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Ponte sullo Stretto di Messina

Bufala di Salvini sul Ponte: “Serve, traghetti fermi per maltempo”: ma con vento forte non è attraversabile

Il governo non ha intenzione di impiegare i soldi previsti per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina per l’emergenza maltempo in Sicilia e per la frana di Niscemi. Salvini si giustifica dicendo che il Ponte è necessario, “perché se c’è mare mosso i traghetti non vanno, se c’è mare mosso e c’è vento sul Ponte tu ci passi”. Ma si tratta di un’affermazione del tutto falsa, come spiegano gli esperti.
A cura di Annalisa Cangemi
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Mentre a Niscemi la frana avanza, e i cittadini hanno visto crollare nel precipizio una palazzina di tre piani nel quartiere Sante Croci, che era già in bilico sul costone di sabbia e argilla, il vicepremier Matteo Salvini non cambia idea sugli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina.

I 13 miliardi previsti per l'infrastruttura, i cui lavori quest'anno non potranno partire, per via del doppio stop della Corte dei Conti, secondo il leader della Lega non possono essere spostati per altre priorità, come l'emergenza maltempo. La stima provvisoria dei danni del ciclone Harry nel paese siciliano e in generale in tutta l'isola, è di oltre un miliardo. Palazzo Chigi ha stanziato i primi 100 milioni per intervenire in Sicilia, Calabria e Sardegna. Ma molti altri soldi andrebbero spesi per le opere di consolidamento della frana di Niscemi, per la messa in sicurezza delle aree colpite e per la ricostruzione.

La frana di Niscemi, fotografata il 30 gennaio 2026
La frana di Niscemi, fotografata il 30 gennaio 2026

Eppure il Ponte, di cui non esiste ancora il progetto esecutivo, secondo il governo non può essere defininanziato, come chiedono le opposizioni. Il motivo è presto detto: per il vicepremier Salvini "C'è più bisogno di grandi opere. Penso alla Tav, penso al tunnel del Brennero, penso al Mose che salva Venezia dall'acqua alta, penso al Ponte sullo Stretto che in caso di calamità naturali è una garanzia di collegamento stabile, perché se c'è mare mosso i traghetti non vanno, se c'è mare mosso e c'è vento sul Ponte tu ci passi", ha detto ieri a Firenze.

Il leader leghista aveva già fatto un ragionamento simile alla Camera, una decina di giorni fa, proprio mentre la Sicilia era investita dal ciclone Harry: "Pensiamo, in queste ore di mare in tempesta, come sarebbe avere il Ponte piuttosto che i traghetti fermi". Un'affermazione del tutto falsa. Piuttosto, è vero esattamente il contrario: i collegamenti tra Sicilia e Calabria non si fermano mai del tutto, anche con il mare mosso. Mentre il ponte, a certe condizioni, non sarebbe attraversabile per motivi di sicurezza.

Secondo alcune ipotesi, se il Ponte venisse costruito e aperto al transito dei veicoli, sarebbe comunque chiuso dai 7 ai 100 giorni all'anno, proprio a causa di condizioni climatiche avverse.

Sarebbe possibile attraversare il Ponte sullo Stretto con venti a 200 km/h, come dice Salvini?

Per capire quanto le parole di Salvini siano lontane dalla realtà, bisogna fare alcune considerazioni e partire dai dati. Nei giorni in cui in Sicilia, Sardegna e Calabria si è verificato un evento climatico estremo, si sono registrati venti con velocità al suolo di circa 130 km all'ora (20 gennaio 2026). Si tratta di velocità che all'altezza di 70 metri, cioè l'altezza sul livello del mare del ponte sullo Stretto di Messina (livello del piano stradale), aumentano di un fattore 1.55, arrivando a circa 200 km all'ora.

"In alto la velocità del vento risente meno dell’attrito del suolo e cresce ampiamente a 70 metri di altezza, come confermano ad esempio le normative europee Eurocodici ed ECCS", spiega Mario de Miranda, ingegnere e progettista di ponti e strutture, consultato da Fanpage.it.

"Normalmente, su strada e quindi su un piano stabile, per velocità superiori a 70 km all'ora il traffico è pericoloso per i mezzi telonati e i motocicli, che non dovrebbero transitare. Per velocità superiori a 90 km all'ora il traffico è pericoloso per tutti i veicoli. Per velocità superiori ai 110 km all'ora il transito è normalmente impossibile e quindi interdetto. Il limite pratico, per veicoli bassi, pur con qualche rischio, è quindi dell’ordine di 100 km all'ora", spiega l'ingegnere.

"Nel nostro caso vissuto con Harry, con venti di velocità doppia, il traffico sarebbe stato certamente impossibile, e le oscillazioni della struttura lo avrebbero reso ancor più pericoloso. Se consideriamo la concomitanza della spinta del vento sui veicoli e delle oscillazioni e movimenti violenti della struttura sotto l’azione delle raffiche, dobbiamo ragionevolmente  ridurre le condizioni limite considerate per il transito su strada in terra".

Come ricorda l'ingegnere, "Non esistono precedenti per alte velocità del vento e deformazioni strutturali così grandi, con oscillazioni dell’ordine dei metri, per cui le previsioni dovrebbero essere prudenti. Sembra ragionevole ridurre i valori che dicevamo prima del 10%, ottenendo una velocità del vento limite per il transito di veicoli a livello della strada dell’ordine di 90km/h".

"Condizioni di vento con velocità superiori a 90 km all'ora all'altezza di 70 metri, che corrispondono a circa 58 km all'ora al suolo, 32 nodi, si verificavano fino ad oggi con una frequenza di alcuni giorni all'anno". Ma è ragionevole ritenere che con i cambiamenti climatici in corso, in futuro la frequenza di tali condizioni di vento sarà maggiore.

Non è vero che con Harry le navi si sono fermate: la Sicilia non è rimasta isolata

Se il Ponte verrebbe chiuso a causa delle condizioni meteorologiche estreme almeno per una settimana all'anno, secondo le stime più ottimistiche, al contrario le grandi navi continuano a viaggiare, nella maggior parte dei casi. E infatti anche nei giorni del passaggio del ciclone Harry, 19, 20 e 21 gennaio, i trasporti nello Stretto sono stati regolari, seppure con ritardi.

Sul sito TrasportoEuropa viene spiegato che proprio lo Stretto di Messina "ha rappresentato un'eccezione, con i servizi di traghetto tra Villa San Giovanni e Messina rimasti regolari, sebbene con potenziali riorganizzazioni operative. Ciò ha contribuito ad attenuare il rischio di isolamento della Sicilia dalla terraferma". È esattamente l'opposto di quanto affermato da Salvini: una volta realizzato il Ponte, non si potranno dismettere i traghetti, proprio per scongiurare il rischio che nei giorni di forte raffiche di vento salti il collegamento tra Sicilia e Calabria.

"In genere i traghetti, come gli aerei, vengono fermati quando ci sono condizioni estreme. Ma non c'è mai un blocco totale: se la tempesta si calma temporaneamente, le corse riprendono. Ricordo che ci sono anche navi di grandi dimensioni che attraversano lo Stretto, quelle più grandi sono progettate per attraversare anche gli Oceani", spiega a Fanpage.it il professor Domenico Marino, docente di Politica economica ed Economia dell'innovazione all'Università Mediterranea di Reggio Calabria. "Il Ponte invece andrebbe chiuso nei giorni di forte maltempo, e non potrebbe essere riaperto solo per qualche ora, approfittando di un miglioramento temporaneo delle condizioni meteo". Dunque abbiamo la certezza che il Ponte non potrebbe essere attraversato almeno per una settimana all'anno. Mentre è molto più difficile che le navi non possano attraversare lo Stretto, anche con condizioni meteo molto critiche come quelle che si sono registrate la scorsa settimana. "Il numero di giorni in cui il Ponte verrebbe chiuso in un anno è superiore al numero di giorni di blocco delle navi", sottolinea Marino.

Infine bisogna porsi un'altra domanda: siamo sicuri che in presenza di onde alte 16 metri, come quelle che si sono verificate con Harry, le grandi navi potrebbero transitare, con i 65 metri di franco navigabile in condizioni di massimo carico delle corsie stradali e contemporaneo passaggio dei treni? Secondo il professor Marino, anche le grandi navi che avrebbero le caratteristiche per viaggiare in sicurezza anche con il mare mosso "potrebbero avere problemi a passare, perché rischierebbero di sbattere contro il ponte".

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