I certificati di malattia si potranno chiedere anche per il giorno prima: la circolare Inps cambia le regole
I medici di famiglia sono sempre meno e sempre più oberati di lavoro, tra visite in studio e a domicilio, burocrazia e tanti pazienti a carico, spesso anziani e afflitti da malattie croniche. Finora, se un lavoratore si ammalava e il dottore – magari a causa degli impegni – non riusciva a visitarlo il giorno stesso ma solamente l’indomani, e nel suo studio, l’Inps non riconosceva al dipendente la prima giornata di malattia. Ora, però, le cose sono cambiate: la visita potrà sempre valere, in modo retroattivo, per giustificare la malattia dal giorno prima. Lo ha stabilito l'Inps con un'apposita circolare.
Con le regole precedenti, la malattia decorreva dal giorno in cui il medico compilava il certificato a conclusione della visita. Così, se il lavoratore si ammalava lunedì ma riusciva a farsi visitare in ambulatorio solo martedì, il lunedì non veniva considerato. Non per colpa del lavoratore, e neppure del dottore, bensì a causa di carenze di sistema.
Paradossalmente l’Inps riconosceva al cittadino la prima giornata di malattia solo se il medico lo visitava il giorno successivo a domicilio, ma non quando il paziente si recava in studio. Con la nuova circolare l’istituto previdenziale – di concerto con il Ministero del Lavoro – ha risolto questa contraddizione, estendendo le tutele anche a chi rientra nella seconda casistica.
I certificati di malattia diventano retroattivi: le nuove regole Inps
Quando un dipendente si ammala ha bisogno di un certificato di malattia, con cui il medico attesta che, per motivi di salute, la persona è impossibilitata a lavorare. Una condizione che dà diritto a una tutela economica per i dipendenti, perché permette di ricevere una parte della retribuzione o un’indennità durante i giorni di assenza.
Normalmente, "l'evento di malattia ai fini della tutela previdenziale" decorre da quando viene rilasciato il certificato medico. È una data fondamentale, perché da lì si calcola la "carenza" (i primi tre giorni, che non sono indennizzati dall'Inps ma in molti contratti sono a carico del datore di lavoro), oltre "alle percentuali di indennizzo, il periodo massimo assistibile e anche l'eventuale applicazione delle sanzioni a vario titolo comminate (ad esempio, assenza alla visita medica di controllo)”, come precisa il documento diffuso dall'Inps.
La questione sollevata dall’Inps si pone se il dottore non riesce a visitare il paziente il giorno stesso in cui si è ammalato. Da ora, se la visita avviene l’indomani, il giorno precedente può essere riconosciuto anche quando il lavoratore viene ricevuto in ambulatorio. Per le visite a domicilio questa eccezione era già prevista.
Attenzione, perché se il giorno precedente cade di sabato, domenica o in un festivo infrasettimanale non può essere recuperato.
Medici di famiglia sempre meno e carichi di lavoro in aumento
L’Inps giustifica l’intervento sulla base della “crescente e progressiva diminuzione del numero dei medici su tutto il territorio nazionale, i maggiori carichi di lavoro e l’incremento dei compiti organizzativi e assistenziali affidati ai medesimi medici”. Dunque, prosegue la nota, le regole sono cambiate “al fine di garantire che la tutela previdenziale del lavoratore rimanga effettiva ed equa”.
Secondo un rapporto della fondazione Gimbe in Italia ciascun medico di famiglia ha 1383 assistiti, in media, “ben oltre il rapporto ottimale di 1200″ per professionista. Ne mancano circa 5700 e si registrano carenze in diciotto Regioni. In più, entro il 2028 si prevedono oltre 8mila pensionamenti, mentre calano le nuove leve.
“La carenza dei medici di medicina generale", ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, "è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili”.