La Lega torna a spingere sulla questione dell'Autonomia differenziata, lasciata negli scorsi mesi in secondo piano dalla campagna elettorale. Ma le regioni del Nord continuano a chiedere che venga realizzata in modo da poter condurre direttamente operazioni gestionali in vari ambiti e trattenere parte delle entrate fiscali sul territorio. Mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, e la ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Erika Stefani, incalzano l'esecutivo a procedere, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, da Napoli riconosce che "il programma dell'Autonomia differenziata può offrire alle regioni del Nord opportunità per l'acquisizione di maggiori competenze", ma sottolinea che "non potrà mai avere come obiettivo quello di acuire il divario Nord-Sud: non interessa nemmeno alle regioni del Settentrione". Le parole di Conte provano ad evitare un conflitto aperto tra il Carroccio e il Movimento Cinque Stelle. Uno scontro su cui ha espresso preoccupazione anche il presidente della Camera, Roberto Fico, che teme ulteriori divisioni nel Paese. Da parte sua invece, il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, afferma che l'autonomia non è richiesta solo dalle imprese lombarde, esortando ad accelerare sulla questione.

L'istituto nazionale di ricerche Demopolis ha condotto un'indagine sul tema. Dallo studio emerge un'opinione pubblica divisa: se il 38% appare favorevole all'Autonomia, per cui Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna potrebbero effettivamente migliorare l'amministrazione dei servizi, la maggioranza degli italiani (53%) appare contraria. Secondo questa parte concedere l'Autonomia differenziata alle regioni settentrionali finirebbe per togliere importanti risorse e servizi ad altri territori, specialmente quelli delle regioni meno ricche.

Risalta subito una differenza geografica che distanzia le opinioni favorevoli da quelle contrarie. Se i due terzi dei cittadini che vivono nelle regioni settentrionali si sono detti propensi all'Autonomia, quelli che vivono invece nel Mezzogiorno non hanno espresso la stessa opinione. Solo il 24% degli italiani del Centro e il 18% di quelli che risiedono al Sud e nelle Isole hanno affermato che sarebbero favorevoli. Il direttore dell'Istituto Demopolis, Pietro Vento, ha sottolineato come "nell'opinione pubblica emerge il timore che le sperequazioni fra le regioni italiane, in termini si servizi, sanità e prestazioni sociali, possano amplificarsi ulteriormente".

Le distanze non sono solo fra regioni, ma anche fra prospettive politiche. Infatti, dall'analisi risulta che il 76% degli elettori della Lega di Matteo Salvini sono per il Regionalismo differenziato, mentre in generale quelli di Movimento Cinque Stelle e Partito democratico si dicono contrari. Infatti solo il 27% dei cittadini che hanno votato Pd e il 25% di quelli che hanno espresso consenso per il M5S sarebbero favorevoli all'Autonomia. L'indagine è stata realizzata fra il 13 e il 14 giugno 2019 per il programma Otto e Mezzo su LA7, prendendo in esame un campione stratificato di 1.500 intervistati, a rappresentanza della popolazione italiana maggiorenne.