Mi sono offerto volontario allo Spallanzani per testare il vaccino contro il Covid-19.
L'ho fatto perché rientravo nelle categorie richieste: l'età, lo stato di salute generale, non ho contratto ancora il virus.

L'ho fatto, dunque, perché potevo farlo. Perché il mio profilo è ritenuto interessante dal personale medico per sperimentare gli effetti del vaccino.

L'ho fatto perché "qualcuno deve pur farlo", mica si può aspettare che le cose le facciano sempre gli altri.

L'ho fatto perché quest'inverno – mentre la pandemia colpiva nel modo più feroce – ho girato gli ospedali del nord Italia e ho visto medici piangere per i morti che non riuscivano più a contare, né a contenere.

Mi sono offerto volontario perché sono due mesi che ho un nuovo video girato con i familiari delle vittime del Covid-19, e ancora non riesco a finire il montaggio. Sono in crisi? Sono in crisi.
Figli, fratelli, sorelle, genitori, sopravvissuti e scomparsi. Morti salutati con "ciao, mi faranno una flebo e torno" e che poi li hanno rivisti in un'urna. Montatelo voi, un video del genere, scegliendo cosa tagliare. Taglio il ricordo della madre che faceva le parole crociate sul divano? O quando – facendo l'imitazione della voce del padre, la figlia mi chiede "acqua, acqua" – come chiedeva suo padre, chiuso in una RSA, quando la chiamava?

Mi sono offerto volontario perché è quasi sicuro che non mi succederà niente. Il "quasi" non lo possiamo togliere, ma neanche stare qui, davanti al computer, con 35 gradi fuori e 38 in casa, è un consiglio per la salute.

L'ho fatto perché conosco persone giovani che non possono farlo, dunque l'ho fatto anche per loro. L'ho fatto per i miei genitori che hanno più di 65 anni e soprattutto l'ho fatto perché è una cosa normale. Non è un atto di coraggio, tanto meno di eroismo (se potessimo togliere questa parola anche dal vocabolario sarei molto contento, grazie).

L'ho fatto perché ho 41 anni, che sono pochi ma non pochissimi. E qualsiasi cosa mi accada lottando sul campo non sarà mai così grave da non essere valsa il rischio se la causa è di quelle giuste.

L'ho fatto perché "si fa quel che si può". Perché là fuori ci sono i poco di buono ma anche (e soprattutto) umanità a frotte. Perché qualcuno su quel vaccino ci sta lavorando anche in questo momento. Perché qualcuno i morti li ha seppelliti, perché la vita senza slanci è sopravvivenza, perché intorno a me sono d'accordo con la mia scelta.

L'ho fatto. Perché non avrei dovuto?