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Il ministro Piantedosi spiega il piano del governo Meloni contro infiltrazioni e attacchi terroristici

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato in Senato che il governo Meloni ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza per i siti “sensibili”, ma anche di intensificare i controlli alla frontiera e negli hotspot di migranti. Questo perché il conflitto tra Israele e Palestina, secondo il ministro, porterebbe il rischio di “infiltrazioni terroristiche”:
A cura di Luca Pons
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Il governo Meloni potenzierà non solo per quanto riguarda la sicurezza interna, ma anche i controlli alle frontiere e degli ingressi di persone migranti in Italia, per evitare infiltrazioni terroristiche dopo lo scoppio del conflitto tra Israele e Palestina. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, rispondendo in Senato a un'interrogazione della Lega. Per evitare il rischio che qualcuno "emuli gli atti criminali di Hamas" in Italia, come aveva detto Giorgia Meloni, sono già state intensificate le misure di sicurezza per gli "obiettivi sensibili". Questo termine usato da Piantedosi può fare riferimento alle sinagoghe, ma più in generale a tutti quei luoghi che potrebbero potenzialmente essere degli obiettivi per un eventuale attacco terroristico.

Nell'interrogazione, la senatrice leghista Stefania Pucciarelli ha parlato del rischio che il conflitto in Israele dia "vigore alla minaccia jihadista globale", rendendo "necessario l'innalzamento del livello di attenzione verso ogni possibile obiettivo e un rafforzamento delle misure di prevenzione sul territorio", ma anche "azioni di contrasto all'immigrazione clandestina, vista come potenziale veicolo del fondamentalismo islamico" nel nuovo "piano antiterrorismo" del governo. Piantedosi ha risposto sulla stessa linea. Per prima cosa ha garantito che c'è già stato un "rafforzamento di tutti i dispositivi di osservazione e controllo riferiti agli obiettivi sensibili presenti sul territorio nazionale",  oltre alle misure di "prevenzione generale" che riguardano soprattutto le aree "di maggior transito". In più, si sono già attivate le Prefetture per adottare le misure di difesa dei "siti sensibili".

Non solo, ma il Comitato analisi strategica antiterrorismo del ministero dell'Interno (che unisce Polizia, Carabinieri, agenzie di intelligence e anche il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, quando necessario) è stato messo in azione per valutare la situazione. In particolare, ha specificato Piantedosi, si tiene d'occhio "l'evoluzione dei profili di rischio" specialmente nei "contesti antagonisti" e "nell'ambiente penitenziario", dove ad esempio si ritiene che ci sia il rischio di una radicalizzazione.

Infine il ministro ha toccato il tema dei migranti: "L'azione del governo sin dal suo insediamento si è incentrata su ogni forma di contrasto all'immigrazione irregolare, anche in relazione ai possibili profili di rischio di infiltrazione terroristica nei flussi", ha affermato. Secondo questa logica, quindi, nella situazione attuale servirà "una più elevata attenzione", potenziando "i controlli delle frontiere, delle principali aree di sbarco e degli hotspot nazionali". Ci sarà perciò uno sforzo maggior per "ogni raccordo informativo tra le forze di polizia e le agenzie di intelligence, per monitorare l'evoluzione del conflitto e i suoi possibili riflessi sui flussi migratori, sugli ingressi e sulle presenze nel territorio nazionale".

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