L'accordo tra Italia e Malta per la gestione dell'immigrazione è entrato in funzione. Significa che il patto siglato a fine settembre a La Valletta, che prevede una ripartizione automatica delle quote di profughi che sbarcano sulle coste isola-Stato o sul nostro Paese, e non stabilita volta per volta dopo giorni di braccio di ferro, come è avvenuto nell'ultimo anno viene ora pienamente applicato, nell'attesa che arrivi una revisione più organica del trattato di Dublino.

L'accordo stretto tra Italia e Malta (per il nostro governo era presente la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese) stabilisce che i ricollocamenti dei richiedenti asilo devono essere effettuati in modo più rapido, cioè entro quattro settimane. Il documento, intitolato ‘Programma temporaneo e predefinito per le riallocazioni', prevede che ogni volta che una nave delle ong si troverà in emergenza e chiederà un porto sicuro, il governo maltese e quello italiano daranno l'ok per lo sbarco dei migranti; ma dopo la prima accoglienza, i profughi dovranno essere trasferiti in altri Stati Ue. Come ha spiegato anche il Corriere della Sera, il meccanismo è ormai operativo: ai a Germania, Francia e Malta potrebbero aggiungersi presto anche Cipro, Lussemburgo e Grecia, e ora si tratta anche con la Romania. Mentre continuano a dirsi contrari i Paesi dei Visegrad, cioè Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovacchia, che si oppongono al principio di una ridistribuzione "automatica e preventiva", che la ministra Lamorgese sta cercando di far passare in Europa.

Cosa è successo negli ultimi sbarchi, che avevano intrapreso un viaggio per attraversare il Mediterraneo e raggiungere l'Europa? Nel caso della nave Ocean Viking, attraccata al porto di Messina una settimana fa, con 213 naufraghi a bordo, il meccanismo ha funzionato: tranne le donne incinte e i bambini che rimarranno nella città siciliana, gli altri verranno distribuiti tra Germania, Francia, Irlanda, Spagna e Portogallo, secondo un'equa ripartizione delle quote. Lo stesso è avvenuto successivamente con la Open Arms, che ha attraccato a Taranto con 62 stranieri; poi è stata la volta della Aita Mari, giunta a Pozzallo con 78 persone. Complessivamente la Germania ha accolto 69 richiedenti asilo, la Francia 90, il Portogallo 20, la Spagna 25 e l'Irlanda 6. Inoltre l'accordo ha ottenuto un importante traguardo: l'intesa infatti riguarda la ripartizione non solo dei potenziali aventi diritto alla protezione internazionale, ma anche dei migranti economici.

Un enorme passo avanti, sebbene la Lega avesse mostrato in più di un'occasione non pochi dubbi, giudicando l'intesa "una resa, meschinamente spacciata come accordo ragionato e ponderato da questo esecutivo improbabile, alle prerogative franco-tedesche". In realtà il patto firmato a La Valletta, è entrato a regime anche come conseguenza del calo degli arrivi, che in un anno sono più che dimezzati: dai 23.370 del 2018 si è giunti ai 10.882 del 2019. Stando ai dati del Viminale però nel 2019 sono stati trasferiti con ricollocamenti 262 migranti, 172 di quali dopo il 5 settembre, cioè quando ormai si era insediato il governo Conte 2 e Matteo Salvini non era più al ministero dell'Interno. Negli ultimi tre mesi "i trasferimenti con ricollocamento sono stati 172 (57 al mese) che comprendono anche le quote offerte precedentemente dai Paesi Ue". Una media molto più alta di quella registrata tra giugno 2018 e agosto 2019 quando "i migranti trasferiti con ricollocamento sono stati 238 (16 al mese)".