Il centrodestra si spacca sul terzo mandato, FI e FdI bocciano la proposta della Lega

La nuova proposta della Lega sul terzo mandato non è passata. Come previsto, dato che il Carroccio si era mosso in autonomia senza raggiungere un accordo con i suoi alleati, la commissione Affari costituzionali del Senato ha respinto l'emendamento leghista al ddl sui consiglieri regionali. Si esaurisce, così, anche l'ultimo (forse) tentativo di Matteo Salvini di permettere ai presidenti di Regione di restare in carica per tre mandati, invece di due.
Calderoli: "Non ho apprezzato il muro di Forza Italia"
Sono stati solo cinque i voti a favore. Tre della Lega, uno di Italia viva e uno delle Autonomie. Ben quindici i contrari e due gli astenuti: il senatore di Fratelli d'Italia Domenico Matera e, per cortesia ‘istituzionale', il presidente della commissione Alberto Balboni, sempre di FdI.
La bocciatura era annunciata. La proposta era stata presentata dopo giorni di colloqui con Fratelli d'Italia e Forza Italia che però non avevano portato a niente. Troppo netta l'opposizione dei forzisti, mentre FdI aveva lasciato la porta aperta, ma solo se fosse arrivata l'intesa tra gli altri due alleati ("se non c'è l'accordo tra Lega e Forza Italia, per il bene e l'unità della coalizione, non possiamo votare l'emendamento", aveva affermato il capogruppo meloniano Giovanni Donzelli).
"C'era stata anche un'ipotesi di un potenziale accordo che non si è trovato", ha dichiarato il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli. "Ci sono state due astensioni da parte di FdI e devo dire che ho apprezzato la disponibilità ad all'affrontare l'argomento e a trovare delle possibili soluzioni. Non ho apprezzato il muro eretto da Forza Italia. Non è una questione di politica di governo, però non ho apprezzato questo gesto". Il segretario di FI Antonio Tajani ha sminuito: "Non è che il centrodestra si fonda sul terzo mandato, la nostra coalizione si basa su accordi politici, sulle questioni della giustizia, sulla riforma del premierato, sulla riforma dell'autonomia, quindi su questioni serie e importanti".
Perché la Lega insiste sul terzo mandato (e a FI non interessa)
Oltre alle storiche posizioni politiche sul tema, c'è anche il fatto che nel breve e medio termine chi ha da guadagnare di più dal terzo mandato è proprio la Lega. Quest'anno il presidente del Veneto Luca Zaia terminerà il suo secondo mandato da quando il limite è in vigore, nel 2028 sarà il turno di Attilio Fontana in Lombardia. Le due ‘roccaforti' leghiste torneranno in discussione, e gli alleati potrebbero chiedere di presentare i loro candidati invece di un nome della Lega.
Nel 2028 scadranno i dieci anni anche di Massimiliano Fedriga in Friuli-Venezia Giulia e Maurizio Fugatti nella Provincia autonoma di Trento, ma trattandosi di territori con regole diverse la situazione potrebbe cambiare. In ogni caso, il ‘dominio' leghista al Nord potrebbe essere messo a rischio, soprattutto da FdI che potrebbe voler imporre dei propri candidati vedendo i consensi che ottiene in quelle Regioni.
Al contrario, per i forzisti non ci saranno scadenze di secondo mandato fino al 2029: Alberto Cirio in Piemonte e Vito Bardi in Basilicata. Nel frattempo, ci saranno numerose altre elezioni regionali e i rapporti di forza tra i partiti del centrodestra (chi governa più regioni, chi quelle più importanti, e così via) si potranno bilanciare. E nel 2027, alle elezioni nazionali, quegli stessi rapporti potrebbero cambiare.
C'è ancora la possibilità terzo mandato per le Regioni a statuto speciale
Niente da fare per Zaia e Fontana (o Vincenzo De Luca in Campania), ma la partita è ancora aperta per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome, come detto. Su queste la Corte costituzionale sarà presto chiamata a esprimersi: il governo Meloni (ancora andando contro la posizione della Lega) ha deciso a maggio di impugnare una legge della Provincia autonoma di Trento con cui Maurizio Fugatti si stava aprendo la porta per il terzo mandato.
La sentenza potrebbe anche dare un giudizio sulle Regioni a statuto speciale, potenzialmente chiudendo a Fedriga in Friuli-Venezia Giulia. Pochi giorni fa proprio Fedriga ha commentato con toni duri l'opposizione di FI al terzo mandato: "Se c'è qualcuno che vuole vincere facendo fuori l'avversario e dicendo che non si può candidare, è legittimo. Io vorrei vincere in realtà confrontandomi con l'avversario e magari essere scelto dai cittadini e non invece eliminare l'avversario per legge".