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La morte di Umberto Bossi e la fine un’era politica, la storia del Senatur che inventò la Lega Nord

Con la morte di Umberto Bossi a 84 anni sparisce una figura centrale nella storia politica italiana. Fondatore della Lega Nord, il Senatur portò il movimento autonomista da una minoranza assoluta a prendere il 10% alle elezioni – anche grazie agli attacchi contro la popolazione meridionale – creando il mito della Padania. Le reazioni alla sua morte sono arrivate da tutto il mondo politico.
A cura di Luca Pons
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Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e figura centrale della storia politica italiana degli ultimi quarant'anni, è morto a 84 anni a Varese. Era ricoverato da mercoledì, e la morte è avvenuta nella serata di giovedì 19 marzo. Nella sua carriera politica Bossi fu animatore di un movimento autonomista che, sotto la sua guida, diventò un partito capace di prendere il 10% a livello nazionale.

Dalla fondazione della Lega Nord al primo governo Berlusconi e la nascita del centrodestra; dalla caduta di quel governo alla rappacificazione successiva, fino all'ictus del 2004 che limitò la sua possibilità di fare politica attivamente. Fu comunque sempre rieletto in Parlamento, dove sedeva ancora ufficialmente in questa legislatura. Le reazioni sono arrivate da tutto il mondo politico, da Matteo Salvini (che ha cancellato tutti gli impegni previsti per oggi) a Elly Schlein, da Giorgia Meloni a Giuseppe Conte, dai leghisti storici a Pierluigi Bersani.

Gli inizi della carriera di Bossi, dal PCI a "Senatur" della Lega Nord

Umberto Bossi nacque il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago (Varese). In gioventù fu anche un cantante, con il nome d'arte Donato. Si diplomò alla Scuola Radio Elettra di Torino, per corrispondenza, poi iniziò gli studi in medicina all'Università di Pavia, ma non si laureò mai.

A 34 anni si iscrisse al Partito comunista italiano, ma presto la sua vita politica prese una piega diversa. Dopo aver conosciuto nel 1979 l'allora leader dell'Unione Valdôtaine, Bruno Salvadori, decise di supportarlo e di cercare di ‘mettere in rete' i vari movimenti autonomisti del Nord Italia. In quell'anno entrò in contatto anche con Roberto Maroni: i due fondarono una rivista chiamata Nord Ovest. Nel 1980 Bossi creò anche l'Unione Nord Occidentale Lombarda per l'Autonomia, Unolpa, la sua prima sigla.

Negli anni successivi partirono altre avventure in campo editoriale, come Lombardia autonomista nel 1982. Alla fine, questi sforzi portarono a una vera forza politica: Lega Autonomista Lombarda, fondato il 12 aprile 1984 a Varese. Qui c'erano già le basi per la Lega Nord. Il nome veniva dalla Lega Lombarda del dodicesimo secolo, e nel simbolo appariva già Alberto da Giussano.

L'anno successivo la Lega riuscì a eleggere un consigliere comunale a Varese. Nel 1986 cambiò nome in Lega Lombarda. Nel 1987 arrivò l'elezione di Bossi a Palazzo Madama: in questo periodo nacque il suo soprannome, "Senatur". Nel 1989, il 4 dicembre, a Bergamo venne ufficialmente fondata la Lega Nord che univa la Lega Lombarda con movimenti di Veneto, Piemonte, Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna. In questo periodo Bossi incontrò anche il politologo Gianfranco Miglio, che pose molte delle basi ideologiche per il federalismo del Nord, incluso il concetto di ‘Padania' che sarebbe stato recuperato solo anni dopo dal Senatur.

Il partito portava avanti tesi autonomiste per il Nord e attaccava apertamente, in modo razzista, la popolazione meridionale che si era trasferita nelle regioni settentrionali. Nel tempo sarebbe emersa anche l'ostilità esplicita verso migranti nordafricani, albanesi e non solo. In quegli anni sostenne anche le inchieste di Mani pulite con il noto slogan "Roma ladrona", e si fece conoscere per uscite come "la Lega ce l'ha duro".

Il primo governo con Berlusconi, subito fatto cadere

Fu un periodo di grande espansione per la Lega. Nel 1990 si tenne il primo raduno a Pontida e nel 1992, alle elezioni politiche, il partito prese l'8,2% dei voti ottenendo ben 80 parlamentari. Ci fu un indagine sul partito, condotta da Antonio Di Pietro, per aver violato le norme sul finanziamento pubblico ai partiti riguardo a un versamento di 200 milioni di lire da parte di Montedison. Bossi fu condannato a otto mesi di carcere, ma questo non fermò la sua ascesa politica.

Nel 1994, alle elezioni, il nuovo Forza Italia di Silvio Berlusconi si alleò con la Lega al Nord e con il Movimento sociale italiano al centro-sud. Nacque così il centrodestra, che vinse le elezioni. Il governo però durò poco. Fu proprio Bossi a farlo cadere, sei mesi dopo, votando insieme a Massimo D'Alema. Berlusconi, furioso, affermò che non avrebbe mai più sostenuto un governo con il leader della Lega – cosa che poi ovviamente sarebbe stata smentita negli anni successivi.

 Il mito della Padania, l'ampolla di acqua del Po, i problemi finanziari

Fu nel periodo successivo al primo governo Berlusconi che Bossi lanciò molto del folklore ancora oggi legato alla Lega ‘storica'. Nacque da zero il mito della Padania, con la richiesta inedita di secessione dall'Italia con la nascita del "Parlamento del Nord".

Fu l'apice della popolarità per Bossi. Nel 1996 la Lega ottenne il 10% alle elezioni presentandosi da sola, fuori da tutte le coalizioni. Pochi mesi dopo il Senatur raccolse la famosa ampolla di acqua del Po, rafforzando la componente ‘mitica' della sua leadership politica. Nel 1997 attaccò anche la bandiera italiana, prima con la frase "il tricolore lo uso per pulirmi il culo" e poi con "il tricolore lo metta al cesso, signora". Per queste frasi, anni dopo, sarebbe stato condannato definitivamente a un anno e quattro mesi per vilipendio.

Nonostante il successo, nel giro di pochi anni le cose sarebbero cambiate. Nel 1998 nacque la Banca popolare CrediEuronord, la ‘banca della Lega', sponsorizzata dallo stesso Bossi. Da subito emersero dei problemi di gestione e spuntarono i debiti. Dopo inchieste e controlli, la banca avrebbe chiuso ufficialmente i battenti lasciando un buco non da poco.

La Lega tornò ad allearsi con Forza Italia nel 2000, alle elezioni regionali. Dopo le politiche del 2001 Bossi diventò ministro alle Riforme istituzionali nonostante il Carroccio avesse ottenuto solo il 3,9%.

L'ictus del 2004

La svolta nella vita personale del Senatur arrivò l'11 marzo 2004. Quel giorno fu colpito da una crisi cardiaca che generò un ictus. Ne seguì anche una paresi parziale che gli indebolì un braccio e gli lasciò grosse difficoltà a parlare e a camminare. Non era la prima volta: Bossi aveva già avuto un'ischemia nel 1991 e altri malori negli anni successivi.

Dopo l'ictus e il ricovero d'urgenza a Varese, il leader leghista svolse diverse settimane di riabilitazione in Svizzera. Durante la convalescenza dovette interrompere l'attività politica, anche se nello stesso 2004 fu eletto nuovamente al Parlamento europeo dimettendosi da parlamentare e da ministro. Nel 2005 riapparve a Pontida a giugno, e a novembre tornò anche a fare politica a Roma.

L'ultimo governo Berlusconi, le indagini e le dimissioni da segretario della Lega

Dopo due anni della Lega all'opposizione (anni in cui Bossi preferì restare al Parlamento europeo) nel 2008 tornò la vittoria e il Senatur tornò a Montecitorio. Fu anche nominato nuovamente ministro delle Riforme, grazie all'8% del Carroccio. Non mancarono i toni duri da parte sua: "Questa è l'ultima occasione, o si fanno le riforme o scoppia un casino. Se la sinistra vuole scendere in piazza, abbiamo trecentomila martiri pronti a battersi", affermò dopo il successo alle elezioni.

Fatto sta che quel governo non riuscì a far passare una norma sull'autonomia. Dopo la caduta nel 2011, la Lega tornò all'opposizione contro il governo Monti.

Nell'anno successivo emersero inchieste delle procure di Napoli, Milano e Reggio Calabria su una parte dei fondi leghisti che sarebbero stati usati dalla famiglia Bossi. Oltre mezzo milione di euro speso per fini personali, secondo gli inquirenti. Così, il 5 aprile 2012, Bossi annunciò a sorpresa le proprie dimissioni irrevocabili da segretario della Lega Nord, per tutelare il partito e la famiglia. Fu comunque nominato presidente, una carica più onorifica e meno operativa. Al suo posto divenne segretario Roberto Maroni.

Nel 2019, dopo una condanna in primo grado, la Corte d'appello di Milano ha disposto che su questa vicenda c'era il non luogo a procedere, in base a una nuova norma introdotta dal governo Gentiloni: non c'era una querela da parte della vittima della presunta truffa, ovvero la Lega stessa. Il partito aveva denunciato solo il tesoriere Francesco Belsito, che dunque fu condannato. L'anno prima Bossi era stato condannato a un anno e dieci mesi insieme a Belsito per aver sottratto 49 milioni di euro alo Stato. Nel 2019 questa accusa è caduta in prescrizione.

Al di là dei casi giudiziari, nel 2013 Bossi tornò pubblicamente in politica e si candidò nuovamente a segretario. Fu però sconfitto sonoramente da Matteo Salvini, che ottenne l'82% dei voti contro il 18% del Senatur.

Gli ultimi anni, le critiche a Salvini e la morte

Negli ultimi anni Bossi, che è sempre stato rieletto in Parlamento, non ha mai risparmiato critiche anche dure alla gestione di Salvini. Lo ha accusato più volte di aver spostato il partito verso l'estrema destra dimenticando la sua ‘missione' originaria. Ha fondato anche il Comitato del Nord, che si contrappone proprio alla linea salviniana. Alle ultime elezioni europee, nel 2024, ha annunciato che avrebbe votato per un candidato di Forza Italia, l'ex leghista Marco Reguzzoni.

Dopo la rielezione alla Camera nel 2022, Bossi non ha praticamente mai partecipato ai lavori. Nel tempo, secondo quanto hanno fatto sapere persone a lui vicine, le sue condizioni si sono aggravate. Negli scorsi giorni la situazione è precipitata, e mercoledì 18 marzo è stato ricoverato a Varese in terapia intensiva, in condizioni critiche.

Non è chiaro quali siano state le cause precise. È noto che il decesso è avvenuto attorno alle 20.30 di giovedì sera. Bossi lascia la moglie Manuela Marrone (che era tra i fondatori della Lega Autonomista Lombarda) e quattro figli

Salvini: "Mi hai cambiato la vita", Bersani: "L'avversario a cui ho voluto più bene"

Le reazioni sono state trasversali. Matteo Salvini, che pure come detto ha ricevuto durissime critiche da Bossi negli ultimi anni, lo ha salutato con affetto sui social: "Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato", ha scritto.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, anche lui leghista da tempo, non ha commentato a parole. Sui profili social del suo ministero è apparsa una foto che mostra Giorgetti insieme a Bossi, entrambi piuttosto giovani.

Il ministro dell'Istruzione Valditara ha definito Bossi "coraggioso alfiere della libertà". Roberto Calderoli, suo collega da decenni, ha dichiarato: "Umberto Bossi era prima di tutto un mio grande amico. Un amico vero, di tanti momenti insieme, non per anni ma per decenni, per una vita: giornate e serate interminabili insieme, nella sede di via Bellerio, in giro per comizi e manifestazioni in lungo e in largo in tutto il Nord Italia e poi ovviamente a Roma, in Parlamento e al governo". E ha concluso: "Per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e poi da un punto di vista politico. E da ministro, oggi, voglio portare fino in fondo il suo più importante lascito politico: l'autonomia per i territori".

Non solo dalla Lega però, come detto, sono arrivate le condoglianze. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso "il suo sincero cordoglio" e ha parlato di Bossi come "protagonista di una lunga stagione politica", un "leader politico appassionato e un sincero democratico". Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha detto: "Con la scomparsa di Umberto Bossiperdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio".

Giorgia Meloni, da presidente del Consiglio, si è unita al lutto: "Con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra", ha scritto sui social. Anche Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha salutato Bossi ricordando che era "grande amico di Silvio Berlusconi" e "politico di grande intelligenza.

Nell'opposizione, Elly Schlein ha espresso le condoglianze "a chi è stato vicino e a chi ha lavorato con Umberto Bossi". Giuseppe Conte ha fatto lo stesso, così come Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi-Sinistra, che ha aggiunto: "Pur nella distanza politica, ne riconosco il ruolo nella storia istituzionale italiana e l’impegno profuso per il suo partito". Matteo Renzi l'ha definito "uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent'anni". Il suo storico rivale Pierluigi Bersani, ex segretario del Pd, ha dichiarato: "L'avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene".

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