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“Il governo dica che servizi vuole tagliare per aumentare le spese militari e raggiungere il 2% del PIL”

Se il governo vuole aumentare la spesa militare deve anche dire quali altre spese subiranno invece dei tagli: lo sottolinea Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana pace e disarmo, parlando delle spese in Difesa, uno dei temi al centro del vertice Nato di questi giorni.
Intervista a Francesco Vignarca
Coordinatore Rete italiana pace e disarmo
A cura di Annalisa Girardi
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I leader della Nato sono riuniti a Washington per festeggiare i 75 anni dell'Alleanza Atlantica e non sono mancate le discussioni sulla spesa militare. La richiesta ai Paesi membri è sempre la stessa: aumentare la spesa in Difesa per arrivare almeno al 2% del Pil. Un obiettivo, però, che mette in difficoltà soggetti come l'Italia, che a causa della propria situazione economica – tra l'elevato debito pubblico e la crescita che procede a rilento – hanno poco margine a livello fiscale. Il governo Meloni, pur ammettendo le difficoltà, ha sempre assicurato l'intenzione di rispettare l'impegno preso, aumentando quindi le spese militari. Se le cose stanno così, sottolinea Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana pace e disarmo, allora da Palazzo Chigi dovrebbero anche dire dove si intende fare dei tagli nelle prossime leggi di Bilancio, in modo da tenere fede alla parola data a Washington.

In un'intervista con Fanpage.it, Vignarca sottolinea come la prima criticità che si rileva in questa situazione sia di metodo: "Per noi fare discorsi sul 2% del Pil non ha nessun senso. Può essere un dato da valutare a posteriori per confrontare la situazione nei vari Paesi, ma non ha senso fare attenzione solo al Pil, che non rappresenta solo la spesa pubblica, ma è un valore che comprende anche quella privata e che comunque varia a seconda del momento, ad esempio come è successo con la pandemia di Covid", spiega.

"Aumentare la spesa militare significa tagliare quella sociale"

Per poi concentrarsi sul nocciolo della questione: aumentare la fetta di spesa per la Difesa vuol dire andare a tagliare da altre parti. Il ministro Guido Crosetto, parlando da Washington, ha spiegato che il paletto per l'Italia sono le regole europee legate al Patto di stabilità, che non permettono di spendere tutte queste risorse. Ma per Vignarca non è che una scusa: "Al di là di come si misura, è chiaro che si sta provando di tutto per aumentare la spesa militare. E l'idea di scorporare le spese militari dal bilancio per bypassare le regole del Patto di stabilità europeo… se il Patto esiste per fissare dei limiti alla spesa pubblica, tutto deve stare dentro quella cifra. Altrimenti perché non scorporare le spese per la sanità? Non è vero che non si possono aumentare le spese militari perché ci sono le regole europee, non si possono aumentare perché il governo ha a disposizione delle risorse finite e deve decidere dove usarle. Siccome non vogliono dire che per aumentare le spese militari dovranno tagliare quelle sociali, si inventano delle motivazioni che sono insensate".

Secondo il coordinatore delle campagne della Rete pace e disarmo le cose sono molto chiare: "La verità è che se vogliono aumentare le spese militari, devono dirci che cosa vogliono tagliare: la sanità? Le pensioni? La scuola? Il lavoro? Questo è il punto: noi da anni sottolineiamo che se si vuole arrivare al 2% del Pil bisogna spendere circa 38 miliardi di euro all'anno. Oggi ne spendiamo tra i 28 e i 29, quindi ne mancherebbero una decina: e parliamo di risorse strutturali, non una tantum. Quindi il punto non è tanto l'Europa, quando da dove si vanno a prendere questi soldi".

"Dicono che la spesa militare italiana sia insufficiente. Ma rispetto a cosa?"

Quello dei tagli non è l'unico elemento che vale la pena approfondire, riguardo alle spese militari. Per Vignarca c'è un problema generalizzato di ambiguità rispetto agli obiettivi della spesa militare: "Chi insiste sulla necessità di aumentare la spesa militare, dice sempre che quella italiana al momento è insufficiente. Ma nessuno spiega rispetto a cosa sia insufficiente. Vogliamo avere più militari? Più armi? E per cosa servono? Per difenderci da quali minacce? Non viene mai individuato quello che dovrebbe essere l'obiettivo di sicurezza. L'Italia è una delle poche grandi potenze che di fatto non ha una strategia di sicurezza nazionale: finché non si definiscono queste cose, come è possibile determinare di cosa ho bisogno e quanto devo spendere?".

Vignarca, infine, conclude: "Usano la retorica della difesa dei confini per fare in realtà i propri affari. Se bisogna aumentare le spese militari per migliorare la nostra difesa, le armi dovrebbero servire a noi: invece si aprono sempre nuovi mercati e a Paesi che magari con le loro politiche alimentano guerre e aumentano quel senso di insicurezza generale".

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