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23 Febbraio 2017
10:34

Genitori in protesta: “No a progetti su affettività e bullismo, sono propaganda gender”

Un gruppo di genitori di Savigliano, comune in provincia di Cuneo, si è attivato per protestare contro i corsi e le lezioni sull’affettività e dedicate al contrasto del bullismo perché queste attività “mascherate dietro concetti condivisibili, come il rispetto delle differenze, l’accoglienza e la lotta al bullismo” in realtà avrebbero l’obiettivo di promuovere le cosiddette teorie gender.
A cura di Charlotte Matteini
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I genitori degli alunni che frequentano le scuole di Savigliano, comune in provincia di Cuneo, coadiuvati dal gruppo Rete di Famiglie, hanno avviato una petizione di protesta contro le lezioni e i progetti sull'affettività indirizzati ai bambini e adolescenti iscritti nelle scuole del territorio. Secondo i genitori queste attività in realtà altro non sarebbero che una sorta di celata promozione delle teorie gender e per questo motivo è necessario bloccarle. Nella lettera, indirizzata a tutti gli istituti scolastici del territorio, dagli asili fino alle scuole superiori, si legge che già in passato la scuola "avrebbe fatto da cassa di risonanza a progetti sui temi della famiglia, della sessualità e dell’affettività che propagandavano visioni ideologiche e antropologiche quanto meno discutibili". I progetti contestati sono sponsorizzati dalla Consulta comunale delle Pari Opportunità e le le famiglie in protesta sostengono di non essere state preventivamente informate su queste attività che "mascherate dietro concetti condivisibili, come il rispetto delle differenze, l’accoglienza e la lotta al bullismo" in realtà avrebbero l'obiettivo di promuovere le cosiddette teorie gender.

"Vogliamo aprire un dialogo con la scuola e confrontarci soltanto all’interno di quel contesto", spiega uno dei promotori dell'iniziativa, aggiungendo che allo stato attuale i genitori sostanzialmente chiedono di conoscere anticipatamente e nel dettaglio i contenuti dei vari progetti di educazione di genere, dei testi che verranno letti in classe e dei film e video che verranno fatti visionare agli alunni allo scopo di "valutare il senso di queste proposte didattiche e decidere se farvi partecipare i figli".

"Ci vengono mosse accuse gravi, cioè di mascherare con la lotta al bullismo altre iniziative. Queste proposte sul genere e l’orientamento sessuale servono soltanto a favorire una cultura delle differenze e del rispetto della persona, in tutte le sue sfaccettature", ha contestato Vilma Bressi, presidente della Consulta Pari Opportunità, sostenuta dai dirigenti scolastici di due degli istituti scolastici più grandi presenti in paese, Alessandra Massucco e Luciano Scarafia, che hanno sottolineato che "questi progetti non sono stati imposti o calati dall’alto, ma condivisi. Qualsiasi attività extracurricolare viene discussa nei Consigli d’Istituto, dove ci sono anche i rappresentanti dei genitori. Quella sarebbe stata la sede opportuna per confrontarci con più serenità".

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