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Gribaudo (Pd) a Fanpage: “Conte ambiguo su Trump, ora decida se vuol far parte del campo progressista”

Chiara Gribaudo, deputata e vice presidente del Pd, invita il M5s a mettere da parte ogni “opportunismo politico-elettorale” per dare vita al campo progressista: “Sappiamo che le europee si votano con il proporzionale, ma non è uno zero virgola in più che cambia la storia del Paese. Se Conte vuole essere serio deve ricordarlo”.
A cura di Annalisa Cangemi
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La deputata e vice presidente del Partito Democratico, Chiara Gribaudo, intervistata da Fanpage.it, afferma che il dialogo con il M5s per le elezioni regionali è ancora aperto. Gribaudo si è detta nelle scorse settimane disponibile a candidarsi alla guida del Piemonte, dove non c'è ancora un accordo Pd-M5s, così come in Basilicata.

Dopo le frizioni degli ultimi giorni tra il Pd e il presidente del M5s Giuseppe Conte – quest'ultimo aveva attaccato in un post sui social la segretaria Elly Schlein – i due leader si sono incontrati a Montecitorio per la presentazione del libro di Roberto Speranza "Perché guariremo". Ci sono stati segnali di distensione, ma la strada per la costruzione di un campo largo alternativo alla destra resta in salita: "Si può tornare ad essere credibili, e quindi a governare il paese, solo se oggi si è in grado di andare oltre i piccoli interessi elettorali", dice Gribaudo. Ma secondo la vicepresidente del Pd il M5s deve prima chiarire la propria identità. E l'incertezza manifestata da Conte sulla scelta tra Biden e Trump ne è la prova.

Sul caso Salis, il governo sta facendo tutto il possibile? È sufficiente il colloquio tra Meloni e Orban?

Chiediamo con forza il Governo faccia tutto il possibile. Abbiamo chiesto che la Presidente Meloni riferisca al Parlamento ma ad oggi non abbiamo alcuna dichiarazione ufficiale se non una riga di un comunicato che cita una vaga allusione durante una telefonata incentrata su tematiche europee. Ilaria Salis è una cittadina italiana e il nostro Governo non può accettare che ad una nostra concittadina vengano applicate le catene ai piedi o il guinzaglio in uno stato membro dell’Unione. Questa è purtroppo l’ennesima dimostrazione che per tutelare gli interessi dell’Italia, degli italiani e delle italiane, bisogna saper scegliere bene i propri alleati in Europa. Non si può restare in silenzio di fronte alle violazioni degli standard minimi nei trattamenti dei detenuti, altrimenti si rischia di essere complici.

Il deputato leghista Sasso ha detto che se Ilaria Salis dovesse essere dichiarata colpevole non potrebbe più fare la maestra. Linea confermata da Salvini. Cosa non va in questa posizione?

Ogni singolo membro del Governo, della maggioranza e di tutte le istituzioni italiane dovrebbe condannare con fermezza il trattamento inumano a cui è stata sottoposta Ilaria Salis e lavorare, tutti insieme, affinché possano essere eseguite in Italia le misure cautelari, in attesa del processo. È in ogni caso inappropriato fare congetture sul futuro professionale di una persona prima che le accuse a suo carico siano state giudicate in un processo equo e imparziale. Aggiungo solo che dalla maggioranza che esprime una pregiudicata come vicepresidente di una commissione parlamentare e un deputato in carica che non ha ancora chiarito come mai una sua pistola abbia sparato ferendo una persona a una festa di capodanno mi aspetterei un po’ più di contegno. E cito solo due casi che arrivano dalla mia regione, il Piemonte.

Susanna Ceccardi ha fatto una dichiarazione ancora più grave, dicendo “toglietele le catene, ma non la galera!”. La Lega ha già condannato la 39enne?

Questa affermazione è figlia del solito garantismo a targhe alterne degli esponenti della maggioranza. Se fai il Ministro e vieni denunciato dai tuoi ex dipendenti per non aver pagato il TFR e aver aggirato le norme sulla cassa integrazione in deroga, sei innocente fino al terzo grado di giudizio e puoi continuare a fare la Ministra; se invece sei una semplice cittadina accusata di aver partecipato ad un’aggressione a un gruppo di filo-nazisti in un paese, come l’Ungheria, che ha da anni un braccio di ferro con l’Unione Europea per le riforme dell’ordinamento giudiziario viene già dato per scontato che è colpevole da una parte della politica e della stampa. Al solito una destra debole con i forti e forte con i deboli. In Italia ricordiamo ancora con indignazione quando Enzo Carra fu costretto a presentarsi con gli schiavettoni davanti ai fotografi. Da allora consideriamo un principio di civiltà che una situazione simile non si ripeta. Il governo deve pretendere lo stesso livello di civiltà giuridica e rispetto della persona da un paese dell'Unione Europea.

Con Conte vi siete chiariti, dopo il suo no al sit-in annunciato da Schlein alla Rai e dopo il post con cui il presidente del M5s ha attaccato il Pd?

Direi di no. Ma non c’è niente da chiarire con noi. Forse, piuttosto, devono chiarire qualcosa della loro identità con il loro elettorato. Io la penso come il Presidente Prodi: si può tornare ad essere credibili, e quindi a governare il paese, solo se oggi si è in grado di andare oltre i piccoli interessi elettorali. Sappiamo che le europee si votano con il proporzionale, ma non è uno zero virgola in più che cambia la storia del Paese. Se Conte vuole essere serio deve ricordarlo.

Conte ha detto che ci sono “ostacoli da rimuovere nel costruire progetti” insieme. Lei li vede questi ostacoli o vede solo convergenze?

Certo, ci sono sempre ostacoli di fronte alle battaglie politiche. Ci sono anche storie e decisioni passate che possono dividere. Il punto è sempre se si decide di guardare avanti o continuare a camminare guardando fisso lo specchietto retrovisore.
Il giusto metodo è quello che la nostra Segretaria ha proposto dal primo momento della sua elezione: partiamo dalle battaglie che ci uniscono e lavoriamo per soluzioni concrete. Questa sarà la strada che ci farà fare un passo in avanti alle nostre forze politiche e al paese tutto.

Per esempio la questione dell’’equidistanza’ tra Biden e Trump, visto che Conte non è riuscito a scegliere tra i due, può essere un problema?

Si per me è un problema, perché è sintomatico del fatto che il Movimento 5S non si sente ancora pienamente tra le forze progressiste del paese. Se è vero che considerano l’esperienza del Governo Conte II come positiva, perché continuare a tenere questo atteggiamento ambiguo? Sembra solo una questione di opportunismo politico-elettorale. Io non ho mai creduto alla narrazione del non essere né di destra né di sinistra, ma facendo anche finta che sia una narrazione accettabile ci sono dei bivi della storia in cui bisogna prendere una strada e percorrerla.

Per le elezioni regionali in Piemonte e Basilicata non c'è ancora un accordo Pd-M5S. A che punto sono le trattative?

Il dialogo è ancora in corso e costante sia a livello territoriale che a livello nazionale. Io auspico, come dal primo momento in cui ho dato la mia disponibilità per riaprire la partita in Piemonte, che l’esito possa essere positivo. Le lunghe e dettagliate riunioni che si sono tenute in Piemonte hanno dimostrato programmi alla mano che abbiamo la stessa visione, lo stesso orizzonte e le stesse proposte sul futuro della sanità pubblica, della mobilità sostenibile, del lavoro di qualità, del consumo di suolo e del diritto allo studio. Partendo da questi presupposti la scelta è semplice e richiede solo di mettere da parte egoismi personali e delle forze politiche del campo progressista.

Il ddl sull’Autonomia differenziata è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali alla Camera. Ci sarà ancora la possibilità di apportare modifiche al testo, per evitare che si spacchi il Paese, con Regioni di serie A e Regioni di serie B?

Il Partito Democratico, come ha già fatto al Senato, darà battaglia in commissione anche alla Camera per evitare l’approvazione di una legge spacca Italia. Come ha sottolineato lo Svimez l’autonomia differenziata oltre a penalizzare i cittadini del Sud indebolirà anche le regioni del Nord perché compromette l’attrattività degli investimenti nel Paese e dunque la nostra competitività. Confido ancora nel fatto che i patrioti colleghi di Fratelli D’Italia non vogliano essere ricordati per aver avallato il disegno di un'Italia a venti velocità diverse.

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