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4 Aprile 2016
10:18

La rotta balcanica è chiusa. I profughi troveranno nuove strade, più pericolose

Mentre riprendono gli sbarchi sulla via del Mediterraneo centrale, dalla Libia alla Sicilia, si vocifera di nuove rotte adriatiche. Di questo già si parla tra i migranti in Grecia. Testimonianze di alcuni profughi raccontano di offerte da parte dei trafficanti per strade alternative a quella balcanica.
A cura di Claudia Torrisi
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Mercoledì mattina al porto di Augusta (Siracusa) è arrivata la nave della marina militare italiana Aliseo, con a bordo 796 migranti salvati in più operazioni di soccorso nel Mediterraneo. A Trapani è arrivata la romena Mai, trasportando 381 persone, mentre sono dirette a Messina Acquarius, con 371 salvati, e a Reggio la Diciotti della Guardia Costiera – con un carico di 774 anime. Il giorno prima a Pozzallo, invece, era arrivata un'altra nave militare, stavolta norvegese, la "Siem Pilot", che trasportava 730 persone soccorse il giorno di Pasqua nel Canale di Sicilia. Si tratta di nordafricani, salpati dalle Libia a bordo di alcuni gommoni. A pochi giorni dall'accordo tra Unione europea e Turchia e dalla chiusura della rotta balcanica, in Italia e in Sicilia sembra di essere tornati a due anni fa: se dal 2014 al 2015 si era registrato un -9% sugli sbarchi, per i dati del Viminale sono 4.493 i migranti arrivati sulle nostre coste in questi primi mesi del 2016. Il 43% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Così il presidente del Consiglio Europeo Donal Tusk ha ricordato che nonostante il piano turco sia "un fatto cruciale per risolvere la crisi umanitaria in Grecia", non va dimenticato che "abbiamo ancora lavoro da fare sulle altre rotte migratorie in Europa, compresa quella del Mediterraneo centrale". Dall'altra parte precipitano gli arrivi quotidiani nelle isole elleniche: secondo quanto riporta il Financial Times, dal 20 marzo – giorno dell'entrata in vigore dell'accordo Ue-Turchia, al 26 dello stesso mese si è passati da 930 a 78 unità. Anche se l'agenzia Reuters oggi riporta 766 nuovi arrivi in Grecia.

Quanto deciso tra Unione europea e Ankara, tra l'altro, si aggiunge a fili spinati e barriere che già da diverso tempo stanno imperversando nel Vecchio continente: nei mesi scorsi l'Austria ha deciso una forte limitazione degli ingressi, mentre gran parte dei paesi dell'ex Jugoslavia hanno chiuso le frontiere. Il risultato è stato una sorta di "imbuto balcanico", che ha la sua rappresentazione più evidente nel campo di Idomeni, al confine con la Macedonia, dove centinaia di migranti sono rimasti bloccati. Pur di riuscire a passare la frontiera, alcuni di loro hanno tentato strade alternative, guadando un fiume. In quell'operazione, almeno due donne sono morte.

Per il momento a riprendere la via che porta sulle coste della Sicilia sono stati per lo più nordafricani ma, sbarrate le altre rotte, è facile che la situazione cambi. Anzi, sta già accadendo. Come ha spiegato al Corriere della Sera Emiliano Abramo, portavoce della Comunità di Sant'Egidio in Sicilia, "il passaparola tra i migranti è veloce. A noi risulta che moltissimi siriani bloccati tra Grecia e Turchia stanno già telefonando in Italia ai loro connazionali per informarsi su come cambiare rotta e arrivare in Libia. E lo stesso stanno facendo i trafficanti, gli scafisti. Perché paradossalmente la Libia è la via più rodata per l’Europa, pur se il viaggio resta infernale. Ma meglio l'inferno che niente, per tanti disperati. E dai porti libici già adesso mi risulta che una marea umana sia pronta a partire, con l’avvicinarsi della bella stagione e il mare calmo".

La rotta del Mediterraneo centrale è pericolosa, e a causa dei continui naufragi e morti in mare negli anni il Canale di Sicilia si è guadagnato il soprannome di "cimitero d'Europa". Non è, però, l'unica alternativa che rimane agli "orfani" della rotta balcanica. Si parla da qualche giorno di una "via adriatica", che passa dall'Albania e arriva alle coste pugliesi. Nonostante il ministro dell'Interno Angelino Alfano abbia recentemente assicurato che fino a questo momento "non abbiamo evidenza di questo flusso enorme", è anche vero che il governo è già al lavoro con Tirana – che ha chiesto che una ventina di poliziotti italiani presidino le frontiere. Le rotte di cui si vocifera sono diverse, oltre ad andare dalla Grecia all'Albania e poi verso l'Italia, passano da Tirana dirette in Montenegro, aggirando la Macedonia. O dalla Turchia per l'Ucraina e la Polonia, con ultima meta la Germania.

Una eventualità cui la Guardia Costiera in particolare vuole arrivare preparata: stando a quanto abbiamo avuto modo di apprendere, alle motovedette già di stanza in Puglia, si sono recentemente aggiunte una "300" mandata ad Ancona (già qualche mese fa) e addirittura una 328 (una motovedetta con una lunga autonomia, capace di compiere in breve tempo anche tragitti più lunghi) solo poche settimane fa.

Del resto secondo uno studio del think thank European Policy Centre è altamente probabile che "rimandare i migranti in Turchia e implementare con successo lo schema 1×1 – cioè un siriano reinsediato nell'Ue dalla Turchia per ogni siriano irregolare rimandato indietro in Turchia dalla Grecia – spinga immigrati e trafficanti ad usare altre rotte potenziali", e non è escluso "un ulteriore aumento delle pressioni migratorie da molte parti del mondo, specialmente nei Paesi del fianco sud dell'Unione". Di queste nuove rotte si parla già tra i migranti in Grecia, come raccontato da una giornalista del New York Times che ha raccolto testimonianze di alcuni profughi che hanno raccontato di ricevere offerte dai trafficanti per rotte alternative a quella balcanica.

"La rotta dalla Grecia alla Germania è chiusa", ha detto un uomo a una folla di altri migranti stipati accanto a lui. "Pagatemi 2.500 euro e vi porterò in Italia".

Posto che i migranti vogliono ancora entrare in Ue, ha spiegato Wil van Gemert dell'Europol al New York Times, ci saranno strade alternative, chiaramente offerte e organizzate dalle organizzazioni criminali. La differenza è che "opereranno in maniera più nascosta, usando rotte più difficili considerati gli sforzi messi in campo dai paesi" per fermare i migranti. In Grecia, ad esempio, i trafficanti fanno offerte per portare la gente clandestinamente in Italia, sia via mare che in altri modi ancora più pericolosi. Come, ad esempio, a piedi per i terreni montuosi dell'Albania, percorrendo una strada che poi li porterà ad attraversare l'Adriatico. Altri offrono viaggi per le foreste della Macedonia, o attraverso la Bulgaria per raggiungere la Serbia. "Mi hanno detto: ‘Il confine è chiuso per sempre'", ha raccontato Mirwas Mahmoodi, un migrante afghano di 21 anni. "Non arriverai mai in Europa, a meno che non usi me".

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