Si è svolta in Senato l'informativa al Senato del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull'ultimo dpcm del 18 ottobre, in vigore fino al prossimo 13 novembre, con le nuove misure adottate per la nuova fase relativa all'emergenza epidemiologica da Covid-19. Domani il premier sarà invece alla Camera, alle 10. È possibile che il governo emani un nuovo provvedimento che prima della scadenza di questo decreto. Ma Palazzo Chigi per il momento frena, e spiega che tutto dipenderà dall'andamento della curva epidemiologica. Quel che è certo invece è che nelle prossime ore verranno adottate nuove misure a livello regionale, in territori in cui si riscontrano particolari criticità.

"L'evolversi della situazione epidemiologica ha reso necessaria l'adozione di un ulteriore dpcm in presenza di una recrudescenza del virus. Ho informato i presidenti delle Camere, preannunciando l'intenzione di venire a riferire il contenuto in Parlamento. Nei mesi successivi alla fase più acuta della pandemia non abbiamo mai abbassato la guardia. Siamo stati il Paese più prudente nelle riaperture. Ai cittadini si chiedono ancora una volta sacrifici, con riguardo alla socialità, nel tentativo di individuare un equilibrio tra diritto alla salute e gli altri diritti", ha detto Conte nel suo discorso.

"Massima precauzione, adeguatezza e proporzionalità, con l'obiettivo di proteggere la salute dei cittadini. Tutelare la salute significa difendere meglio il tessuto produttivo. Abbiamo definito le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. La correttezza di questa scelta, che rivendico come decisiva, è stata confermata dai dati economici più confortanti delle attese. La nostra economia sta dimostrando resilienza, come dimostrano la caduta del pil nel secondo trimestre più contenuta e indicatori decisamente positivi per il terzo trimestre. La decisione ci consente di evitare chiusura delle scuole e degli uffici pubblici. La strategia per contrastare la seconda ondata non può essere la stessa adottata in primavera. L'Italia è oggi in una situazione diversa: prima non avevamo mascherine, test diagnostici e terapie intensive a sufficienza. Oggi siamo più preparati. Permettetemi di ringraziare gli operatori sanitari che sono in prima fila in questa lunga battaglia e gli uomini e le donne della Protezione civile".

"Attualmente produciamo 20 milioni di mascherine chirurgiche al giorno, a breve arriveremo a 30 milioni. Distribuiamo anche 7 milioni di mascherine chirurgiche al giorno anche agli ospedali e alle forze di polizia. Dobbiamo mantenerci pronti a intervenire a livello regionale, qualora si verifichino situazioni di particolare criticità in specifiche aree della Regione, sempre d'intesa con il ministro della Salute, Decisivo il massimo coordinamento tra Stato e Regioni. Vi sono già alcune Regioni che hanno avviato la procedura per arrivare a varare misure più restrittive, come la Lombardia che ha completato il suo iter, e come la Campania. Ma non possiamo escludere ulteriori aggiornamenti da parte di altre Regioni. Dobbiamo evitare tutti spostamenti non necessari".

"Il nemico non è stato ancora sconfitto, circola ancora tra noi. Ma forti dell'esperienza della scorsa primavera dovremo rimanere concentrati. Il governo vuole mantenere un dialogo con il Parlamento e con i rappresentanti delle Regioni e degli enti locali", ha concluso il premier.

Cosa prevede il nuovo dpcm

Il nuovo decreto anti Covid prevede la possibile chiusura al pubblico delle strade o piazze nei centri urbani dove più si possono creare assembramenti, un blocco che può essere disposto a partire dalle 21. Resta naturalmente la possibilità per i cittadini che abitano in quelle zone di fare ritorno alle abitazioni o di accedere agli esercizi commerciali che possono rimanere aperti. Il testo prevede il divieto di organizzare sagre e fiere di comunità, e le attività convegnistiche e congressuali sono sospese, a meno che non siano svolte da remoto.

La scuola rimane aperta, con la possibilità di una riorganizzazione della didattica a distanza, ma solo per le scuole superiori, e tenendo conto dell’evoluzione del quadro pandemico; bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie chiudono dalle ore 24.00 alle 5.00 del mattino, a meno che i sindaci non stabiliscano un coprifuoco diverso. Il consumo è consentito al tavolo fino alle 24.00, oppure fino alle 18.00 se si consuma in piedi.