Continua l’odissea dei 177 migranti a bordo della nave della Guardia Costiera italiana Diciotti. Sono ormai passati quasi due giorni da quando il ministro Toninelli ha dato indicazioni al comandante della nave di recarsi a Catania, dove è attualmente ormeggiata la Diciotti, senza che il ministero dell’Interno dia l’autorizzazione necessaria per lo sbarco. Come vi abbiamo raccontato, la Diciotti è una nave della Guardia Costiera italiana e la scelta di vietare a una nave militare l'ingresso in un porto italiano è abbastanza incomprensibile, anche perché non appare motivata da ragioni di ordine pubblico o di sicurezza nazionale. Il Viminale, peraltro, non ha ancora fornito alcuna spiegazione ufficiale e, allo stato, alla nave non è ancora stato fornito un place of safety, ovvero un posto sicuro per sbarcare i naufraghi soccorsi a 17 miglia da Lampedusa, in area SAR italiana. Ufficiosamente il ministro Salvini ha spiegato di non voler concedere alcuna autorizzazione allo sbarco finché non avrà la certezza che i migranti saranno redistribuiti fra altri stati europei: ipotesi cui sta lavorando da giorni, senza successo, il ministro Moavero Milanesi.

Nel frattempo, però, sono tante le voci che si levano contro il trattamento riservato ai 177 naufraghi a bordo della Diciotti. Dopo le parole dell’UNHCR e quelle del garante per l’infanzia, anche la politica si muove. L’ex deputato Andrea Maestri, esponente di Possibile, attacca duramente il governo e spiega che da un punto di vista legale si potrebbe configurare anche l’accusa di sequestro di persona:

Da giorni, non da poche ore, 177 persone sono bloccate, private della libertà di locomozione, all’interno di una nave della Guardia Costiera italiana. I migranti a bordo della Diciotti sono infatti privati della libertà personale senza che ciò sia stato deciso da un magistrato. Ci sono perciò i presupposti per aprire un fascicolo, non contro ignoti ma con nomi e cognomi, ipotizzando il reato di sequestro di persona. Impedire l’approdo ai migranti, salvati doverosamente in mare, costituisce una misura attraverso cui viene limitata o ristretta la libertà personale e se usato per ottenere dagli altri Paesi europei una redistribuzione dei medesimi, la strumentalità e l’illegittimità della condotta è incontrovertibile

Maestri rincara la dose, spiegando che “si tratta di potenziali richiedenti asilo, tra i quali anche soggetti vulnerabili, che hanno subito traumi, che sono stati torturati, violentati, maltrattati nel loro percorso migratorio, persone ammalate o ferite e bisognose di cure”. Nella lettura dell’esponente di Possibile, ora il comandante della nave “di fronte ad un ordine illegittimo, quale è quello di trattenere persone in mare contro la loro volontà, dovrebbe esercitare il dovere giuridico di disobbedire (Art. 51 codice penale) conducendo la nave in porto e favorendo un approdo sicuro e tempestivo”.