Anche se i casi di coronavirus nel nostro Paese stanno diminuendo, e negli ospedali si stanno liberando sempre più posti letto, l'epidemia non è finita. Lo ha ribadito anche oggi alla Camera il ministro della Salute, Roberto Speranza, sottolineando come il virus sia ancora in circolo. Una nuova ondata di contagi, ha detto Speranza, è possibile. Per questa ragione "occorre tenere alto il numero dei tamponi effettuati, soprattutto per ricercare possibili focolai", ha aggiunto. Tuttavia, dalla fine del lockdown, i tamponi effettuati dalla Regioni sono stati sempre meno. E nelle ultime due settimane sarebbero "in picchiata libera". Lo denuncia la fondazione Gimbe, un think tank che si occupa di ricerca in ambito sanitario e che da mesi lavora a un monitoraggio indipendente dell'evoluzione della pandemia nel nostro Paese. Vediamo quindi che cosa ci dicono i dati emersi questa settimana.

Analizzando il periodo dal 4 al 10 giugno, l'indagine di Gimbe ha confermato il rallentamento dei contagi e il costante alleggerimento del carico sugli ospedali, in particolare per quanto riguarda le terapie intensive. In particolare, nell'ultima settimana si sono contati 1.927 nuovi casi e 513 decessi. Sono state dimesse dagli ospedali 1.422 persone, di ci 104 in terapia intensiva. Tuttavia, sottolinea la fondazione, il numero dei decessi rimane ancora elevato. Per i ricercatori questo ha a che fare con due ragioni: in primis il fatto che il decesso possa essere relativo anche a contagi non recenti, e in secondo luogo perché "la sottostima dei decessi è un fenomeno che si è progressivamente ridotto sino, verosimilmente, ad azzerarsi". Per quanto riguarda invece i nuovi casi, si ribadisce che il numero dipende sempre da quello di tamponi diagnostici eseguiti.

Secondo Gimbe la strategia di testing messa in campo per la Fase 2 dell'emergenza coronavirus continua a non essere adeguata. Nel suo monitoraggio la fondazione ha valutato il trend sia per quanto riguarda i tamponi totali che per quelli diagnostici nel periodo che va dal 23 aprile al 10 giugno. È stata inoltre analizzata la propensione delle Regioni ad eseguire i tamponi diagnostici nelle ultime due settimane. "Il trend dei tamponi totali risulta in picchiata libera nelle ultime due settimane, complessivamente al -12,6%", scrivono i ricercatori. Dal grafico elaborato si nota invece come il crollo arrivi al 20,7% attorno al 4 maggio, per poi risalire e precipitare però nuovamente del 18,1% in vista del 3 giugno. Nell'ultima settimana si è assiste a un rialzo, seppur lieve.

Per quanto riguarda i trend regionali riferiti ai tamponi diagnostici, l'incremento complessivo è del 4,6% (+9.431) nell'ultima settimana, tra il 4 e il 10 giugno, rispetto a quella precedente. Questi dati, tuttavia, non sono il risultato di tendenze omogenee su tutto il territorio nazionale. Ci sono infatti 12 Regioni e Province autonome che stanno aumentando i tamponi diagnostici effettuati, mentre nelle altre 9 si registra un'ulteriore riduzione. Le tre Regioni in cui si eseguono meno tamponi diagnostici in assoluto sono Lombardia, Veneto e Campania.

La fondazione sottolinea quindi come il numero dei tamponi diagnostici, che ha come obiettivo l'individuazione di nuovi casi, sia calato drasticamente proprio alla vigilia delle riaperture, quella del 4 maggio e quella del 3 giugno. Inoltre si rimarca che nell'ultima settimana poco più della metà delle Regioni ha aumentato il numero di tamponi diagnostici sui sette giorni precedenti: e proprio i territori in cui il virus sta ancora circolando maggiormente sono quelli che hanno ridotto i tamponi invece di potenziarli.

"L'attività di testing finalizzata all'identificazione dei nuovi casi, alla tracciatura dei contatti e a loro isolamento continua a non essere una priorità per molte Regioni: purtroppo, nella gestione di questa fase dell’epidemia, in particolare dove la diffusione del virus non sembra dare tregua, la strategia delle 3T non è adeguata", conclude il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.