La Camera verso nuove regole contro chi cambia partito: “Non è per punire Vannacci e Futuro nazionale”

La Camera si prepara ad approvare una riforma del regolamento che, tra le altre cose, contiene due norme che vogliono scoraggiare i cambi di partito a legislatura in corso. I cosiddetti ‘cambi di casacca' sono un tema da tempo – ne avvengono centinaia in ogni legislatura – ma di recente sono tornati al centro delle polemiche dopo che due deputati hanno lasciato la Lega per unirsi a Futuro nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci.
Dalla Camera si sottolinea che questa riforma non ha nulla a che fare con i vannacciani. Era in lavorazione da mesi, è il terzo capitolo (i primi due sono già stati approvati) di una revisione più ampia ed è il frutto di un lavoro bipartisan. Tanto che la Giunta del regolamento, che ha già approvato questo nuovo ‘pacchetto' prima di inviarlo all'Aula, l'ha votato quasi all'unanimità: si sono astenuti solo Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Per di più, le nuove regole entreranno in vigore solo dalla prossima legislatura.
Meno soldi ai gruppi che accolgono i ‘fuggitivi', e via le cariche
Le misure contro i passaggi da un partito all'altro sono due, e la prima è strettamente economica. Normalmente, ogni gruppo parlamentare (il gruppo corrisponde al partito, con l'eccezione del Gruppo misto che raccoglie tutti i partiti che non hanno eletto abbastanza persone per formare un gruppo a sé stante) riceve una certa quantità di fondi, che dipende dal numero degli iscritti. Dunque, a ogni parlamentare corrisponde una certa quantità di finanziamenti.
Al momento, se un deputato passa da un gruppo a un altro, trasferisce anche la sua ‘quota' di fondi, che va al nuovo partito invece di quello vecchio. La nuova regola invece dice che solo la metà della quota va al nuovo gruppo, mentre metà resta a quello vecchio.
Insomma, l'incentivo economico è ridotto. C'è un'eccezione: se almeno sette deputati passano da un gruppo all'altro in contemporanea, allora si possono tenere la quota intera, perché evidentemente c'è stata una scissione politica.
L'altra misura riguarda le cariche. Nessuna decadenza di deputato – chi cambia gruppo resterà parlamentare – ma si perdono gli eventuali incarichi ricoperti nell'Ufficio di presidenza generale e in quello delle commissioni.
La proposta leghista e il futuro di Vannacci
Come detto, la riforma non ha a che fare direttamente con il partito di Vannacci. Non si può dire la stessa cosa di un'altra proposta, lanciata dalla Lega proprio dopo l'addio del generale e molto più drastica. Il Carroccio ha chiesto addirittura di cambiare la Costituzione, introducendo il vincolo di mandato, in modo che chi lascia il proprio partito decada dalla carica di parlamentare. Un'iniziativa che però, al di là dei proclami iniziali, difficilmente andrà avanti entro la fine della legislatura.
Nel frattempo, Vannacci continua nel lavoro di ‘stabilizzazione' della sua nuova forza politica, che dovrà costruirsi una struttura territoriale se mira a candidarsi alle prossime elezioni. Il tempo c'è, ma non è molto. E non è neanche chiaro se, nel caso, correrà con il centrodestra o da indipendente: "Lo vedremo all’approssimarsi delle politiche", ha detto a Sky Tg24. "Dovranno essere fatte delle scelte e dovranno essere fatte a più teste". Non ha escluso, comunque, di poter "correre da solo". I sondaggi lo piazzano al 3% circa, al momento: sarebbe proprio sul filo della soglia di sbarramento, se questa non verrà cambiata con la prossima legge elettorale.