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Giornalista identificato davanti alla sede di CasaPound a Roma, le opposizioni: “Doppio standard intollerabile”

La troupe di È sempre Cartabianca è stata fermata e identificata dalla Digos mentre realizzava un servizio sull’occupazione della sede di CasaPound in via Napoleone III a Roma, attiva dal 2003 e mai sgomberata. L’episodio riaccende le polemiche sul presunto doppio standard del governo sugli sgomberi e sulla tutela della libertà di stampa.
A cura di Francesca Moriero
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All'Esquilino, a pochi passi dalla stazione Termini e dal traffico continuo di via Cavour, c'è un palazzo che da ben ventitré anni rappresenta una frattura aperta nella città. È l'edificio di via Napoleone III occupato da CasaPound nel 2003 e mai sgomberato, diventato nel tempo sede politica, presidio identitario e simbolo rivendicato. È proprio davanti a quel portone che la troupe di È sempre Cartabianca, il programma televisivo di Bianca Berlinguer in onda su Rete4, si era fermata per realizzare un servizio. L'idea era semplice e giornalisticamente lineare: raccontare che cosa significhi oggi, nel 2026, un'occupazione di estrema destra nel centro di Roma, proprio mentre il governo rivendica una linea di fermezza contro ogni forma di occupazione abusiva e promette sgomberi e legalità. Quel racconto però si è trasformato velocemente in un altro tipo di storia. Il giornalista Marco Sales e i collaboratori sono stati infatti fermati dagli agenti della Digos. Non per contestare l'occupazione abusiva ma per chiedere conto della loro presenza e del servizio in preparazione.

Cosa è successo

La settimana precedente, proprio mentre il giornalista Sales e la sua squadra erano già stati sul posto per girare alcune immagini, dal palazzo erano piovuti oggetti: bottiglie, uova, acqua lanciati dall'alto in direzione della troupe. Un segnale di ostilità che si inserirebbe in una scia ben più ampia di episodi di tensione e aggressioni attribuite negli anni a militanti dell'organizzazione.

Nonostante questo, però, la redazione decide di tornare per completare il lavoro e per provare a raccogliere una dichiarazione e una posizione ufficiale. È però a quel punto che arrivano gli agenti della Digos: non sono gli occupanti però a essere identificati, ma i giornalisti. A Sales viene contestato di non aver concordato le interviste con CasaPound, come se la possibilità di porre domande su suolo pubblico dovesse passare da un'autorizzazione preventiva dei soggetti oggetto del servizio. Segue poi l'identificazione dell'intera troupe.

In un passaggio ripreso dalle telecamere, un agente commenta persino l'"utilità" del lavoro che si sta svolgendo. Poi, poco dopo, alla domanda del giornalista, se l'intervento fosse avvenuto su loro richiesta, la risposta è una formula di rito, un richiamo ai rispettivi ruoli.

Il dibattito sugli sgomberi

La questione si intreccia inevitabilmente con il dibattito politico più ampio sugli sgomberi. Negli ultimi mesi l'esecutivo ha infatti ribadito più volte la volontà di intervenire contro le occupazioni, presentandole come simbolo di illegalità tollerata. I provvedimenti concretamente adottati hanno però riguardato sempre e solo realtà riconducibili all'area dei centri culturali e sociali considerati "di sinistra", come il Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino, citato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio addirittura con un accostamento alle Brigate Rosse. Entrambi gli spazi, però, nel corso degli anni sono stati luoghi di aggregazione e produzione culturale, politica e sociale dal basso e per una grossa fetta della cittadinanza hanno rappresentato presìdi radicati nel territorio, contribuendo al tessuto sociale e culturale delle rispettive città.

Le opposizioni

Nel frattempo, l'edificio dell'Esquilino resta fuori da ogni calendario di sgombero. Un'asimmetria che per le opposizioni rappresenta un evidente doppio standard e che, alla luce dell'episodio con la troupe di Rete 4, assume un valore ancora più simbolico: la segretaria generale della  Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), Alessandra Costante, parla di un "doppio pesismo" che colpisce chi fa informazione proprio mentre il governo rivendica di voler proteggere i giornalisti con nuove norme contro le aggressioni. Nel frattempo Nicola Fratoianni annuncia un'interrogazione parlamentare, ricordando che la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione del partito fascista. Per Marco Furfaro è il ministro dell'Interno Piantedosi a dover chiarire perché non si sia ancora proceduto allo sgombero: "È sconcertante. Da quando le forze dell’ordine sindacano il lavoro della stampa? Da quando decidono loro cosa abbia "utilità"? A Sarzana un uomo si è ucciso perché stava per essere sfrattato. A Sesto San Giovanni un settantunenne si è buttato dal sesto piano quando ha sentito suonare l'ufficiale giudiziario. Per loro lo Stato arriva, puntuale. Per CasaPound, invece, la polizia arriva a chiedere i documenti a chi fa domande. Il ministro dell’Interno Piantedosi ha il dovere di chiarire. E soprattutto, di sgomberare subito un'organizzazione di picchiatori fascisti".

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