Come ampiamente previsto, il decreto Sicurezza e immigrazione, che porta la firma del ministro dell’Interno Matteo Salvini, è destinato ad avere un duplice nefasto effetto sui richiedenti asilo e protezione internazionale: la diminuzione delle tutele e delle garanzie, la creazione di decine di migliaia di nuovi irregolari. Centrale è la decisione di abrogare di fatto l’istituto della protezione umanitaria, sostituendolo con sei fattispecie per le quali si rende possibile il rilascio di permessi speciali: gravi condizioni di salute, vittime di sfruttamento, di tratta o di violenza domestica, vittime di calamità naturali o “per atti di particolare valore civile”.

Il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa, che avevamo intervistato qui proprio in merito alle conseguenze del decreto Salvini, ha rilasciato un interessante studio in cui analizza i dati reali e restituisce alcune previsioni per i prossimi mesi. Villa si chiede “cosa succede quando un governo riduce il livello di protezione riservato ai richiedenti asilo, pur non essendo capace di aumentare i rimpatri verso i paesi di origine” (tra l’altro, il numero di rimpatri effettuati dal governo Conte – Salvini – Di Maio è inferiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), analizzando il caso italiano. E spiega:

Il decreto-legge dello scorso ottobre (da poco convertito in legge) potrebbe aggiungere al numero dei nuovi irregolari previsti dallo scenario base ulteriori 70.000 irregolari, più che raddoppiando i nuovi irregolari presenti in Italia. Ai ritmi attuali, i rimpatri dei migranti irregolari nei loro paesi di origine avranno un effetto solo marginale: per rimpatriarli tutti sarebbero necessari 90 anni, e solo a condizione che nel prossimo secolo non arrivi più nessun irregolare.

Anche ammettendo che non ci sia nessun arrivo in Italia nei prossimi mesi, il numero complessivo di irregolari è destinato ad aumentare in considerazione di due fattori: "i richiedenti asilo che ancora attendono una valutazione della domanda non potranno più ricevere la protezione umanitaria, e correranno dunque un maggior rischio di vedersi negato almeno un livello di protezione, scivolando nell’irregolarità; gli attuali titolari di protezione umanitaria non potranno chiederne il rinnovo, diventando dunque irregolari". I calcoli fatti dal ricercatore evidenziano, dunque, come la sola abolizione della protezione umanitaria determinerà il passaggio di 70mila persone in condizione di “irregolarità”, portando a 670mila il numero delle persone presenti sul territorio naturale senza i documenti in regola.