e si evolva su alcuni temi". Ad esempio?

Abbiamo dedicato un'intero capitolo all'etica e all'estetica. Le parole che dicevano sempre Beppe e Gianroberto erano onestà, comunità e sostenibilità. Noi dalle piazze gridavamo appunto queste parole. Adesso ci siamo evoluti e la parola onestà si è interconnessa con altre, come quella di etica. Questa non deve essere in contrapposizione all'estetica come può essere, facendo un esempio concreto, la bellezza dei nostri prodotti italiani. Allora questa onestà è un evolvere di temi. Come la sostenibilità. Per fare un altro esempio, sui trasporti noi adesso parliamo di mobilità diversa. Il contrario di mobilità è non comprare l'auto, noi parliamo di concetti diversi. Stiamo evolvendo e maturando dei concetti che una volta erano rivoluzionari e ora vanno contestualizzati.

Ultima domanda. Agli Stati generali voi discuterete anche della leadership del Movimento Cinque Stelle. Lei che cosa auspica?

Non so che cosa succederà. So che l'intelligenza collettiva è sempre stata un valore aggiunto. E so che questa ricerca ha dimostrato che possono esserci metodi anche scientifici per poter far dialogare anche anime diverse. Se agli Stati generali si andrà verso una leadership collettiva, potremo avere anche metodi alternativi per approfondire temi o per prendere decisioni sostanziali e significative. Credo che questo possa essere il contributo di questa ricerca: trovare degli strumenti nel caso in cui si vada in questa direzione. Si può davvero mettere insieme un gruppo così eterogeneo e ricco di sensibilità diverse.