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Irpef, cosa vuole cambiare il governo Meloni nel 2025: tasse più basse sopra i 50mila euro di reddito

Nel 2024 il governo Meloni ha ridotto il numero di aliquote Irpef da quattro a tre. Per l’anno prossimo, l’obiettivo è quello di scendere a due, favorendo chi ha un reddito al di sopra dei 50mila euro.
A cura di Luca Pons
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L'intenzione del governo Meloni è dichiarata da tempo: arrivare, l'anno prossimo, a ridurre le tasse per chi ha un reddito medio-alto. Lo ha confermato il viceministro dell'Economia Maurizio Leo, intervenendo alcuni giorni fa al Forum nazionale dei commercialisti: nei prossimi anni l'obiettivo è "riconfermare la riduzione delle aliquote" messa in atto quest'anno, ma considerando che "il meccanismo attuale a tre aliquote penalizza le classi medie: quindi vogliamo abbassare la tassazione anche per loro". Già a dicembre, al Corriere della Sera, Leo aveva annunciato che "la prossima tappa" avrebbe riguardato "i redditi più elevati".

Le classi medie a cui ha fatto riferimento il viceministro sono quelle con un reddito annuale al di sopra dei 50mila euro. Infatti, con la riforma dell'Irpef varata dal governo Meloni per il 2024, il risparmio massimo arriva per chi guadagna tra i 28mila e i 50mila euro (260 euro all'anno in meno da versare). Ci guadagna anche chi prende tra i 15mila e i 28mila euro, pur con un risparmio più ridotto. Non vedono nessuna differenza, invece, coloro che hanno un reddito sotto i 15mila euro e quelli che si trovano al di sopra dei 50mila euro.

Intervenendo in Parlamento a fine gennaio, il viceministro ha detto che lo scaglione Irpef più alto, quello fissato al 43% per chi prende più di 50mila euro all'anno, "è pesante e induce all'evasione". Una soluzione, quindi, potrebbe essere quella di abbassare questa aliquota. Insomma, tagliare l'Irpef a chi ha un reddito medio-alto. Questa novità potrebbe essere finanziata con un altro strumento fiscale che il governo ha varato da poco: il concordato preventivo biennale. Le eventuali maggiori entrate per lo Stato, dovute alle partite Iva che decideranno di aderire, potrebbero essere dedicate a ridurre l'aliquota Irpef più alta. Sono tutti calcoli che andranno fatti a fine anno, però. Anche perché il governo Meloni dovrà trovare i fondi anche per confermare l'attuale taglio dell'Irpef, che costa 4 miliardi di euro all'anno, oltre al taglio del cuneo fiscale che ne costa oltre 10.

L'ipotesi più spinta sarebbe quella di passare all'Irpef a due aliquote, invece di tre. Ad esempio, facendo pagare il 23% fino a 28mila euro di reddito (come avviene oggi) e poi il 35% dai 28mila euro in su. Questa è la divisione che Leo aveva delineato alla fine dell'anno scorso parlando dal palco di Atreju, la manifestazione di Fratelli d'Italia: "Non è pensabile che resti un meccanismo a tre aliquote, perché il contribuente che guadagna 50mila euro non è ricco, paga il 43% e se ci mettiamo le addizionali supera il 50%", aveva dichiarato.

Il viceministro aveva poi continuato, spiegando: "Ha senso creare un meccanismo di tassazione a due aliquote, un 23% sino a un certo tetto, 28mila euro, poi da 28mila passare al 35% ma non andare oltre perché altrimenti le classi medie vengono penalizzate", aveva dichiarato. "Poi vedremo se si potrà arrivare alla flat tax, ma un sistema razionale a due aliquote è quello che che stimolerà crescita e occupazione".

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