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Il governo Meloni rinuncia a 450 milioni di euro di tasse sugli extraprofitti delle aziende energetiche

Le grandi aziende energetiche non dovranno versare l’ultima rata della tassa sugli extraprofitti e risparmieranno così 450 milioni di euro. Lo ha deciso il governo Meloni con il decreto Anticipi. L’anno prossimo alle stesse aziende sarà richiesto un contributo di solidarietà della stessa cifra.
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A cura di Luca Pons
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Niente più obbligo per le grandi aziende energetiche di pagare la tassa sugli extraprofitti: se ne riparla nel 2024. La novità arriva con un articolo del decreto Anticipi, che al momento è in discussione al Senato, e che prevede di cancellare l'ultima rata dell'imposta sugli extraprofitti rivolta alle aziende del settore dell'energia. In teoria, invece, il pagamento avrebbe dovuto avvenire entro il 30 novembre di quest'anno. Secondo una relazione tecnica, si tratterebbe di uno "sconto" da circa 450 milioni di euro.

Il tema della tassa sugli extraprofitti delle grandi aziende energetiche è stato particolarmente sentito da quando, anche a causa dello scoppio della guerra in Ucraina, i prezzi dell'energia sono aumentati a dismisura. E, di conseguenze, sono saliti anche i guadagni delle aziende di energia elettrica, gas, petrolio… La stima è che tra il 2021 e il 2023 abbiano ottenuto profitti per circa 70 miliardi di euro.

Il governo Draghi aveva introdotto questa imposta e nella legge di bilancio per il 2023, approvata circa un anno fa, il governo Meloni aveva deciso di confermarla, anche se in una versione più ‘morbida'. Anche a causa dei ricorsi legali delle aziende interessate, le scadenze per il versamento sono poi state spostate più volte: prima al 30 giugno e poi al 30 novembre 2023. Ora, il governo apparentemente ha deciso di rinunciare del tutto.

In compenso, il decreto Anticipi prevede che nel 2024 le stesse aziende siano chiamate a versare un "contributo di solidarietà", sempre dello stesso importo: 450 milioni di euro. Il pagamento dovrebbe essere diviso in due rate, una entro il 30 maggio e una entro il 30 ottobre, ma resta da vedere se ci saranno ulteriori rinvii nei prossimi mesi.

A segnalare la norma è stato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli, che ha attaccato: "Questa situazione rappresenta la concezione di giustizia sociale di Meloni e l'approccio pragmatico all'ambiente da parte della premier, che consiste nel prendere fondi pubblici e destinarli alle compagnie energetiche mentre il caro energia impoverisce famiglie e imprese". Il caso ha portato alla reazione anche di Elly Schlein, segretaria del Pd: "Non bastava accanirsi sulle famiglie dicendo no alla proroga del mercato tutelato di luce e gas: ora arriva anche il regalo di Natale per le società energetiche alle quali la proroga è stata invece concessa eccome. Forte coi deboli e debole coi forti".

Anche il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, è intervenuto: "Con Giorgia Meloni saldi e sconti per banche e grandi società energetiche e salasso per i cittadini alle prese con l'aumento di mutui e bollette", ha scritto sui social. "I colossi dell'energia hanno accumulato incassi record con i rincari di questi mesi". Per Stefano Patuanelli, ex ministro e capogruppo al Senato del M5s, "con il dl Anticipi si sancisce il definitivo inchino di Meloni alle lobby di ogni tipo".

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