L’ultimatum rivolto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai suoi vice, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, viene considerato dalle opposizioni come un’ammissione di una crisi di governo in corso. Così in molti, a partire dagli esponenti del Pd, chiedono a Conte di riferire in Parlamento su questa vicenda, nonostante le rassicurazioni già arrivate sia dalla Lega che dal Movimento 5 Stelle. Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, sostiene che “le parole di Conte hanno aperto ufficialmente la crisi di Governo. I continui litigi, le prevaricazioni e i distinguo tra Lega e M5s non consentono più al presidente del Consiglio di svolgere la sua azione di guida del governo, se mai l’abbia svolta. È lui stesso ad averlo detto oggi con molta chiarezza rivolgendosi a Salvini e Di Maio e mettendo sul tavolo le sue dimissioni: il fallimento è certificato da coloro che lo hanno provocato. Adesso, se è rimasto almeno un minimo di rispetto delle Istituzioni democratiche, Conte prenda coraggio e venga a riferire in Parlamento sull’inattività del governo che dura da mesi e sulle sue intenzioni. L’Italia merita di più”.

Duro anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti: “Conte ha ammesso la paralisi, il disastro e il fallimento del suo governo che noi denunciamo da settimane. Tutto questo ha un costo immenso per il Paese che drammaticamente stanno pagando gli italiani. Ciò che Conte non ha detto è il bilancio disastroso di questi 12 mesi di governo giallo-verde e che vede oggi un Paese che ha più debiti, meno crescita, meno lavoro e meno investimenti. Il governo ha reso più poveri milioni di italiani, lavoratori, operai, pensionato colpiti dalle chiacchiere ma in realtà lasciati soli”. Interviene anche l’ex segretario dem ed ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, su Twitter: “Quando un Premier parla alla Nazione dice qualcosa di importante. La conferenza di Conte segna una figuraccia per le Istituzioni: mai si era palesata così evidente la figura di un premier che non decide, non conta e non governa”.

Prova a rassicurare sulla tenuta del governo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, esponente di spicco del M5s: “Leale collaborazione? Da parte nostra certamente sì. Io sono fiducioso”. Piovono critiche, invece, da tutte le forze di opposizione. Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia, attacca: “Le ‘comunicazioni importanti' di Giuseppe Conte si trasformano nella naturale continuazione di questo governo: una tragica barzelletta. In una sorta di seduta di autocoscienza assolutoria, Conte si loda e si imbroda vanagloriandosi dei pessimi risultati di un esecutivo contronatura. La richiesta di fiducia telematica invocata ai vicepremier è la continuazione di una commedia penosa che fotografa l'immobilismo di un esecutivo che l'Italia non merita. Alla luce delle considerazioni fatte, Giuseppe Conte oggi avrebbe dovuto soltanto rassegnare le sue dimissioni. Ci voleva dignità, categoria smarrita nelle chiacchiere dei fanfaroni che popolano Palazzo Chigi”.

Critica anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Governo alle prese con il ‘Gioco del cerino' tra Conte, Lega e M5S per vedere a chi affibbiare la responsabilità di far cadere il Governo prima di dover affrontare la legge di Bilancio. Lo avevamo purtroppo previsto, quando già nel 2018 denunciavamo che il Governo non sarebbe stato in grado di affrontare la nuova legge di Bilancio per le spese insensate sostenute e per la mancanza di una strategia di crescita economica”. Infine, chiede a Conte di riferire in Parlamento anche il capogruppo di Leu alla Camera, Federico Fornaro: “Adesso Conte venga subito in Parlamento perché non può bastare una conferenza stampa”.