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Istat, deficit cresce all’8,5% e sale il potere d’acquisto delle famiglie: gli italiani tornano a risparmiare

Secondo l’Istat, nel primo trimestre 2025 il deficit pubblico italiano è salito all’8,5% del PIL. Nonostante ciò, l’Italia continua a spendere più di quanto incassa, e questo pone delle sfide in vista del contenimento del debito pubblico. Le famiglie registrano un aumento del reddito disponibile e una lieve ripresa del risparmio, ma la situazione resta disomogenea.
A cura di Francesca Moriero
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Nel primo trimestre del 2025, i dati sui conti economici dell'Italia fotografano un quadro contrastante: da un lato peggiora l’indebitamento dello Stato, dall’altro le famiglie tornano a vedere aumentare il loro potere d’acquisto e rafforzano, seppur di poco, la propensione al risparmio. Il comunicato diffuso dall'ISTAT sui Conti trimestrali dei settori istituzionali offre uno spaccato delle principali dinamiche economiche coinvolgendo pubblica amministrazione, famiglie e imprese.

Deficit pubblico cresce di mezzo punto: finanza pubblica sotto pressione

Il dato più evidente riguarda l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche (AP), che nel primo trimestre del 2025 ha toccato l’8,5% del Prodotto interno lordo (PIL): si tratta di un peggioramento rispetto allo stesso periodo del 2024, quando il deficit era stato dell’8,2%. Questo significa che la spesa pubblica è cresciuta più velocemente delle entrate fiscali e contributive. Anche il cosiddetto saldo primario, ovvero il bilancio al netto degli interessi sul debito, resta negativo: si attesta al -4,7% del PIL, leggermente meglio del -4,8% registrato un anno fa. Nonostante ciò, l’Italia continua a spendere più di quanto incassa, e questo pone delle sfide in vista del contenimento del debito pubblico.

Si parla poi anche del saldo corrente (che misura la sostenibilità immediata della finanza pubblica), che è peggiorato leggermente: -3,5% del PIL contro il -3,4% dell’anno precedente.

Pressione fiscale sale al 37,3% nel primo trimestre: l'effetto delle tasse in crescita

Nel primo trimestre del 2025, la pressione fiscale — cioè il rapporto tra le entrate dello Stato da imposte e contributi e il prodotto interno lordo (PIL) — è salita al 37,3%, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo significa che, nel complesso, cittadini e imprese hanno versato più tasse rispetto al PIL prodotto, anche se l’aumento non implica necessariamente nuovi tributi o aliquote più alte. L’incremento può derivare, ad esempio, da una migliore capacità di riscossione, da una maggiore base imponibile (più redditi e consumi tassati) o da dinamiche legate al ritmo di crescita del PIL. È un dato rilevante perché segnala un maggiore peso fiscale sul sistema economico, che può avere effetti diversi: da un lato, più entrate possono aiutare a finanziare servizi pubblici e contenere il debito; dall’altro, un carico fiscale elevato può frenare consumi e investimenti, soprattutto in una fase in cui famiglie e imprese cercano di rafforzare i propri bilanci. In sintesi, la pressione fiscale in aumento riflette un ritorno alla normalità post-pandemica, ma richiede attenzione per evitare che diventi un ostacolo alla ripresa economica.

Famiglie: più reddito, risparmio in lieve risalita, ma non per tutti

Nel primo trimestre del 2025, le famiglie italiane hanno visto un aumento del reddito disponibile dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. Anche i consumi sono cresciuti, ma in misura più contenuta (+1,2%). Questo scarto ha prodotto un lieve rialzo nella propensione al risparmio, salita al 9,3%, in crescita di 0,6 punti percentuali. Il dato medio non racconta però tutta la storia.

  • Il risparmio in aumento non riguarda tutte le famiglie: quelle con redditi più bassi continuano a faticare a mettere da parte qualcosa.
  • In parte, l’aumento della propensione al risparmio potrebbe derivare anche da una prudenza nei consumi, causata da incertezza economica e inflazione, più che da una reale crescita del benessere.
  • Infine, il livello attuale resta inferiore ai valori precedenti alla pandemia, quando si risparmiava in media di più.

Un segnale positivo arriva dal potere d’acquisto, che è cresciuto dello 0,9%, in linea con l’andamento dei prezzi. Si tratta di una conferma del recupero avviato nel 2023, interrotto solo nel quarto trimestre del 2024.

Sale il potere d'acquisto delle famiglie: risparmio in live risalita, ma non per tutti

L’Italia, insomma, si trova in una fase di transizione delicata: la finanza pubblica resta sotto pressione, con un deficit ancora elevato e margini di manovra limitati.  Il quadro resta estremamente fragile e diseguale: non tutte le famiglie stanno meglio, e le imprese continuano a fare i conti con profitti in calo. La crescita economica sembra dunque esserci, ma procede ancora a passo incerto.

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