Lo scontro all'interno del M5s si fa sempre più aspro. Dopo le dichiarazioni al veleno di Alessandro Di Battista indirizzate all'ala ‘governista' dei pentastellati, rilanciate poi da altri esponenti grillini, sempre più insofferenti verso i vertici e verso l'alleanza con il Pd, nel giorno dell'11esimo compleanno del M5s rompe il silenzio Davide Casaleggio, presidente dell'associazione Rousseau, e lo fa con un post sul Blog delle Stelle, dal titolo evocativo ‘Noi Siamo Movimento', in cui attacca il ‘partitismo'. È lo stesso Alessandro Di Battista a rilanciare il messaggio del figlio del co-fondatore su Facebook: "Vi consiglio di leggere. Buon compleanno Movimento 5 Stelle".

Un post che è soprattutto un monito a chi ha dimenticato la "missione" del M5s: "Garantiremo le attività che verranno richieste dal capo politico del Movimento 5 Stelle, così come abbiamo sempre fatto con serietà e lealtà, per la realizzazione del percorso che il Movimento riterrà di voler fare, ma qualora, per qualche motivo, si avviasse la trasformazione in un partito, il nostro supporto non potrà più essere garantito, dal momento che non sarebbe più necessario poiché verrebbero meno tutti i principi, i valori e i pilastri sui quali si basa l'identità di un Movimento di cittadini liberi e il suo cuore pulsante di partecipazione che noi dobbiamo proteggere", ha scritto.

"Il Movimento 5 stelle è nato proprio con alcune promesse agli iscritti e agli elettori che io non ho dimenticato e non posso sconfessare. La prima di queste è che non saremmo mai diventati partito, non solo come struttura, ma soprattutto come mentalità", ha sottolineato. "Molti – prosegue- confondono la parola partito con una struttura organizzativa, ma in realtà è un'impostazione di potere. Il partito ha un gruppo di poche persone che decide tutto per tutti. Le liste elettorali, le nomine, i programmi, i supporti elettorali nelle diverse città. Nel movimento invece il potere si esercita dal basso e si trovano tutti i modi per garantire la trasparenza e la condivisione delle scelte tra gli iscritti".

"Il partito crede nella delega a un rappresentante, il Movimento nel coinvolgimento attivo del singolo partecipante. Il partito prende i finanziamenti pubblici, crea strutture stipendiate per ex eletti, non crede che ci siano limiti ai mandati parlamentari e crea strutture decisionali che esproprino i cittadini dal loro ruolo di indirizzo e di scelta. Il Movimento non ha paura della strada più lunga, si autofinanzia, crede nel rinnovamento generazionale, ha il suo fondamento nell'idea che la politica non debba diventare una professione".

"Il nostro modello – spiega ancora Casaleggio – è evoluto e sicuramente deve evolvere ancora. Bisogna guardare avanti e non indietro. Non guardare indietro significa non avere nostalgia di come eravamo nel 2009, ma neanche guardare al 1950. II partitismo è il rifugio di chi ha paura di perdere i privilegi che ha accumulato, ma solo chi è disposto a perdere tutto quello che ha, può ottenere tutto quello che vuole. Il partitismo è qualcosa che entra piano piano e poi rimane indelebile nel ricordo di ciò che non ha funzionato".

"Ma il partitismo è soprattutto incompatibile con l'idea di movimento, di unicità e di partecipazione che è racchiuso in quel simbolo disegnato sulla scrivania di mio padre. Un simbolo basato su valori, idee e battaglie ben precisi, su principi chiari di partecipazione e soprattutto legato a un'esperienza bellissima di 11 anni di un movimento che ha cambiato la storia dell'Italia combattendo proprio contro l'idea di partito, di casta e di accentramento delle decisioni nelle mani di pochi privilegiati chiusi in qualche stanza".

"Per questo faremo tutto quello che è possibile per evitare che venga consegnato alla storia come il simbolo del fallimento delle promesse fatte e lavoreremo ancora di più per rilanciare quei valori che hanno reso il Movimento quello che è".

Casaleggio: "Ho rifiutato un ministero"

Casaleggio nel suo lungo intervento racconta anche di aver rifiutato la guida di un ministero: "Per 15 anni ho prestato la mia attivita gratuitamente per un'idea di partecipazione collettiva. Quando mi è stata offerta la guida di un ministero, ho rifiutato pensando che il ruolo di supporto del movimento fosse più importante. Ho sempre rispettato i ruoli anche quando non ero d'accordo con le scelte prese".

"Ho dovuto sopportare insinuazioni, attacchi e calunnie nei miei confronti e nei confronti di mio padre anche da persone che grazie al nostro lavoro ricoprono oggi posizioni importanti. Il mio silenzio negli anni è stato un atto di profondo rispetto nei confronti di chi ha creduto nel nostro sogno, così come oggi ritengo sia doveroso parlare per onestà intellettuale".