La crisi abitativa che scuote la Spagna: Sánchez proroga la protezione contro gli sfratti fino al 2030

A cura di Giulia Renda
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Lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, ha trasformato la crisi degli affitti in una protesta nazionale. Dopo le mobilitazioni e gli accampamenti a Madrid, il governo Sánchez tra le proposte decide di estendere fino al 2030 la protezione contro gli sfratti per gli inquilini più vulnerabili. Ma sui provvedimenti resta aperto lo scontro con gli alleati parlamentari, che si terrà questo venerdì durante una plenaria straordinaria del congresso.

A Madrid la crisi abitativa ha il volto di Maricarmen Abascal, 87 anni, portata via in barella dalla polizia il 23 settembre scorso, dopo essere stata allontanata dalla casa nel quartiere Retiro in cui viveva dal 1956. Fuori dall'edificio, centinaia di persone avevano cercato invano di impedire l'esecuzione del provvedimento. Attorno alla storia di Abascal la rabbia sociale è esplosa rapidamente in tutta la Spagna, trasformando una vicenda individuale nel simbolo di un mercato degli affitti ormai insostenibile. Ora la risposta arriva dal governo di Pedro Sánchez, che oggi in Consiglio dei ministri ha approvato due decreti sulla casa, tra cui la proroga fino al 2030 della protezione contro gli sfratti per le persone più vulnerabili.

Perché le tutele sociali non hanno fermato lo sfratto di Maricarmen Abascal

La protezione che il governo spagnolo vuole prorogare in realtà non nasce oggi, ma nel 2020, durante la pandemia, per andare incontro alle famiglie in emergenza abitativa durante l'emergenza sanitaria. Da allora la misura è stata prorogata più volte e poi finita in deroga dopo l'ultimo congresso del 26 febbraio. Questa misura c'entra molto con cio che è accaduto alla signora Abascal, perchè in realtà lei non è stata sfrattata perché non pagava l'affitto. Il problema era il suo vecchio contratto, firmato dal padre nel 1956. Dopo la morte della madre, Abascal aveva continuato a vivere nella casa, ma i tribunali hanno stabilito che il contratto non poteva essere trasferito a lei per sempre. Nel 2022 ne è stata dichiarata la fine e nel 2023 la decisione è diventata definitiva. Le norme di protezione sociale erano comunque riuscite a rinviare per tre volte l'esecuzione dello sfratto. Ma non potevano cancellare quella sentenza sul contratto. Dopo i rinvii, il quarto tentativo di sfratto è stato eseguito il 23 settembre. È proprio questa vicenda ad aver fatto emergere il limite del vecchio sistema: una persona può essere riconosciuta come vulnerabile, ma quella protezione non necessariamente basta a impedire per sempre l'esecuzione di una sentenza che ha stabilito che non ha più diritto a occupare quell'immobile. Per questo le nuove misure discusse dal governo cercano non soltanto di ripristinare la protezione fino al 2030, ma anche di rafforzarla nei casi di vulnerabilità, intervenendo sulle regole che disciplinano l'esecuzione degli sfratti.

Lo scudo contro gli sfratti e il nuovo piano del governo Sánchez

Oggi il governo di Pedro Sánchez, formato da PSOE e Sumar, ha approvato un nuovo pacchetto di misure sulla casa. Tra le proposte più importanti: l'estensione fino al 2030 di protezioni contro gli sfratti che riguarda le persone considerate in una situazione di particolare vulnerabilità economica e sociale.

Il problema è che, nel 2026, questo "scudo" è finito dentro lo scontro politico. A dicembre 2025 il governo aveva provato a prorogarlo fino alla fine del 2026, ma il Congresso ha bocciato quel decreto il 27 gennaio. Il governo ci ha riprovato con un nuovo decreto il 3 febbraio, sempre con una proroga fino al 31 dicembre 2026, ma anche questo non è stato poi approvato dal Congresso il 26 febbraio. Di conseguenza, quando Abascal è stata sfrattata qualche giorno fa, quella protezione straordinaria non era più operativa.

Tra le altre proposte del primo decreto; la regolamentazione degli affitti stagionali e delle stanze, una limitazione all'acquisto di abitazioni da parte dei cosiddetti fondi avvoltoio fino al 2028 e la proroga di alcuni contratti di locazione. A queste misure si aggiunge un secondo decreto che prevede, in determinate condizioni, il rinnovo automatico degli affitti. I due decreti dovranno essere sottoposti al Congresso in una sessione plenaria straordinaria convocata per venerdì.

La battaglia in Parlamento: PSOE, Sumar, Junts e Partido Popular

Il problema, però, è che per la maggioranza risicata di governo che c'è in Spagna adesso, arrivare a un accordo al Consiglio dei ministri non significa avere già i voti necessari in Parlamento. I due decreti dovranno infatti essere convalidati dal Congresso e, proprio qui, iniziano le divisioni.

Il primo scontro è all'interno della stessa maggioranza. Sumar, che governa insieme al PSOE, chiedeva misure più forti per gli inquilini: oltre alla proroga delle protezioni contro gli sfratti, voleva una maggiore stabilità dei contratti, la regolamentazione degli affitti stagionali e delle camere e soprattutto il rinnovo automatico degli affitti. Dopo una lunga trattativa, il governo ha inserito queste richieste nei due decreti, separando però il rinnovo automatico dal resto del pacchetto.

Dall'altra parte c'è Junts, che pur non facendo parte del governo può essere decisivo per i numeri in Parlamento. Il partito di Carles Puigdemont chiede soprattutto maggiori garanzie per i piccoli proprietari, ad ora  Junts non ha ancora confermato il suo sostegno ai decreti abitativi. 

A questo si aggiunge il Partito Popolare, che si oppone al pacchetto e considera la divisione in due decreti il simbolo della confusione del governo. Il PP sostiene inoltre che il governo stia affrontando la crisi abitativa con misure che, a suo giudizio, peggiorano ulteriormente il mercato e rivendica proprie proposte alternative sulla casa.

La votazione di venerdì sarà quindi tutt'altro che una formalità. Per un Real Decreto-ley il Congresso deve decidere se convalidarlo oppure respingerlo, per la convalida è sufficiente una maggioranza semplice. Se il decreto non ottiene i voti necessari, perde i suoi effetti. È già successo nel 2026 con precedenti misure sugli affitti, anche il 28 aprile il Congresso ha bocciato un decreto che prevedeva, tra le altre cose, la proroga di alcuni contratti di locazione.

Dallo sfratto alla protesta: la casa diventa una questione nazionale

Grazie anche alle manifestazioni e al presidio organizzato dal Sindicato de Inquilinas, la Spagna si avvicina oggi a rendere la casa un diritto e non un privilegio. La vicenda della signora Abascal è diventata in fretta il simbolo di una crisi molto più ampia. La protesta fin da subito è uscita dalla casa della donna e si è riversata nelle strade. Migliaia di persone hanno manifestato a Madrid e in altre città spagnole chiedendo maggiori tutele per gli inquilini, misure contro gli sfratti e interventi per rendere nuovamente accessibile il mercato degli affitti. Il 26 settembre, dopo una grande manifestazione, centinaia di persone hanno deciso di non tornare a casa: hanno montato le tende nella Puerta del Sol, trasformando una delle piazze simbolo di Madrid in un accampamento per il diritto alla casa.

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Protesta in piazza a Madrid 27 settembre.

A Madrid centinaia di persone continueranno a dormire in tenda a Puerta del Sol fino alla decisione del Congresso di venerdì, aspettando una risposta alla crisi abitativa. L'attenzione resta quindi concentrata sul voto e sulle misure che il governo riuscirà effettivamente a far approvare.

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