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Floridia a Fanpage: “Maggioranza vuole abolire canone Rai, ma servizio pubblico è un bene comune”

L’audizione di Ranucci in commissione di Vigilanza Rai, la cancellazione della trasmissione Insider, il contratto di servizio e il canone: abbiamo fatto il punto sulla salute del servizio pubblico con Barbara Floridia, esponente del M5s e presidente della Vigilanza Rai.
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A cura di Annalisa Girardi
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Il servizio pubblico è sempre stato terreno di scontro e polemica politica. Da oltre un anno, però, a toni sempre più elevati si è affiancato un vero e proprio esodo di volti noti dalla Rai, spesso spiegato con una consistente differenza di vedute da quelle del governo Meloni. Abbiamo fatto il punto con Barbara Floridia, esponente M5S e presidente della commissione Vigilanza Rai, sul ruolo di questo organo parlamentare nel contesto attuale.

Nelle ultime settimane ci sono state alcune polemiche sulla commissione di Vigilanza Rai. Prima di commentale, ci può spiegare brevemente il ruolo della commissione?

La Commissione ha due funzioni fondamentali: di indirizzo (cioè dare proprio un indirizzo alla Rai, che svolge il servizio pubblico, rispetto ai temi da trattare) e di vigilanza, cioè la funzione che fa più rumore perché è quella  in cui i partiti politici manifestano le proprie criticità rispetto al servizio pubblico.

Sull'audizione di Sigfrido Ranucci ci sono state un po' di proteste. Si tratta di una normale e legittima attività di Vigilanza o ci sono delle criticità?

Sicuramente l'audizione è stata politicamente richiesta, perché evidentemente qualche servizio di Report forse non è andato giù a una parte. Ma l'audizione era assolutamente legittima. Perché Sigfrido Ranucci non è solo un giornalista, è anche il vicedirettore della Direzione Approfondimento. Era corretto che venisse convocato in qualità di vicedirettore e gli venissero richieste le modalità di scelta del perché fare servizi su un tema piuttosto che di un altro. Inoltre, era anche presente il direttore dell'approfondimento, il dottor Corsini. Quindi l'audizione era legittima, ma chiaramente, come le dicevo prima, a volte la vigilanza Rai viene utilizzata anche politicamente per le istanze dei diversi partiti.

Durante quell'audizione si sono anche sentiti toni abbastanza elevati. Questi rischiano di ledere la credibilità rispetto al lavoro che fa la commissione?

Ogni senatore e ogni deputato risponde per se stesso. Non voglio che ciò possa essere interpretato come uno svilimento della commissione che invece ha sempre tenuto toni equilibrati e anche ha affrontato temi alti. Sicuramente però, fare uno show – sia in commissione che in Aula – non rende onore alle istituzioni che rappresentiamo. Il caso specifico è stato ripreso anche da me con il senatore Gasparri abbiamo avuto un battibecco e chiaramente se avesse continuato lo avrei buttato fuori. Per fortuna poi si è ripreso e siamo riusciti a portare a termine l'audizione.

Parlando di un altro giornalista e un altro programma su cui ci sono state delle polemiche nei mesi scorsi. Roberto Saviano e la trasmissione Insider non sono più stati inseriti nei palinsesti, questa è una perdita per il servizio pubblico?

Non è ancora detto che il servizio pubblico ci abbia perso. Io stessa ho sollecitato una riflessione ai vertici Rai, per cui è ipotizzabile che la scelta, essendo un programma ormai già registrato, possa essere anche ripresa in valutazione. Detto questo, non bisogna mai diminuire l'attenzione rispetto a tutti quelli che sono i temi, gli approfondimenti e le inchieste che riguardano il mondo della mafia. È un argomento per noi è fondamentale, una ferita per il nostro Paese. Tutto ciò che riguarda i temi della mafia e dell'antimafia, soprattutto quando vengono bene affrontati, devono trovare spazio nel servizio pubblico perché i cittadini coltivino la memoria.

Parliamo del contratto di servizio. Il Movimento Cinque Stelle, di cui lei fa parte, è stato accusato di fare la stampella della maggioranza a riguardo. Come stanno le cose?

Ci è arrivato un contratto di servizio in Vigilanza Rai decisamente povero di contenuti e di protezione rispetto a tanti temi che invece sono fondamentali per la democrazia. Quindi abbiamo lavorato – tutti i gruppi, devo dire all'unanimità – per migliorare il parere. Certo, non è il parere che avrebbe scritto il Movimento cinque Stelle, ovviamente. Ma non potevamo come gruppo politico in tutta onestà, non prendere atto che il contratto era stato notevolmente migliorato, con temi che spaziano finalmente dall'attenzione ai cambiamenti climatici, alla transizione ecologica e digitale, ma soprattutto alla valorizzazione del giornalismo d'inchiesta e all'intelligenza artificiale. Era necessario in coscienza votare un parere che, se non avesse avuto almeno il voto di un gruppo di minoranza, poteva essere decisamente peggiore.

Quando il ministro Urso è stato audito in commissione, ha parlato anche del progetto culturale della maggioranza e del ruolo che dovrebbe avere il servizio pubblico rispetto a valori come  genitorialità, famiglia, natalità. Cosa cosa ne pensa?

Credo che parlare di natalità non sia sbagliato, nel momento in cui, in maniera equilibrata, si dà spazio anche, per esempio, alle questioni dell'orientamento sessuale dell'identità di genere. Bisogna prestare attenzione chiaramente alla figura della donna e al linguaggio adeguato. Il servizio pubblico è un insieme di temi e di sensibilità: la Vigilanza deve assicurarsi che ci sia una pluralità di narrazioni.

Le faccio un'ultima domanda, sull'eterna questione del canone Rai. In Manovra il governo ha deciso di abbassarlo, ha fatto bene o ha creato delle difficoltà?

In realtà non lo ha abbassato. Il canone effettivamente è stato diminuito, ma le stesse risorse sono inserite a un altro comma sotto forma di aiuti di Stato. I cittadini, quindi pagano comunque. Questo cambio di risorse comporta solo delle difficoltà per un'azienda che deve programmare per tre anni, deve stilare un piano industriale, ma ha risorse garantite, spostate e diminuite soltanto per un anno. Questo non è sano. Non si fa così col servizio pubblico.

Dobbiamo avere il coraggio di dire una cosa: noi possiamo anche abolire del tutto il canone e trasferire in fiscalità generale le risorse. Ma il servizio pubblico è un bene comune, è un diritto dei cittadini. È come avere la garanzia del diritto allo studio piuttosto che sul diritto alla sanità. In questo momento, in cui viviamo sommersi e immersi nell'informazione, non avere garantito il servizio pubblico significa non poter esercitare lo strumento democratico che ci permette di avere certezza anche dell'esistenza di altre realtà rispetto a quella che conosciamo noi.

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