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L’8 settembre secondo Fratelli d’Italia: “Prima c’era la gloria, dopo l’Italia perse l’onore”

Al Senato, Fratelli d’Italia organizza la presentazione di un libro sull’8 settembre del 1943, la data dell’Armistizio siglato dall’Italia con le forze Alleate nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Nelle parole degli esponenti di Fdi intervenuti alla conferenza, c’è tutto il rammarico per quella che viene considerata “una ferita insanabile nella storia d’Italia”, inferta da Badoglio e dal re Vittorio Emanuele III. Sulle responsabilità del Fascismo e di Mussolini nelle vicende che portarono a quel giorno, invece, nemmeno una parola.
A cura di Marco Billeci
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Seduti al banco dei relatori della sala Nassirya del Senato, i senatori di Fratelli d'Italia Sergio Rastelli e Roberto Menia si ‘contendono' la stessa citazione, per esprimere al meglio il proprio pensiero. La frase è questa: "All'8 settembre, piansi. Piansi e non ho mai più pianto […] Quel giorno io ho visto il dramma che cominciava per questa nostra disgraziata nazione, che non aveva più amici, non aveva più alleati, non aveva più l'onore ed era additata al disprezzo di tutto il mondo". A pronunciarla fu Junio Valerio Borghese, il generale della X Mas, protagonista del tentato golpe, di matrice neofascista, nel 1970. Quelle parole, Borghese le pronunciò per spiegare la sua scelta di rimanere a combattere a fianco dell'esercito nazista, durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo che Pietro Badoglio annunciò l'Armistizio dell'Italia con le forze alleate, appunto l'8 settembre del 1943.

L'occasione per ripercorrere le vicende di quel periodo, è la presentazione a palazzo Madama del libro  “8 settembre 1943: i segreti svelati – Ciò che non avete mai saputo sui giorni fatali per l’Italia”, organizzata dal senatore di Fdi Giovanni Berrino. Al tavolo c'è l'autore del libro, Paolo Ghibaudo, insieme allo storico Gastone Breccia. I loro interventi si concentrano sugli eventi di quelle giornate e le loro diverse ricostruzioni storiche, dalla mancata difesa di Roma dai nazisti, alla dinamica della fuga di Vittorio Emanuele III e del figlio Umberto, verso Brindisi. Viene letto anche un messaggio dell'erede di casa Savoia Emanuele Filiberto, che giustifica la scelta del re di abbandonare la capitale.

È nei discorsi dei politici di Fratelli d'Italia che invece la storia dell'Armistizio dell'8 settembre assume tutt'altra chiave interpretativa. Il primo a parlare è il senatore Sergio Rastrelli, secondo cui:  "Quella data costituisce una ferita insanabile nella storia d'Italia, ha celebrato la morte della Patria". Prosegue: "In quella data si è rotto quel sentimento di unità nazionale che si era cementato con il Risorgimento".

Per Rastelli l'8 settembre ha rappresentato uno spartiacque tra un "prima" glorioso – quello in cui l'Italia era guidata in guerra dal regime fascista, accanto ai nazisti – e un "dopo" disonorevole.  "Fino a quel momento – sostiene il senatore – la gloria sui campi di battaglia, l'Italia era riuscita a conquistarla, attraverso momenti che rimangono vivi nella nostra nazione, i momenti di grande esaltazione nelle grandi vittorie e perfino nelle sconfitte, come El Al Amein".  Conclude Rastelli: "L'Italia aveva dato prova fino a quel momento del suo valore, invece probabilmente in quella data riuscimmo in un attimo a perdere l'onore".

Appena più sfumati i toni del successivo relatore, il senatore Roberto Menia, che come il collega viene dalla tradizione del Movimento Sociale Italiano. Menia comincia citando le parole di un personaggio inattaccabile, il giudice martire della lotta alla Mafia Paolo Borsellino. Ricorda il politico ex missino che a una festa a Siracusa del Fronte della Gioventù, Borsellino avrebbe raccontato ai ragazzi presenti di come, al momento dello sbarco delle truppe Alleate in Sicilia, sua madre gli avrebbe vietato di accettare qualunque dono dai soldati americani e avrebbe detto: "La patria è sconfitta, i sacrifici sono stati inutili, non c'è da essere felici".

Menia prosegue poi rilanciando l'idea dell'otto settembre come data della "morte della Patria", una definizione resa celebre dallo storico Ernesto Galli Della Loggia, che l'aveva a sua volta ripresa dal giurista Salvatore Satta. Il senatore ricorda come Galli della Loggia sostenesse che "quello che doveva essere l'argine alla morte della Patria, cioè la Resistenza, tale non fu". Dopo un'altra citazione, stavolta di Renzo De Felice, il senatore meloniano  conclude: "Ciò che viene raccontato, che dall'otto settembre nacque la vittoria della Patria,  fu qualcosa di molto tragicamente diverso".

L'ultimo passaggio politico della conferenza, è un augurio del senatore Giovanni Berrino: "Sarebbe bello che i nostri ragazzi imparassero cosa è successo davvero l'otto settembre, liberandosi la mente da alcuni processi ideologici non sono finiti ma sono iniziati". Una versione della storia che a quanto pare non contempla il ruolo e le responsabilità del Fascismo e di Mussolini, nella Seconda Guerra Mondiale e nelle vicende che portarono fino l'Armistizio. Nè il riscatto del Paese ad opera della Resistenza e dei Partigiani nei mesi successivi all’Armistizio. Argomenti, questi, mai citati dai politici di Fratelli d'Italia nel corso dei loro interventi.

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