Si è chiuso oggi a Firenze il dibattimento del processo per false fatture in cui sono imputati i genitori dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La sentenza è attesa per il 7 ottobre per Tiziano Renzi e Laura Bovoli, così come per l’imprenditore Luigi Dagostino. Gli imputati hanno fornito alcune dichiarazioni spontanee, che nel caso dei Renzi è avvenuta in forma scritta. Laura Bovoli, in particolare, si è difesa sostenendo di “non essere una lady truffa”. “Ho quasi 70 anni – racconta la madre di Renzi – e non ho mai avuto nessun problema con la giustizia fino agli ultimi 12 mesi dove sono passata da cittadina irreprensibile a criminale incallita, da nonna premurosa a lady truffa, per quello che vedono i miei nipoti sui social network”.

Nella memoria Laura Bovoli prosegue: “Non reggo l'emozione. E non mi va di piangere in pubblico. Quello che è certo è che non ho truffato nessuno, ho sempre pagato tutte le tasse e ho seguito le stesse procedure che mi hanno consentito di lavorare per 35 anni senza nessun problema e creando qualche posto di lavoro. Io non sono una lady truffa. Spero che la giustizia possa appurarlo e spero soprattutto che i miei nipoti possano vedere riconosciuta la verità. Sono una nonna di dieci ragazzi e bambini e ho vissuto con dolore il modo nel quale i media hanno descritto la mia vita”.

La memoria di Tiziano Renzi

Nella sua dichiarazione spontanea, anche in questo caso scritta, il padre di Matteo Renzi, Tiziano, assicura che “non c’è nessuna fattura falsa, solo tante tasse vere, tutte pagate fino all'ultimo centesimo: questo è ‘oggettivamente esistente'. Mi indigno quando sento parlare di evasione, di lavoro nero, di queste assurdità che non mi riguardano e non mi hanno mai riguardato. Ho sempre lavorato: non ho avuto bisogno di avere il figlio premier per lavorare”. Il padre dell’ex presidente del Consiglio aggiunge e conclude:

Vi sono state crisi aziendali, come molti imprenditori italiani. Sono state per fortuna superate, a cominciare da quella terribile del 1995, l'unica nella quale si è stati costretti a fare dei licenziamenti. Ho sempre lavorato e dato lavoro. Chi dice il contrario, mente. Ma quando mio figlio è diventato presidente della Provincia, nel 2004, la prima conseguenza è stata abbandonare tutti i rapporti negoziali con società partecipate da enti pubblici, a cominciare da quello con la Centrale del Latte di Firenze. Se è un reato chiamarsi Renzi, allora sono colpevole, non c'è bisogno nemmeno di celebrare un processo. Giudicatemi, invece, per le prestazioni che ho svolto e per le tasse che ho pagato, non per il nome che porto. Quando nel 2014 ho iniziato a ricevere avvisi di garanzia da varie procure d'Italia ho cercato sempre di proteggere Laura e di consentire almeno a lei di avere una vecchiaia serena lontano dai tribunali. Quello che è successo in questi mesi lo sapete tutti.