Il disegno di legge Pillon viene definitivamente accantonato. Prima c’è stato il rinvio da luglio a settembre. Ora, con il cambio di governo, lo stop sembra definitivo. Anche perché ad assicurarlo è il neo-ministro delle Pari opportunità e della famiglia, Elena Bonetti. Che con un tweet sembra liquidare una volta per tutte il testo sull'affido condiviso presentato dal senatore leghista Simone Pillon. Il messaggio lanciato dal ministro è chiaro: “Se mi hanno lasciato nel cassetto una copia del ddl Pillon? Non mi sono informata ma per quanto mi riguarda resterà nel cassetto”. Una decisione che non stupisce: il Pd ha più volte e con veemenza protestato contro questo disegno di legge, lottando per riuscire a rinviarlo a luglio, rimandando tutto a settembre. Ma con il cambio di governo l’obiettivo sembra raggiunto e il ddl dovrebbe essere superato.

Le proteste del Pd contro il ddl Pillon, in realtà, non erano isolate: anche il Movimento 5 Stelle, o almeno una sua parte, ha criticato alcuni aspetti del disegno di legge. E il rinvio di luglio non è stato casuale: allora si era deciso di rinviare tutto a settembre, elaborando un nuovo testo che tenesse insieme i cinque precedentemente presentati. E il compito di unificare i testi spettava allo stesso Pillon. Un incarico da cui, con la nuova maggioranza, verrà senz’altro sollevato, come garantito dal ministro Bonetti. L’opposizione al ddl sull’affido condiviso era stata portata avanti anche e soprattutto dalle tante associazioni, soprattutto quelle femministe, che hanno accusato il provvedimento di voler trattare i figli non come un soggetto di diritto ma come un semplice oggetto.

Il ddl Pillon sull’affido condiviso

La legge 375 presentata dal senatore Simone Pillon, tra gli organizzatori del Family Day, prevede una serie di misure fortemente criticate. A partire dall’obbligo di mediazione (a pagamento) nei casi di conflitti familiari, con lo scopo di evitare l’arrivo in tribunale. Uno dei punti più controversi di questa legge, ma non l’unico. Altre critiche sono piovute sulla decisione di dire basta all’assegno di mantenimento per il genitore convivente. Così come sull’equilibrio obbligatorio tra le due figure genitoriali, un principio che non tiene conto dei rapporti che il minore ha con l’uno e con l’altro genitore e che prevede tempi uguali da trascorrere, per il figlio, con ognuno dei due. Una misura che è stata definita dalle associazioni come “genitorialità coatta”.

Un segnale che faceva intravedere concrete possibilità di accantonare la legge era arrivato già negli scorsi giorni, quando le associazioni femministe e i centri antiviolenza hanno deciso di sospendere la manifestazione contro il ddl prevista per il 28 settembre. Una protesta sospesa, ma non annullata perché l’obiettivo finale è che il testo e tutti quelli a lui collegati “devono essere ritirati”.