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La paura del diverso è uno dei sentimenti più facili da aizzare: addossare sull'altro timori, colpe, insicurezze è l'atteggiamento che oramai sta sempre più prendendo piede in un'Europa dove imperversano nazionalismi e populismi. Il nostro paese non fa eccezione e, tra un sistema d'accoglienza che continua a rivelare falle e sollevare periodiche polemiche locali, gli italiani si mostrano sempre più pessimisti sulla questione immigrazione. Secondo un sondaggio condotto dall'Ipsos in ventidue paesi del mondo tra giugno e luglio su adulti tra i sedici e i sessantaquattro anni, riguardo la convinzione che ci siano "troppi immigrati" il nostro paese è superato solo dalla Turchia, prima in classifica con l'85% delle risposte affermative. L'Italia è seconda con il 65% (insieme al Sud Africa). C'è un dato, però, da considerare: Ankara nell'ultimo periodo ha accolto circa due milioni e mezzo di stranieri su 74 milioni di abitanti, con un Pil pro capite di 11 mila dollari; mentre da noi sono arrivati circa 470 mila profughi dal 2013 – quasi la metà ripartiti verso altre mete – su 60 milioni di abitanti e con un Pil pro capite di quasi 36 mila dollari. In proporzione, dunque, siamo molto più diffidenti della Turchia, che ha accolto molti più migranti di noi.

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Al 63% degli italiani, tra l'altro, non piacciono i "cambiamenti" che l'immigrazione sta portando al paese. Anche in questa categoria la posizione dell'Italia è la seconda, subito dopo la Turchia. Circa la possibilità che la presenza dei rifugiati causi maggiori difficoltà nel trovare lavoro o pressioni sui servizi pubblici, Turchia, Italia e Francia – assieme a Sudafrica e Usa – hanno risposto affermativamente, con percentuali che variano dal 50% (Italia) al 78% (Turchia) passando per il 60% di Usa e Francia.

Alla domanda sull'opportunità di chiudere o meno le porte ai rifugiati, il primato oltre che della Turchia (in testa con il 67%) è di India (65%), Ungheria, Usa e Russia. Subito dopo c'è l'Italia con il 52% insieme alla Francia. Più disponibili all'accoglienza, invece, Messico, Arabia Saudita, Spagna, Brasile e Argentina, le cui percentuali non superano il 30%.

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E un sentimento diffuso è anche quello che crede che "i terroristi si fingano rifugiati". Non ne è esente il nostro paese, dove sono state positive il 77% delle risposte a quest'affermazione. Il 68% degli interpellati, invece, dubita che molti rifugiati lo "siano effettivamente" – una percentuale cresciuta di sei punti rispetto all'anno scorso.

Quello che emerge dalle risposte è che il nostro paese figura tra quelli che credono meno nell'accoglienza e guardano all'immigrazione con maggior sospetto. Il punto è che non è detto che questi sentimenti trovino riscontro in dati reali, numeri di arrivi e presenze. E questo nonostante si parli costantemente di emergenza. A pesare è la percezione del fenomeno immigrazione in Italia, influenzata da un sistema di accoglienza che rivela continuamente di avere grossi problemi e da continue polemiche alimentate da egoismi, mal di pancia di sindaci e amministratori, mistificazioni e bufale che circolano velocemente, e si radicano molto di più dei successivi debunking. Un esempio su tutti, per intenderci, è quello dei migranti "ospitati negli hotel di lusso" a scapito degli italiani terremotati in tenda. Quello che senza dubbio vero è che dal 2015 in poi la questione immigrazione è diventata un fatto mediatico senza precedenti, su cui si è giocata e si continua a giocare una grossa partita di consenso politico.