La scuola non è stata una delle cause di innesco della seconda ondata di Covid in Italia. Lo dice uno studio firmato da un gruppo di scienziati, Sara Gandini, Maurizio Rainisio, Francesco Cecconi, Marialuisa Iannuzzo, Federica Bellerba, Luca Scorrano, che verrà ora sottoposto a peer review. La ricerca è stata realizzata attraverso l'analisi dei dati forniti dal ministero dell'Istruzione e provenienti da tutti gli Istituti scolastici italiani, nonché dalle analisi di altre banche dati disponibili. Secondo gli studiosi dallo studio emerge che le scuole sono sicure e che gli studenti non sono un bacino di virus.

L'epidemiologa Sara Gandini aveva anticipato i risultati della ricerca in un'intervista a Fanpage.it: "I cluster, nelle scuole elementari e medie in particolare, sono pochissimi. Si trovano più casi nel personale scolastico, mentre i bambini hanno un tasso significativamente inferiore rispetto alla media della popolazione generale".

Lo studio si concentra sui dati del ministero dal 14 settembre al 7 novembre sul 97% delle scuole italiane, e cioè oltre 7,3 milioni studenti e 770 mila insegnanti. Gli esperti hanno investigato a fondo su due aspetti: l’indice di trasmissione Rt nelle Regioni del paese dove le scuole hanno riaperto in giorni diversi, e i dati raccolti nelle scuole durante questa fase.

I ricercatori hanno calcolato l’incidenza dei nuovi soggetti SARS-CoV-2 positivi nel periodo e per settimana, relativamente al numero di studenti delle scuole del primo ciclo (elementari e medie), secondo ciclo (superiori) e personale scolastico (docente e non docente), confrontandoli con l'incidenza nella popolazione di ogni Regione. I dati confermano che l'incidenza di positivi tra gli studenti è inferiore a quella nella popolazione generale. I risultati dicono che se la media è 108 su 10mila, nelle scuole primarie e secondarie di primo grado è stata di 66 su 10mila, mentre nelle scuole superiori 98 su 10mila.

Le scuole in sostanza non hanno contribuito alla diffusione del virus, né quando sono state chiuse né quando sono state riaperte. Anzi, è stato osservato che in alcune Regioni dove le scuole hanno aperto prima, l'Rt aumenta più tardi rispetto a Regioni dove le scuole hanno aperto dopo, e viceversa.

Pochissimi focolai a scuola

Gli scienziati hanno anche calcolato quanti nuovi focolai (intesi come l’infezione di due o più contatti scolastici stretti), sono stati individuati nel periodo dal 23 Novembre al 5 dicembre tra gli studenti ed i docenti delle scuole materne, elementari e medie. I dati mostrano che a fronte di un elevato numero di test effettuati ogni settimana, i focolai si riscontrano in meno del 7% delle 13000 scuole analizzate nelle due settimane, un campione molto alto di quasi un milione di studenti: meno dell’1% di tutti i tamponi eseguiti a seguito di un positivo a scuola sono risultati positivi. l’incidenza dei positivi, nonostante gli stretti controlli, è più bassa che nella popolazione generale.

I dati sull'incidenza

Secondo lo studio nei gradi inferiori di istruzione, elementari e medie, l’incidenza di nuovi positivi è stata mediamente inferiore del 38,9% rispetto al resto della popolazione in tutte le Regioni, tranne il Lazio. Mentre nel caso delle superiori è stata inferiore del 9%, tranne in tre Regioni (Lazio, Marche ed Emilia Romagna).

Tra gli insegnanti e il personale non docente l'incidenza è stata 2 volte superiore a quella osservata nella popolazione generale (circa 220 su 10.000) perché il numero di tamponi effettuati è molto elevato. Il numero di test per istituto a settimana è variato in media da 7 nella scuola materna a 18 nelle scuole medie, con diverse scuole che fanno ben oltre i 100 test in una settimana durante il tracciamento.

Rt non correla con la data dell’apertura delle scuole

Nei mesi di settembre-ottobre, quindi quando sono ripartite le scuole, in una Regione campione l’incidenza dei positivi nelle fasce di età degli scolari e degli studenti aumenta solo dopo l’aumento osservato nelle fasce di età 20-30 anni e soprattutto 40-49 anni. I dati internazionali vanno nella stessa direzione: l'OMS afferma infatti che sono stati segnalati pochi focolai nelle scuole dall'inizio del 2020 e la maggior parte delle infezioni riportate negli studenti sono state acquisite a casa. L'organizzazione sottolinea inoltre che gli eventi di cluster scolastici generalmente il virus è stato introdotto da personale adulto.

L'appello di Pillole di ottimismo alle istituzioni

Il gruppo Pillole di ottimismo, progetto nato per diffondere le buone pratiche per una corretta divulgazione e informazione scientifica sul Covid-19, ha inviato un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Senato Elisabetta Casellati, al Presidente della Camera Roberto Fico, al presidente del Consiglio Conte, alla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, chiedendo di aprire le scuole, sulla base dell'analisi da loro effettuata sulle scuole in Italia e delle evidenze scientifiche internazionali.

Il gruppo, diretto da Sara Gandini, Guido Silvestri e Paolo Spada, ha chiesto nei mesi scorsi di mantenere in presenza le scuole elementari e medie, assicurando una parte della didattica in presenza anche per le superiori, come avviene già in altri Paesi. "Abbiamo spiegato – sulla base della letteratura scientifica – come la didattica effettuata distanza sia estremamente penalizzante, soprattutto per i più piccoli e per i ragazzi provenienti da settori svantaggiati". Senza contare che la didattica a distanza crea un disagio soprattutto alle madri che lavorano.

Con la suddivisione dell'Itala in tre fasce di rischio, gialla, arancione e rossa, i livelli minimi della scuola elementare in presenza: studenti delle elementari in classe in qualsiasi fascia di rischio; medie sempre aperte in presenza, con l’esclusione di seconda e terza media per le sole zone rosse. "I Governatori di alcune Regioni e alcuni sindaci di città grandi e piccole – denunciano gli esperti -hanno ritenuto di avere ancora il potere di chiudere la scuola in presenza nel proprio territorio, per quanto la fascia di appartenenza della Regione ne prevedesse l’apertura. Vi sono perciò regioni dove, da marzo 2020, le scuole elementari e medie sono rimaste aperte in presenza solo per pochissime settimane. Questo è un caso unico in Europa e, per quanto a nostra conoscenza, nel mondo". Chiedono pertanto alle istituzioni di intervenire, affinché dal prossimo 7 gennaio tutte le Regioni si attengono alle regole pensate per le tre fasce.