La popolazione continua a diminuire in Italia, con i decessi superano i nuovi nati. Le tendenze demografiche nel nostro Paese sono in negativo da molti anni ormai, ma gli ultimi dati dell'Istat registrano un minimo di nascite e un massimo di morti nel 2020: ogni mille abitanti 13 decessi e 7 neonati. E il numero medio di figli per donna, pari a 1,24, è il più basso dal 2003. "Alla luce di dati molto consolidati che coprono tutto il 2020 ma che per il momento sono da considerarsi provvisori1 , le nascite risultano pari a 404mila mentre i decessi raggiungono il livello eccezionale di 746mila. Ne consegue una dinamica naturale (nascite-decessi) negativa nella misura di 342mila unità", si legge nel report dell'Istituto nazionale di statistica.

Il decremento demografico interessa tutte le Regioni italiane, ad eccezione del Trentino Alto Adige che registra invece una variazione annuale positiva. Ma nel resto del Paese la popolazione è ovunque in diminuzione. Il fenomeno colpisce maggiormente il Mezzogiorno. In particolare, le Regioni dove la popolazione registra il calo più importante sono Molise e Basilicata.

L'epidemia di coronavirus ha avuto effetti notevoli per quanto riguarda la mortalità. E proprio per il forte aumento del rischio, specialmente in alcune fasce d'età, nell'anno passato si sono registrati 746 mila decessi, il 18% di quelli del 2019. Di conseguenza, la sopravvivenza media nel 2020 appare decisamente in contrazione e la speranza di vita scende a 82 anni, cioè 1,2 in meno del 2019. Tutte le Regione subiscono un abbassamento dei livelli di sopravvivenza, anche se al Centro-Sud si registrano perdite inferiori dal momento che si tratta di Regioni meno colpite dalla pandemia di coronavirus.

Nel report dell'Istat inoltre si legge:

Secondo il Sistema di Sorveglianza Nazionale integrata dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso del 2020 sono stati registrati 75.891 decessi3 attribuibili in via diretta a Covid-19. Tuttavia, come già evidenziato, l’incremento assoluto dei decessi per tutte le cause di morte sull’anno precedente è stato pari a +112 mila. Così, se da un lato è possibile ipotizzare che parte della mortalità da Covid-19 possa essere sfuggita alle rilevazioni, dall’altro è anche concreta l’ipotesi che una parte ulteriore di decessi sia stata causata da altre patologie letali che, nell’ambito di un Sistema sanitario nazionale in piena emergenza, non è stato possibile trattare nei tempi e nei modi richiesti.

In altre parole, nell'eccesso di mortalità registrato l'anno scorso l'epidemia di coronavirus ha pesato in due modi: sia in via diretta, appunto, per quanto riguarda i pazienti deceduti dopo aver contratto l'infezione in forma grave, sia in via indiretta per tutti quei casi dove la malattia non è stata potuta trattare a dovere a causa della situazione negli ospedali, portando così al decesso. Infine, nel suo report, l'Istat evidenzia come dei 99 mila morti in eccesso, 53 mila siano uomini, confermando come la pandemia ha prevalentemente colpito il genere maschile.