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In Italia lo 0,1% della popolazione è ricco quanto il 60% più povero: la denuncia nel rapporto Oxfam

Due nuovi rapporti sulle disuguaglianze pubblicati dalla Ong Oxfam, e presentati oggi, fanno un quadro sulla situazione del mondo e dell’Italia. Dall’inizio della pandemia, il distacco tra ricchi e poveri è aumentato. E i governi continuano a tagliare la spesa pubblica.
A cura di Luca Pons
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Tra dicembre 2019 e novembre 2021, l'1% più ricco della popolazione mondiale ha avuto quasi il doppio dell'aumento di ricchezza, rispetto al restante 99% della popolazione. Infatti, la ricchezza creata in quei due anni è stata di 42mila miliardi di dollari, e il 63% è andato ai più ricchi, mentre gli altri si sono divisi il restante 37%.

A rivelarlo è il nuovo rapporto di Oxfam, "La disuguaglianza non conosce crisi", presentato in apertura del World economic forum di Davos, in Svizzera. In pratica, per ogni 100 dollari di ricchezza creata tra fine 2019 e fine 2021, 63 dollari sono andati all'1% più ricco, che oggi ha il 45,6% della ricchezza mondiale. Per la prima volta, nel periodo preso in considerazione dal rapporto sono aumentate allo stesso tempo sia l'estrema ricchezza che l'estrema povertà.

In Italia, gli ultra milionari sono ricchi quanto il 60% della popolazione messo insieme

Per quanto riguarda i dati italiani, un rapporto a parte intitolato DisuguItalia è stato reso noto oggi. A fine 2021, chi aveva un patrimonio di più di 5 milioni di dollari (cioè lo 0,134% della popolazione) aveva una ricchezza pari a quella del 60% degli italiani più poveri. Guardando al 5% più ricco della popolazione, questo ha una quota di ricchezza (il 41,7%) che è più alta di quella dell'80% più povero (fermo al 31,4%).

La povertà assoluta, cresciuta in Italia nel 2020 e poi stabile nel 2021, colpisce 1 milione e 960mila famiglie (il 7,5% del totale) e 5,6 milioni di persone (il 9,4% della popolazione). Uno dei motivi per l'aumento della povertà è che i salari sono rimasti bassi.

In Italia, si legge nel rapporto, il problema vale soprattutto per "i circa 6,3 milioni di dipendenti del settore privato (oltre la metà del totale dei dipendenti privati) in attesa del rinnovo dei contratti nazionali". Con le regole attuali, questi lavoratori rischiano che l'adeguamento degli stipendi, quando saranno rinnovati i contratti, sia "insufficiente a contrastare l'aumento dell'inflazione".

Un dato, quello dell'inflazione che abbassa gli stipendi, valido a livello mondiale. Nel 2022, secondo le stime Oxfam, almeno 1,7 miliardi di lavoratori abitavano in Paesi dove l'inflazione ha superato la crescita media dei salari.

Dalla povertà estrema agli extra-profitti delle grandi aziende

"È il 2020 l’anno in cui si è interrotta una tendenza di lungo corso alla riduzione della povertà estrema nel mondo", ha spiegato Mikhail Maslennikov, policy advisor di Oxfam. "Il numero delle persone che vivono con meno di 2,15 dollari al giorno è aumentato dell’11%, sono circa 70 milioni di persone cadute in povertà estrema. Non c'era un aumento dal 1998, e un aumento di questa intensità dal 1990″. Nel 2021, le persone che hanno sofferto la fame sono circa 800 milioni: quasi una persona su dieci in tutto il mondo.

"Quelli che chiamano ‘cigni neri', gli eventi imprevedibili come la pandemia o la guerra in Europa, per le grandi compagnie dell'energia e dell'agroalimentare sono state grandi opportunità", ha detto Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia. E infatti i dati dell'organizzazione mostrano che 95 grandi aziende, nel settore dell'energia e dell'agroalimentare, hanno realizzato extra-profitti nel 2022 per 306 miliardi di dollari.

"Allo stesso tempo è dato ormai per perso, lo dice anche la Banca Mondiale, il primo degli obiettivi dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, quello dello sradicamento della povertà", ha aggiunto Petrelli.

I governi continuano a tagliare la spesa pubblica

Il rapporto Oxfam sulla situazione globale segnala anche che, da parte dei governi mondiali, sarebbe necessario un investimento maggiore per contrastare le disuguaglianze. Invece, da qui al 2027, almeno 148 Paesi hanno in programma di ridurre la spesa pubblica. Complessivamente, è previsto un taglio da 7.800 miliardi di dollari, che interesserà anche settori come la sanità, l'istruzione e il sostegno alla povertà, colpendo le fasce più vulnerabili della popolazione.

Sarebbe necessario "un sistema fiscale più equo", ha detto Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International. In particolare, bisognerebbe "partire da un maggiore prelievo sugli individui più facoltosi", che è uno degli strumenti  più efficaci "per il contrasto alle disuguaglianze".

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