Torna a parlare della questione riaperture il ministro della Salute Roberto Speranza, ospite della trasmissione televisiva di RaiTre Mezz'ora in più. Con la conferma della data del 3 giugno per quel che riguarda gli spostamenti tra tutte le Regioni italiane, infatti, il governo archivia la stagione del lockdown, portando a termine il piano di graduali riaperture che ha interessato la quasi totalità delle attività economiche. Spiega Speranza: "La prudenza e la gradualità devono rimanere la nostra luce, bisogna avere la consapevolezza che la curva non si è alzata ma non si è neanche fermata. In queste settimane possiamo dire che si è declinata dal lato giusto, dunque possiamo e dobbiamo continuare su questa strada perché è indice del fatto che la direzione è quella giusta". Ovviamente la riapertura fra le Regioni rappresenta comunque un rischio: "Sarebbe sbagliato non riconoscerlo, perché c'è e ce lo stiamo assumendo. Ma c'è stato un rischio anche quando abbiamo aperto per la prima volta le fabbriche e c'è stato quando abbiamo cominciato a riaprire i ristoranti e le altre attività dal 18 maggio".

Il punto, prosegue il ministro della Salute, è che "per il rischio zero avremmo dovuto avere il lockdown ancora per mesi, ma non avrebbero retto il nostro Paese e la nostra economia" e noi "non abbiamo la bacchetta magica, quindi abbiamo scelto di assumerci dei rischi ponderabili, consapevoli che il rischio zero lo avremo solo quando ci sarà il vaccino, sperando che arrivi il prima possibile". La pandemia non è finita, precisa il ministro, ricordando come le misure prese dall'Europa abbiano aiutato il nostro Paese ad affrontare la crisi; sul MES però non si sbilancia, non anticipando se l'Italia chiederà di utilizzare i 37 miliardi per le spese sanitarie legate all'emergenza.

Nella lettura di Speranza, la strada maestra deve essere quella del "rafforzamento del nostro sistema sanitario nazionale", motivo per cui il governo ha "chiusto la stagione dei tagli sul settore della Salute". Accanto a questa direttrice, però, è necessario affrontare la questione sociale ed economica, con l'obiettivo di non lasciare nessuno indietro e sostenere le fasce di popolazione più esposte alla crisi.