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Opinioni
22 Giugno 2018
13:59

George Soros spiegato ai complottisti e alla destra

Il miliardario di origini ungheresi George Soros è descritto come un potentissimo diavolo dalla destra ed è al centro di molte teorie del complotto, che sulla sua figura ricalcano i vecchi stereotipi della propaganda antisemita. Ma il suo reale potere è molto al di sotto di quello che viene presentato da questo genere di propaganda.
A cura di Valerio Renzi
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Sorosiano è diventato ormai un sinonimo di mondialista o immigrazionista, si accosta bene alla locuzione "business dell'accoglienza", alla definizione di radical chic (o come piace a Grillo di ‘sinistra frou frou'). Ma quanto c'è di vero nell'immagine che i suoi nemici hanno ritagliato su George Soros e sul peso della sua Open Society Foundation? Probabilmente ben poco, perché il miliardario di origini ungheresi, accanito oppositore del comunismo ieri, sostenitore di una "società aperta" oggi, non fa niente di molto diverso da quello che fanno le fondazioni di moltissimi imprenditori o enti religiosi le cui donazioni finanziano associazioni per i diritti umani, per la difesa dell'ambiente, contro le discriminazioni per la parità di genere ecc

Il punto da metter a fuoco è che sulla figura di George Soros si può ricalcare l'antico stereotipo antisemita dell'ebreo apolide che, con le sue trame occulte e il potere del suo denaro, influenza i destini degli stati, rovescia governi e realizza un programma segreto. Insomma il canovaccio dei Protocolli dei Savi di Sion reinterpretato e rivisto per i tempi contemporanei. A questo va aggiunto che la principale attività di Soros è quella di speculare sui mercati finanziari , di produrre denaro per mezzo di denaro. Insomma, è davvero perfetto per essere messo al centro di qualsiasi teoria del complotto utile alla destra e all'estrema destra  nell'agone della lotta politica e della comunicazione.

Ad esempio il presidente ungherese Viktor Orban, la cui maggioranza ha recentemente varato una legge contro le ong finanziate per la maggior parte da enti o privati residenti all'estero e che ha portato alla chiusura l’Università dell’Europa centrale, istituzione educativa privata finanziata proprio da Soros con sede a Budapest. La martellante individuazione di un nemico invisibile interessato a destabilizzare il paese, a cominciare dalla questione dei flussi migratori, ha portato Orban e gli altri esponenti del suo partito, Fidesz, ad additare ossessivamente Soros durante la campagna elettorale. Nessuno sembra essersi ricordato come molti di quegli esponenti politici, nei panni di oppositori del socialismo reale, siano in passato stati finanziati proprio dallo stesso mecenate che ora ha assunto invece sembianze mefistofeliche, soprattutto tramite l'elargizione di borse di studio e di perfezionamento in prestigiose università statunitensi e dell'oltrecortina. Solo ieri il governo ungherese ha approvato una legge "anti Ong", esplicitamente con l'obiettivo di limitare le attività di Soros nel suo paese d'origine.

Non ci interessa in questo contesto raccontare ogni singolo aspetto della Open Society Foundation, né difendere per partire preso la figura del miliardario naturalizzato statunitense, ma semplicemente ridimensionare il suo potere rispetto a quello che viene fatto percepire dai leader della destra. Soros finanzia organizzazioni e associazioni per promuovere un modello di società aperta e tollerante, aperta nei confronti dei diritti civili, rispettosa dei diritti umani e dei principi della democrazia liberale, che al contempo garantisca la libertà individuale di impresa e difenda la proprietà privata. È in poche parole un capitalista che promuove un sistema politico liberale e un sistema economico liberista, che sia però compatibile con i diritti umani.

Il paradosso a cui siamo di fronte è che mentre cala il volume degli investimenti in Europa dell'Osf, Soros e la sua organizzazione non hanno mai ricevuto così tanta attenzione negativa. Dagli anni '80 oggi i fondi destinati a donazioni e iniziative nel vecchio continente è infatti drasticamente sceso: prima la caduta del Muro, poi l'allargamento dell'Ue, hanno portato l'Open Society a rivolgere la propria attenzione verso altri scenari. Se negli anni '80 tutti gli sforzi di Soros erano concentrati nel "liberare" i paesi oltrecortina, oggi l'Europa rappresenta appena il 10% delle voci di finanziamento della fondazione. Negli anni '90 in media la spesa per i paesi europei era di 183 milioni di dollari, ora questa si è ridotta a 79 milioni.

In particolare poi l'Italia (dati del 2016) rappresenta solo il 2,5% del budget dell'Osf per l'Europa, con 2,1 milioni di dollari destinati a 22 organizzazioni non governative. Tra chi ha usufruito dei finanziamenti sorosiani, troviamo ad esempio l'Associazione 21 luglio, che si occupa in particolare dei diritti dei cittadini rom e sinti), l'Asgi, un'associazione di legali che si occupa dei diritti dei migranti), Officine Gomitoli, "un centro interculturale che offre attività culturali, corsi di formazione e altre opportunità di apprendimento per i giovani", e ImparareFare, "un’organizzazione che aiuta i giovani ad avviare un’impresa e a riprendere gli studi".

Ma come si fa ad ottenere dei finanziamenti dall'Open Society Foundation? A chi scrive, come a molti altri giornalisti, ricercatori e non solo, è capitato di cercare fondi per realizzare un progetto. Quando si lavora fuori da una redazione come freelance, si cerca spesso "un editore" alternativo a quelli classici: in alcuni casi l'editore possono essere i lettori stessi, con meccanismi di crowfunding ad esempio, in altri quella babele di fondazioni ed entri privati disponibili a investire in prodotti d'informazione. Dopo aver cercato un contatto diretto con la responsabile del programma italiano dell'Osf, assieme a un collega, ho proposto un progetto su alcuni dei temi su cui ho lavorato e lavoro di sicuro interessa per la fondazione: estrema destra, crimini dell'odio, razzismo e antisemitismo.

Dopo un primo scambio di mail ho compilato un form standard mettendo per iscritto l'idea di un osservatorio e, di fronte ad alcuni rilievi fatti presenti dall'interlocutrice (primo tra tutti che l'Osf finanziava già progetti simili in Italia), abbiamo fissato un incontro in un locale di Roma. Qui il progetto si è arenato, per due precondizioni quasi imprescindibili per ottenere un finanziamento: il fatto che il progetto o l'attività sia già in essere e che sia sostenuta da una pluralità di fonti di introiti e di sostengo. In poche parole l'Osf non vuol essere l'unica forma di finanziamento a progetti che non anima direttamente, e preferisce diversificare il proprio impegno su quanti più soggetti possibili, privilegiando una pluralità di piccoli finanziamenti a pioggia. In secondo luogo la scelta di donare denaro a progettualità o soggetti con un lavoro già avviato (nella maggior parte dei casi), privilegiando il sostegno a singole attività o alla realizzazioni di azioni particolari (un report, un documentario ecc).

Basterebbero questi pochi elementi per mostrare come l'azione di Soros e il suo impatto siano assolutamente sopravvalutati dalla propaganda della destra. Appare ad esempio molto più incisiva in Italia l'azione della Chiesa Evangelica Valdese sui temi dell'immigrazione. Nota per le sue posizioni progressiste e democratiche, la Chiesa Evangelica Valdese ottiene cospicui finanziamenti dall'8 x 1000 (nel 2016 ad esempio 37,3 milioni), che redistribuisce in attività che non gestisce direttamente tramite appositi bandi (in Italia nel 2017 le attività finanziate sono state 705). Molti dei soggetti e delle associazioni vincitrici si occupano di diritti umani, accoglienza e integrazione. Come se non bastasse l'8 x 1000 valdese organizza direttamente dei corridoi umanitari per far arrivare legalmente in Italia i migranti che fuggono dalla guerra, assieme alla Comunità di Sant'Egidio e alla Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Eppure nessuno si sogna di mettere all'indice la piccola chiesa di rito riformato italiana. Questi preti in jeans eletti dai loro fedeli si prestano molto meno a una narrazione ricalcata suoi Protocolli dei Savi di Sion.

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Giornalista pubblicista e capo area della cronaca romana di Fanpage.it. Ho collaborato prima prima di arrivare a Fanpage.it su il manifesto, MicroMega, Europa, l'Espresso, il Fatto Quotidiano. Oltre che di fatti e politica romana mi occupo di culture di destra e neofascismi. Ho scritto per i tipi di Edizione Alegre "La politica della ruspa. La Lega di Salvini e le nuove destre europee" (2015) e per Fandango Libri "Fascismo Mainstream" (2021).
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