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Draghi definisce Erdogan un dittatore, Turchia convoca l’ambasciatore italiano: “Parole gravissime”

Il presidente del Consiglio italiano ha detto, durante la conferenza stampa di questa sera, di non condividere assolutamente il comportamento di Erdogan e di essere dispiaciuto per l’umiliazione subita da Ursula Von der Leyen. “Ma con questi dittatori, di cui uno ha bisogno, bisogna essere pronti per cooperare”, ha spiegato Draghi.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Durissime parole di Mario Draghi contro il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, dopo la polemica scoppiata ieri, nata dalla visita di Ursula Von der Leyen e Charles Michel in Turchia. Il presidente del Consiglio, durante la conferenza stampa di questa sera, ha definito Erdogan "un dittatore". Draghi ha commentato quanto accaduto ieri: "Non condivido assolutamente il comportamento del presidente turco Erdogan, mi è dispiaciuto moltissimo per l'umiliazione che la presidente Von der Leyen ha dovuto subire". Poi il presidente del Consiglio è andato all'attacco: "Ma con questi dittatori, di cui uno ha bisogno, bisogna essere pronti a cooperare". Dopo la frase di Draghi la Turchia ha convocato l'ambasciatore italiano ad Ankara. Dura risposta del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu: "Condanniamo con forza le affermazioni senza controllo del primo ministro italiano Mario Draghi sul nostro presidente eletto".

Draghi si riferisce all'incidente che è stato soprannominato sofà-gate. Ieri, durante una visita del presidente del Consiglio europeo Michel e della presidente della Commissione Ue Von der Leyen nel lussuoso palazzo presidenziale turco, c'è stato un momento di tensione perché, accanto alla sedia di Erdogan, ce n'era solo un'altra. Il colloquio, che aveva l'obiettivo di rilanciare i rapporti tra Turchia e Unione europea, è iniziato dopo un attimo di esitazione, perché su quella poltrona si è seduto Michel, lasciando in piedi la presidente della Commissione chiaramente interdetta. Poi Von der Leyen si è seduta sul divano, mentre le foto dell'accaduto facevano il giro del mondo.

La condanna del gesto è arrivata unanime da parte di tutto il mondo occidentale, come la solidarietà espressa alla presidente Von der Leyen e le accuse contro Erdogan, ma anche contro Michel. Il numero uno del Consiglio europeo, infatti, è stato criticato per non aver fatto nulla ed essersi seduto. Dopo l'accaduto c'è stata una ricerca per verificare i precedenti, visto che si era parlato di una priorità del ruolo di Michel: nel 2015 i predecessori nei due ruoli, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, entrambi uomini, si erano seduti entrambi al fianco di Erdogan, uno da un lato e uno dall'altro. Perciò l'atteggiamento è risultato ancora più grave e discriminatorio nei confronti di una donna, a poche settimane dal passo indietro della Turchia sul trattato di Istanbul.

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