Una interpellanza urgente – visionata in anteprima da Fanpage – al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro dell’Interno Angelino Alfano sull’escalation criminale che sta insanguinando le strade di Napoli. Il M5S interviene a livello istituzionale attraverso l’atto presentato oggi da Roberto Fico, parlamentare napoletano del Movimento e esponente del “direttorio” grillino.

L’interpellanza non fa sconti al Governo, e critica aspramente i provvedimenti adottati negli ultimi giorni (a partire dall’invio di 50 agenti in città) poiché giudicati non collegati ad iniziative sociali e culturali. “In questi giorni – è la premessa di Roberto Fico – i cittadini di Napoli stanno vivendo, ancora una volta, momenti angoscianti, a causa della spirale di sangue e di violenza perpetrata dalle organizzazioni criminali: esecuzioni, accoltellamenti, spari dimostrativi, danneggiamenti di varia natura; nel centro storico, al Rione Sanità, le esecuzioni di Pasquale Ceraso e del diciassettenne Gennaro Cesarano, e prima di queste, a fine luglio, quella di Luigi Galletta; nella zona orientale, a Ponticelli, l’omicidio del trentenne Antonio Simonetti; nella zona occidentale, al Rione Traiano, da giorni volteggiano in aria proiettili di kalashnikov, sparati a bordo di scooter, a scopo dimostrativo, e poco più in là, a Pianura, è stata rinvenuta una bomba a mano in un parcheggio; alla faida camorristica che si sta consumando nel centro storico per la conquista delle piazze di spaccio potrebbe essere collegato anche l’accoltellamento di un uomo sugli spalti dello stadio San Paolo nel corso della prima partita casalinga del campionato di calcio”.

Il deputato partenopeo ricostruisce minuziosamente gli ultimi episodi criminali: “Nel mese di luglio – aggiunge Fico – dopo l’esecuzione del giovanissimo boss Emanuele Sibilo e delle azioni criminali compiute dalla cosiddetta “paranza dei bambini” nella zona di Forcella, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha disposto l’incremento da 50 a 100 unità “del contingente dei Reparti Inquadrati, peraltro già operativi nei quartieri di Scampia e Secondigliano, allo scopo di implementare i servizi di sicurezza e ordine pubblico nelle aree a rischio”. “Attraverso tale dispositivo – prosegue l’interpellanza – noto come “Operazione Alto Impatto”, il Governo ha voluto dare “una risposta importante a garanzia dei cittadini napoletani che possono e devono contare, specialmente dopo i gravi fatti recentemente avvenuti, su una costante presenza dello Stato, tradotta concretamente in una serie di interventi pronti e mirati anche al contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa. In seguito alla catena di atrocità riportate dalla cronaca degli ultimi giorni, il prefetto Gerarda Maria Pantaleone ha convocato il 7 settembre 2015 il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, da cui è scaturita la richiesta al Governo di un consolidamento dell’Operazione Alto Impatto attraverso l’incremento della presenza delle forze dell’ordine in città”.

Poi le considerazioni sui provvedimenti del Governo: “Il Ministro Alfano – incalza Fico – ha annunciato l’invio di altre 50 unità, fra polizia e carabinieri, per il presidio dei quartieri che in queste ore sono maggiormente in balia della violenza criminale messa in atto, sempre di più, dalle giovanissime leve delle organizzazioni camorristiche; tuttavia, se la “presenza dello Stato” in tutti i territori in cui è annidato il cancro della criminalità di stampo mafioso costituisce l’elemento indefettibile per la lotta alle organizzazioni, essa non può essere confusa, o comunque esaurirsi nella mera disposizione di posti di blocco e presidi, pure necessari nei momenti in cui la violenza dei clan viene esibita in modo così eclatante e devastante”. Per il M5S “la logica che presiede all’Operazione Alto Impatto e alle misure recentemente disposte è intrinsecamente debole per almeno due ordini di ragioni; in primo luogo, qualsiasi rafforzamento dei contingenti delle forze dell’ordine rappresenta una misura necessariamente temporanea, la quale, nelle diverse forme in cui è stata già declinata in passato, ha ampiamente dimostrato la sua inefficacia, soprattutto se svincolata da un accrescimento delle risorse materiali e tecnologiche che consentano alle forze dell’ordine di operare nel modo più efficace ed efficiente nei territori, così come da un ripensamento delle norme in materia di prescrizione dei reati e, più in generale, di contrasto all’attività delle cosche camorristiche”.

Non solo: “Inoltre – prosegue Fico – si tratta di una risposta, se isolata, debole e miope perché concepisce il principio di legalità come risultato fine a sé stesso, secondo una logica meramente securitaria e repressiva, mentre la legalità è un concetto più ampio che, soprattutto nello stato di diritto costituzionale, appare indissolubilmente legato alle condizioni sociali, culturali ed economiche della comunità, ed è soltanto in relazione a queste che esso si definisce e può concretamente realizzarsi; l’emarginazione sociale, la disoccupazione, la mancanza dei servizi essenziali, l’assenza delle istituzioni scolastiche oppure il loro spaventoso degrado, il disinvestimento nell’istituzione di spazi culturali – fattori spesso congiuntamente presenti in alcuni territori della città, dal centro storico alle periferie – in sostanza l’assenza dei mezzi culturali e materiali per lo sviluppo e la dignità della persona precludono all’origine l’affermazione del principio di legalità inteso nel suo significato più ampio, che però è anche l’unico che può essere ricavato dalla lettura sistematica della Costituzione italiana”.

Per i grillini, la repressione da sola non basta: “La lotta che lo Stato conduce contro le organizzazioni criminali di stampo mafioso – prosegue il documento – non può che declinarsi, dunque, nella definizione di una politica di interventi plurisettoriali (occupazionale, urbanistico, scolastico, culturale e sociale) mirata a sradicare la cultura criminale e recuperare alle generazioni che verranno la libertà che la Costituzione garantisce loro”.
Roberto Fico chiede di sapere “quali siano i risultati conseguiti fino ad oggi dall’avvio dell’Operazione Alto Impatto, tenuto conto della recrudescenza degli episodi criminali negli ultimi giorni e della pessima prova offerta in passato da soluzioni analoghe a quella adottata dal Governo; se il Governo stia predisponendo una strategia più ampia di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, che affianchi ai presidi sul territorio maggiori investimenti nelle risorse strumentali a disposizione delle autorità preposte e che si ponga l’obiettivo di rafforzare l’azione integrata del governo locale, della magistratura, delle forze dell’ordine e delle associazioni impegnate nella lotta alle cosche”.

E conclude chiedendo a Renzi e Alfano “quale sia la posizione del Governo rispetto alle proposte e all’approccio indicati in premessa e se, in particolare, non ritengano indifferibile l’avvio, in stretta intesa con gli enti locali interessati, di una politica strutturale di ampio respiro, che miri a ricostruire il tessuto sociale ed economico di interi quartieri umiliati dalle faide tra clan e, per questa via, ad affermare il principio di legalità nella sua accezione più pregnante”.