Il video in cui Beppe Grillo difende suo figlio, Ciro, accusato di violenza sessuale di gruppo, è stato aspramente criticato da tutte le parti politiche. E anche da qualche esponente del Movimento 5 Stelle, a partire dal leader in pectore Giuseppe Conte. A questo coro di proteste si aggiunge la voce dell’ex ministra della Difesa ed esponente pentastellata, Elisabetta Trenta: “Posso accettare lo sfogo e il dolore di un padre, ma Beppe Grillo è la nostra bandiera e dire queste cose è andare contro le stesse battaglie e i valori del Movimento 5 Stelle. Come donna io mi sono sentita offesa”, afferma intervistata da Repubblica. Trenta aveva affidato il suo primo sfogo a un post su Facebook, ma ora reitera le sue critiche al fondatore del Movimento per il video in cui ha preso le difese del figlio.

Trenta spiega perché ha scritto quel post: “Come donna, e donna del Movimento 5 Stelle, mi sono sentita in obbligo di intervenire. Beppe ha parlato per il dolore di padre e la rabbia davanti a processi mediatici che colpiscono di più se sei un personaggio noto. Ma non ha tenuto conto delle sensibilità altrui e soprattutto del fatto che 8 giorni per denunciare una violenza non significano che la violenza non sia esistita”. L’ex ministra parla del Codice rosso, voluto anche dai 5 Stelle quando lei era al governo, una riforma che ha previsto l’estensione da 6 a 12 mesi del periodo per denunciare. A chi le chiede se abbia parlato con Grillo, Trenta risponde: “Non ci siamo parlati adesso. Ma ci eravamo scambiati messaggi e certamente sono vicina a lui come padre e come uomo. Comprendo il dolore dei genitori sia dei presunti colpevoli che di colei che si dichiara vittima. Una donna violentata spesso non denuncia, perché teme di perdere il lavoro oppure la famiglia. La vittima di una violenza è sempre la parte più debole e perciò la legge si preoccupa di tutelarla”.

Mi sono sentita offesa come donna. Perciò ho scritto il post su Facebook, dove qualcuno ha commentato che la ragazza era una "leggera" e consenziente. Ma una donna è consenziente finché non cambia idea”, afferma. Non volendo però far riferimento nello specifico alla vicenda di Ciro Grillo: “Lasciamo giudicare al giudice”. Sul giustizialismo del Movimento l’ex ministra aggiunge: “Non si può essere giustizialisti o garantisti a momenti alterni. Ma penso che il Movimento sia entrato in una fase di maturità, in cui comprenda che il giustizialismo a tutti i costi non è bene”. Trenta conclude: “Il doloroso video di Beppe non deve incidere sul Movimento perché bisogna fare la differenza tra lo sfogo di un padre e la nostra politica. Credo che lo stesso Beppe non voglia sovrapposizioni”.