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Il Cnel boccia il salario minimo per legge: “Si rafforzi la contrattazione collettiva”

Nel corso della seduta dell’assemblea del Cnel, è stato illustrato il documento relativo agli esiti della prima fase istruttoria tecnica sul lavoro povero e il salario minimo: è arrivato il primo no alla fissazione di un salario minimo orario per legge.
A cura di Annalisa Cangemi
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Ad agosto il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, presieduto da Renato Brunetta, era stato incaricato dal governo di analizzare la questione del salario minimo, alla luce anche della proposta di legge sul salario minimo a 9 euro l'ora avanzata dalle opposizioni.

L'Assemblea del Cnel ha esaminato questa mattina il primo documento tecnico sul lavoro povero e il salario minimo, precedentemente approvato dalla Commissione dell'Informazione: il testo, un'analisi di 24 pagine, è passato con l'ok di tutte le associazioni imprenditoriali e sindacali rappresentate nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, tranne la Cgil, che ha votato contro, e la Uil, che si è astenuta. L'Assemblea ha preso atto positivamente del lavoro finora svolto dalla Commissione e del documento prodotto, che confluirà nel testo finale, che sarà discusso in assemblea il 12 ottobre.

La Commissione dell'Informazione ha prodotto la prima parte del documento richiesto dalla presidente del Consiglio, quella dedicata all'inquadramento e all'analisi del tema. La seconda parte, dedicata alle proposte, verrà consegnata ai consiglieri entro il 6 ottobre.

Uno dei punti salienti del documento è che la povertà lavorativa in Italia è un fenomeno che va oltre la questione salario: "Nel dibattito pubblico, la povertà lavorativa è spesso collegata a salari insufficienti mentre questa è il risultato di un processo che va ben oltre il salario e che riguarda i tempi di lavoro (ovvero quante ore si lavora abitualmente a settimana e quante settimane si è occupati nel corso di un anno), la composizione familiare (e in particolare quante persone percepiscono un reddito all'interno del nucleo) e l'azione redistributiva dello Stato".

"Quale che sia la decisione politica in merito all'introduzione o meno nel nostro ordinamento giuridico di un salario minimo fissato per legge", il Cnel segnala "l'urgenza e l'utilità di un piano di azione nazionale, nei termini fatti propri della direttiva europea in materia di salari adeguati, a sostegno di un ordinato e armonico sviluppo del sistema della contrattazione collettiva in termini di adeguamento strutturale di questa fondamentale istituzione di governo del mercato del lavoro alle trasformazioni della domanda e della offerta di lavoro", si legge nel documento discusso dall'assemblea del Cnel.

Il piano d'azione offrirebbe una "risposta sinergica, là dove condotta da attori qualificati e realmente rappresentativi degli interessi del mondo del lavoro, tanto alla questione salariale (per tutti i lavoratori italiani e non solo per i profili professionali collocati agli ultimi gradini della scala di classificazione economica e inquadramento giuridico del lavoro) quanto al nodo della produttività".

"Il tema, a parere del Cnel – prosegue la nota – non è quanta parte della retribuzione debba mantenersi in capo alla contrattazione collettiva, bensì invece come estendere le migliori pratiche di contrattazione alla generalità del lavoro".

"Particolarmente importante, per la quantità di risorse pubbliche investite,- si legge sempre nella nota del Cnel – è anche un attento monitoraggio della contrattazione di produttività di secondo livello e delle misure di sostegno al welfare aziendale di modo che i benefici della fiscalità generale vadano effettivamente a favore di quelle imprese che investono sulla qualità del lavoro e garantiscono trattamenti retributivi minimi e complessivi adeguati nel rispetto dei principi costituzionali (articolo 36 Cost). A parere del Cnel passi avanti in questa direzione possono essere fatti se il sistema delle Comunicazioni Obbligatorie sarà allineato al codice Cnel-Inps ed esteso al repository della contrattazione decentrata".

Tasso copertura contratti vicino al 100%

Secondo il documento il tasso di copertura della contrattazione collettiva che in Italia "si avvicina al 100%, di gran lunga superiore all'80%", richiesto da Bruxelles. Vengono inoltre citati dati Istat del 2019 secondo il salario medio orario è di 7,10 euro e quello mediano di 6.85 euro, in linea con i parametri europei. "Da qui la piena conformità dell'Italia ai due principali vincoli stabiliti dalla direttiva europea e cioè l'assenza di obblighi di introdurre un piano di azione a sostegno della contrattazione collettiva ovvero una tariffa di legge", recita il documento.

Le reazioni

"Penso che il governo ha fatto un errore nello scaricare sul Cnel, che non può sostituirsi né al governo né alle parti sociali. Il governo a un certo punto deve dire quello che vuole dare", ha commentato il segretario della Cgil Maurizio Landini all'iniziativa per i 20 anni di Sky. "Siamo di fronte a un'emergenza salariale fondamentale – ha aggiunto – c'è un livello di precarietà incredibile".

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