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Opinioni

Il modo in cui il governo italiano cerca di difendere Trump e l’Ice è imbarazzante

Silenzio assoluto di Meloni e Salvini sulle violenze dell’Ice, cui fanno il paio le dichiarazioni imbarazzanti di Tajani. Un silenzio, che dopo giorni di bambini rapiti e incarcerati e attivisti uccisi a sangue freddo, è difficile non pensare sia assenso.
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Silenzio sull’omicidio di Renee Nicole Good. Silenzio su quello di Alex Pretti. Silenzio su Liam Conejo Ramos, il bambino di cinque anni rapito e usato per fare da esca e arrestare il padre assieme a lui. Silenzio su una bambina di due anni deportata. Silenzio su una mamma e una figlia rapite. Silenzio su tutte le violenze, documentate, rivendicate, difese dall’ICE e dall’amministrazione Trump.

Silenzio. Di Giorgia Meloni. Di Matteo Salvini. Di tutti quelli che in questi mesi, anni, si sono sperticati in lodi per Donald Trump, che ci hanno spiegati che era comunque il leader del mondo libero, che ci voleva anche da noi uno così, che il vero problema era l’immigrazione, la cancel culture, l’ideologia woke. E non il disegno imperialista di chi si sveglia e vuole la Groenlandia, e il giorno dopo il Canada. E non il disegno repressivo di chi decide che anche nell’Occidente libero e bello le proteste e le resistenze vadano represse col sangue. E che la colpa è sempre di chi si oppone.

E quando il silenzio si rompe, quando qualcuno parla, finisci per rimpiangere il silenzio. Lo rimpiangi quando Salvini dice che i dazi sono un’opportunità per le imprese italiane, quando Meloni si augura il Nobel per la pace a Trump, quando il ministro degli esteri Antonio Tajani dice, testuale, che “Ci sia una consapevolezza anche nella Casa Bianca che certi eccessi non vadano bene" proprio nel giorno in cui Trump invia lo zar dei confini Tom Homan in Minnesota a dare manforte al cosplayer delle SS Greg Bovino. Quello stesso Tom Homan che nel 2014 – sì, sotto la presidenza Obama: chi è senza peccato… – aveva teorizzato e praticato la separazione tra i migranti e i loro figli per dissuaderli dal partire. Nel giorno in cui il candidato repubblicano a governatore del Minnesota si è ritirato dalla corsa perché “Non posso sostenere la ritorsione dichiarata dei repubblicani a livello nazionale verso i cittadini del nostro stato, né posso considerarmi un membro di un partito che lo farebbe”.

Ecco: queste sono le parole che vorremmo sentire. Quelle di uomini e donne di destra che si dissociano dall’autoritarismo repressivo e violento di Trump e delle sue milizie, dalle bugie ripetute senza sprezzo del ridicolo per coprire quelle violenze, da un modo di gestire la questione migratoria che non ha giustificazioni morali, prima ancora che politiche. Quel che abbiamo visto in Italia, finora, è solo un assordante e insopportabile silenzio, mentre i media amici giustificano e sostengono Trump.

Un silenzio che dura ormai da troppo tempo, per non pensare che sia assenso

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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